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Agricoltura 4.0, investimenti a 1,6 miliardi nel 2021 (+23%)

Secondo l’Osservatorio Agrifood, a livello mondiale si stima un giro d'affari dell'agritech di circa 15 miliardi di dollari. L’Italia è nella top ten per numero di start up ed è tra i leader per crescita di superfici coltivate

di Giorgio dell'Orefice

(AdobeStock)

3' di lettura

In agricoltura è in corso una rivoluzione tecnologica che negli ultimi anni è proseguita nonostante la pandemia spinta soprattutto dai miglioramenti promessi sul piano dell'efficienza e della sostenibilità. Negli ultimi due anni, infatti, in Italia gli investimenti in tecnologie di Agricoltura 4.0 sono esplosi passando da un fatturato di 540 milioni di euro nel 2019 agli 1,3 miliardi del 2020 per poi approdare a 1,6 miliardi di euro a fine 2021 con un ulteriore balzo del 23% in 12 mesi.

A livello mondiale si stima un giro d'affari dell'agritech di circa 15 miliardi di dollari e oltre 750 startup attive. In questo contesto l'Italia è nella top ten dei paesi che contano il maggior numero di startup.

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A guidare gli investimenti la spesa per macchine e attrezzature agricole nativamente connesse che coprono una quota di quasi la metà (il 47%) del mercato delle tecnologie di Agricoltura 4.0 e hanno registrato un progresso del 17%. A seguire il segmento dei sistemi di monitoraggio e controllo applicabili a mezzi e attrezzature agricole post vendita (35%).

È quanto emerge dal rapporto 2022 su Agricoltura 4.0 messo a punto dall'Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell'Università degli Studi di Brescia, presentata nel corso del webinar “Smart agrifood: raccogliamo i frutti dell'innovazione digitale!”.

Tra i progressi registrati dalla ricerca c'è l'incremento, in Italia, delle superfici coltivate con strumenti di Agricoltura 4.0 che nel 2021 hanno toccato il 6% del totale, il doppio dell'anno precedente. «Il 60% degli agricoltori italiani – si legge nella ricerca – utilizza almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, +4% rispetto al 2020, e oltre quattro su dieci ne utilizzano almeno due, in particolare software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine. Si segnala anche la crescente attenzione ai sistemi di analisi dei dati e supporto delle decisioni, confermata dal 26% di aziende agricole che prevede investimenti in questo ambito per il prossimo futuro».

Un ruolo chiave nel favorire gli investimenti è rivestito dagli incentivi, in particolare dalle agevolazioni dei Programmi di Sviluppo Rurale e dal Piano transizione 4.0: tre quarti delle aziende agricole hanno impiegato almeno un incentivo di Agricoltura 4.0. L'84% ne sostiene il ruolo chiave sulle scelte di investimento, nel senso che gli incentivi hanno consentito di anticipare gli investimenti (ne è convinto il 44% delle aziende), di investire in più soluzioni (20%) o in una soluzione più costosa (20%). Anche se non mancano le criticità, in particolare l'eccesso di burocrazia e incentivi non del tutto mirati alle esigenze delle aziende agricole.

«Sempre di più gli attori della filiera agroalimentare riconoscono le opportunità ed i benefici dell'innovazione digitale che oggi rappresenta una leva strategica per la resilienza e la competitività del settore – spiega Andrea Bacchetti che dirige l'Osservatorio Smart AgriFood insieme con Chiara Corbo -. Lo certifica l'importante crescita del mercato e della superficie coltivata con strumenti di Agricoltura 4.0, sostenute certamente dagli incentivi fiscali legati al credito d'imposta, che in particolare hanno contribuito al rinnovo del parco macchine, ma avrebbero potuto avere un impatto ancora maggiore se fossero stati pensati specificatamente per il settore agricolo. La Smart Agrifood ha compiuto molta strada, ma molta ne resta da percorrere, a cominciare dalla necessità di aumentare la superficie coltivata con le nuove tecnologie e il ricorso ad applicazioni che integrino i diversi stadi della catena del valore».

«Sempre più centrale sarà il ruolo dei dati – aggiunge Chiara Corbo - e la loro valorizzazione lungo tutta la filiera. E del resto, l'indagine sui consumatori finali conferma che gli italiani sono sempre più attenti alla tracciabilità e alle caratteristiche di ciò che mettono nel piatto. E, in questa linea, il settore agroalimentare continua a guardare con forte interesse alle tecnologie blockchain. Ma sarà necessario incrementare la cultura digitale e la fiducia nelle potenzialità delle tecnologie. Oggi, infatti, solo una minoranza degli italiani impiega in modo sistematico strumenti digitali per informarsi su ciò che acquista e meno della metà di quelli che conoscono la blockchain hanno fiducia nelle sue potenzialità per la sicurezza».

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