innovazione

Agricoltura 4.0: Tim riparte dai vigneti del Barolo

Prima tappa del progetto per portare la Internet of things (IoT) nelle campagne - La digitalizzazione delle campagne inizia dai sensori meteo

di Micaela Cappellini

Le installazioni tecnologiche nella vigna della cantina Voerzio Martini della Morra, nel Barolo

3' di lettura

Per 12,5 ettari di vigne sulle preziose colline del barolo, a La Morra, bastano cinque o sei sensori: come una sofisticata colonnina meteo, rilevano dati come la direzione del vento, l’umidità del suolo oppure il punto di rugiada. Poi, grazie al 5G, trasmettono tutto sul tablet di Mirko Martini. Che interpreta i grafici e sa quanti trattamenti fitosanitari deve dare alle sue viti, oppure quanta acqua. Con un notevole risparmio di prodotti e di manodopera (nella foto, le installazioni tecnologiche della vigna della cantina Voerzio Martini della Morra, nel Barolo).

Alla Cantina Voerzio Martini, l’agricoltura 4.0 è sbarcata a settembre, in piena vendemmia 2020. È qui che la Tim ha messo - letteralmente - a terra il suo primo esperimento concreto per la digitalizzazione delle aree rurali. È la prima tappa del progetto Tim Smart Agriculture per portare le innovazioni e i vantaggi dell’Internet of things nelle campagne italiane, per diffondere i quali il colosso della telefonia ha fatto già due importanti accordi con le associazioni degli agricoltori, uno con Coldiretti e l’altro con Confagricoltura.

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Le esigenze del territorio
«Di agricoltura di precisione, nel Barolo, se ne sentiva parlare già da un po’», racconta Mirko Martini, che insieme alla sorella ha rilevato questa piccola cantina e le vigne dei Voerzio nel 2015 e ora produce 60mila bottiglie a marchio ogni anno, più altrettante di vino sfuso. Di sensori per rilevare pioggia e umidità, insomma, su queste colline se ne vedono già parecchi: «La differenza rispetto al sistema che ho io - spiega Mirko Martini - è che per accedere a questi servizi devi rivolgerti a uno studio di agronomi. Loro installano la tecnologie, loro raccolgono i dati e poi ti forniscono, a pagamento, il servizio di consulenza su come ottimizzare l’intervento nei campi. Il modello Tim, invece, prevede direttamente la fornitura dei dati». Insomma, si salta un passaggio.

I dettagli della piattaforma Tim
Michele Gamberini, Chief Technology & Information Officer di Tim, conferma. «La nostra è una piattaforma che mette in grado direttamente il cliente di utilizzare le applicazioni. L’approfondimento delle conoscenze vitivinicole viene fatto preventivamente, la parte consulenziale è già inclusa nella piattaforma». Per il resto, Tim utilizza app e tecnologia sviluppata dai suoi partner: come Olivetti, digital farm del gruppo Tim per le soluzioni Iot, Seikey per i droni e Auroras per i sensori. Ma il cuore del sistema resta il 5G, con i dati che vengono analizzati attraverso l’intelligenza artificiale. Al momento, quello di Tim è un esperimento e ancora un’offerta commerciale vera e propria non c’è. «Saremo pronti nel 2021 - dice Gamberini - in Italia siamo i primi ad offrire un servizio di questo genere, e questo perché per offrire certe applicazioni bisogna avere una rete. Ma tutti i grandi operatori telefonici, nel mondo, si stanno muovendo in questa direzione».

Risultati a medio termine
A quanto ammonterà esattamente il risparmio, nelle vigne della cantina Voerzio, è forse ancora presto per dirlo: «L’installazione dei sensori è avvenuta solo alla fine di settembre - racconta Mirko Martini - posso però già dire che, quando si lavora in biologico, bisogna trattare le piante quasi dopo ogni pioggia. E da settembre a oggi abbiamo già risparmiato un paio di trattamenti».

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