Norme

Agricoltura bio, Ddl approvato dal Senato. Verso il marchio «Biologico italiano»

Solo un no e un astenuto, ora il testo passa alla Camera. Apprezzamento dalle associazioni del settore per la tutela del made in Italy e dei distretti.

di Emiliano Sgambato

(VanderWolf Images - stock.adobe.com)

4' di lettura

Il Senato ha approvato il Ddl sul biologico, che detta disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. I sì sono stati 195, un no e un astenuto. Il provvedimento ora torna all'esame della Camera, dove, auspicano le associazioni di settore, si spera possa essere approvato definitivamente visto il largo consenso raccolto.

Cosa prevede il disegno di legge

Il Ddl, tra le altre misure, istituisce il marchio “Biologico italiano” di cui potranno fregiarsi «i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana». La principale modifica introdotta da Palazzo Madama è stato un articolo aggiuntivo, contenente una delega al governo per emanare entro 18 mesi uno o più decreti legislativi per «procedere a una revisione della normativa in materia di armonizzazione e razionalizzazione sui controlli per la produzione agricola e agroalimentare biologica». Questi decreti legislativi dovranno «provvedere a migliorare le garanzie di terzietà dei soggetti autorizzati al controllo, eventualmente anche attraverso una ridefinizione delle deleghe al controllo concesse dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e a rivedere l'impianto del sistema sanzionatorio connesso».

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L'unico punto che ha diviso l’Aula del Senato è stata l'equiparazione, prevista dal testo, dell'agricoltura biodinamica a quella biologica. La senatrice a vita Elena Cattaneo ha presentato due emendamenti, poi bocciati, per espungere tale equiparazione.

La legge prevede inoltre l’istituzione di distretti biologici che consentano di sviluppare l'agricoltura e l'economia dei territori rurali e di adottare un Piano nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell'approccio agroecologico.

Un settore all’avanguardia

Il biologico italiano è all’avanguardia in Europa, grazie a una superficie agricola utilizzata del 15,8%, contro una media europea del 7,8%. E negli ultimi 10 anni ha fatto registrare trend di crescita a doppia cifra: le superfici bio in Italia, circa 2 milioni di ettari, sono aumentate del 79%, mentre le aziende bio, che attualmente sono oltre 80.000, del 69%.

A doppia faccia il quadro dal punto di vista dei consumi: se da un lato secondo gli ultimi dati Ismea i consumi domestici di alimenti biologici hanno toccano la cifra record di 3,3 miliardi di euro, dall’altro gli ultimi dati diffusi da Assobio mostrano come siamo fanalino di coda in Europa per valore della spesa.

Federbio: la Camera approvi in tempi rapidi

«Siamo particolarmente soddisfatti per l'approvazione in Senato della legge sull'agricoltura biologica, che stavamo aspettando da oltre 15 anni. Si sblocca finalmente una norma attesissima – è il commento di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – da tutto il mondo del biologico e dai cittadini, la cui domanda di un cibo sano, prodotto nel rispetto dell'ambiente, è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni. Adesso occorre che la Camera approvi in via definitiva il provvedimento in tempi rapidi, per riuscire così a cogliere tutte le opportunità di questa fase di cambiamento strategico per i sistemi agricoli e alimentari nel nostro Paese e in tutta Europa. Infatti, nonostante questa legge sia rimasta ferma così a lungo, arriva proprio nel momento giusto: a distanza di poco tempo dall'adozione del Piano d'azione europeo per il biologico, redatto in attuazione della Strategia Farm to Fork, e all'avvio del percorso di stesura del Piano Strategico Nazionale della Pac».

FederBio giudica «estremamente positiva» anche la delega al Governo per la revisione e razionalizzazione della normativa sui controlli, che rafforza il sistema delle verifiche all'insegna di una maggiore trasparenza grazie anche all'impiego di piattaforme digitali e alla semplificazione delle norme.

«Il Piano Strategico italiano – continua Mammuccini– deve puntare su obiettivi ambiziosi di crescita del biologico e attivare tutti gli strumenti necessari per raggiungerli, sia in termini di aumento della produzione agricola che in termini di crescita della domanda di prodotti bio da parte dei cittadini, per favorire l'incremento della produzione e dei consumi. Per il nostro Paese il biologico rappresenta un'opportunità strategica per contribuire alla transizione ecologica, alla valorizzazione del territorio rurale e a creare spazi innovativi per giovani e donne che vogliano lavorare in agricoltura».

Made in Italy tutelato con più controlli

Soddisfatta anche Coldiretti: «Il provvedimento prevede tra l'altro – spiega una nota – anche l'impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti».

«I tassi di crescita delle importazioni bio più rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%). Una vera e propria invasione che – conclude la Coldiretti – rende ancora più urgente dare la possibilità di distinguere sullo scaffale i veri prodotti biologici Made in Italy ma anche rafforzare i controlli sui cibi bio importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei, fornendo una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork del New Green Deal che punta ad avere in futuro almeno 1 campo su 4 (25%) coltivato a bio in Italia».

Per Cia-Agricoltori Italiani e Anabio, la sua associazione per la promozione del biologico, «finalmente l'Italia può dirsi più vicina a un ruolo da protagonista nel settore su scala globale, forte di una leadership ampiamente riconosciuta a livello Ue e internazionale, in termini di produzione, superfici, consumi e valore dell'export». L’attuale testo «può considerarsi coerente con la nuova legislazione comunitaria di riferimento e costituisce, quindi, la forma più avanzata per consentire al biologico italiano di produrre valore per il Paese, di recepire le esigenze dei cittadini, di essere coerente con le diverse strategie Ue».

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