La guerra in Ucraina

Agricoltura, Bruxelles libera 4 milioni di ettari contro l’emergenza forniture

La deroga temporanea ai vincoli ambientali della Pac in Italia riguarda 200mila ettari ma con un impatto limitato a mais e soia

di Alessio Romeo

Profughi, energia e agroalimentare. Le misure Ue

3' di lettura

Il via libera dell’Unione europea alla coltivazione dei terreni agricoli inutilizzati per la produzione di cereali e colture proteiche per far fronte all’allarme forniture dovuto alla crisi ucraina sblocca potenzialmente 4 milioni di ettari a livello europeo, di cui 200mila in Italia.

Deroga non valida per il grano

La deroga approvata dalla Commissione europea nell’ambito del “pacchetto Ucraina” per il settore agricolo riguarda tutte le aziende, obbligate dalle regole della Politica agricola comune a lasciare obbligatoriamente a riposo, ogni anno, una quota pari al 5% della superficie aziendale, eredità del vecchio set-aside applicato ai soli cereali, ed è stata decisa per scongiurare la carenza di approvvigionamenti di materie prime chiave per l'industria alimentare di cui l’Europa, e l’Italia soprattutto, è fortemente deficitaria. Ma, come ha chiarito l’esecutivo Ue, non si applicherà alle semine invernali dei cereali, come grano tenero e duro che in Italia si piantano a novembre. Salvo nuove valutazioni alla luce dell'evolversi della crisi infatti la Commissione ha specificato che torneranno a valere le regole più stringenti oggetto dell'attuale deroga.

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Per l’Italia impatto su mais e soia

In Italia quindi l’impatto della decisione riguarderà principalmente mais e soia, che si seminano in primavera e di cui il nostro paese è deficitario almeno al 50%, nel caso del mais, e ben oltre l'80% per la soia. Dall’Ucraina in particolare l'Italia importa il 5% del grano tenero, il 15% di mais - il cui tasso di autoapprovvigionamento è sceso drasticamente negli ultimi 10 anni - e il 40% di olio di semi. Sui benefici potenziali della deroga Ue pesano anche le incertezze legate alla disponibilità di fertilizzanti - di cui la Russia è il principale esportatore mondiale - e, soprattutto al Nord, alla carenza idrica. Il reale impatto della decisione europea resta quindi tutto da valutare, alla luce delle scelte aziendali alla vigilia delle semine primaverili.

Nel caso del grano, tenero e duro, il deficit dell’Italia è pari rispettivamente al 60% e al 40% circa. Russia e Ucraina rappresentano poco meno del 30% del mercato mondiale e il governo di Kiev ha già fatto sapere che dei 15 milioni di ettari investiti mediamente nel paese, quest'anno ne saranno seminati, verosimilmente, meno della metà.

La riserva anti-crisi: sbloccati 500 milioni

Anche l’impatto dell'altra decisione formalizzata dal collegio dei commissari, relativa allo sblocco dei 500 milioni della riserva anticrisi della Pac, rischia di essere limitato. Il fondo è alimentato infatti da una trattenuta sugli aiuti diretti agli agricoltori che alla fine dell’anno - come accade puntualmente - sarebbe comunque tornato nella disponibilità del bilancio agricolo. In tempi stretti, entro maggio, gli Stati membri dovranno comunicare a Bruxelles quali settore saranno interessati dalle risorse del fondo (che per l'Italia vale circa 48 milioni), che dovranno essere erogate entro settembre. Inoltre, in questa partita di giro, il cofinanziamento nazionale al 200% previsto dalla misura è facoltativo, con il rischio di creare potenziali sperequazioni tra gli agricoltori dei diversi Stati membri.

Lo stoccaggio privato per le carni suine

L’unico intervento non a costo zero per le casse Ue è lo stoccaggio privato per le carni suine, misura rientrata nel pacchetto Ucraina ma in discussione da mesi a Bruxelles vista la crisi in cui versa il settore e soprattutto dopo il blocco dell’export tedesco in Cina per il diffondersi della peste suina africana. E, va ricordato, sempre osteggiata dalla Commissione proprio per l'alto costo sul bilancio Ue. Nel 2014, in occasione dell’invasione Russa della Crimea, fu mobilitato a tutela del settore agricolo colpito dalle ritorsioni di Mosca alle sanzioni Ue, un fondo anticrisi da 1 miliardo, reperito nelle pieghe dei capitoli extra-agricoli del bilancio Ue.

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