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Agricoltura: crescono giovani, donne e attività connesse

Agriturismo, fattorie didattiche, iniziative sociali, escursioni e sport sono in espansione: rafforzano così i ricavi aziendali e contrastano lo spopolamento delle aree rurali

di Giorgio dell'Orefice

Nella riorganizzazione agricola si registrano ricambio generazionale e una crescita femminile che assume posizioni di leadership piuttosto che forma di forza lavoro generica

3' di lettura

Crescono in agricoltura le imprese al femminile e quelle condotte da giovani, aumenta la dimensione media delle aziende agricole che si avvicina ai 12 ettari per effetto del calo del numero delle imprese attive (dimezzato in quarant’anni con un’accelerazione nell’ultimo decennio) che è avvenuto a un ritmo molto maggiore rispetto alla flessione delle superfici coltivate (-20%). Aumenta il tasso di professionalizzazione degli imprenditori come il ricorso alla manodopera esterna al nucleo familiare e – soprattutto – la differenziazione dell’offerta grazie alle attività connesse come l’agriturismo. Sono queste le principali novità del nuovo censimento agricolo Istat, da sempre vera preview del censimento generale della popolazione, e che da quest’anno sarà trasformato da decennale in annuale. Tutti i numeri e le principali novità del Censimento Agricolo Istat, resi noti in un webinar il 28 giugno.

«L’agricoltura italiana – spiega il responsabile del servizio statistiche e rilevazioni sull’agricoltura dell’Istat, Roberto Gismondi – nell’ultimo decennio ha recepito forti spinte innovative. La necessità di riorganizzare le filiere produttive per accrescere la produttività e mantenere le quote di mercato, l’introduzione di tecnologie sempre più avanzate per la gestione della produzione, la necessità di contenere l’impatto sull’ambiente sono alcuni dei fattori che hanno spinto le aziende italiane verso nuove frontiere, favorendo il processo di concentrazione imprenditoriale. Numerosi i casi di riorganizzazioni interne (fusioni, scorpori), avviate per migliorare l’efficienza aziendale e accrescere la produttività. Alla riorganizzazione produttiva si sono associati il ricambio generazionale e una tendenza del genere femminile ad assumere posizioni di leadership in azienda piuttosto che a contribuire nella forma di forza di lavoro generica, come in passato. Tutti elementi che configurano l’agricoltura italiana come un settore sempre meno “residuale” e sempre più orientato a un modello di gestione integrato, in cui l’azienda è il primo anello della catena produttiva che porta il prodotto fino al consumatore finale».

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Altro tangibile segnale di cambiamento registrato nell’ultimo decennio è la crescente tendenza a esternalizzare la forza lavoro abbandonando un modello basato sulle attività a gestione familiare.

«La crisi pandemica – ha aggiunto Gismondi – ha velocizzato alcuni processi di modernizzazione del mondo agricolo. La spinta verso la digitalizzazione e l’innovazione sta sempre di più caratterizzando gran parte delle aziende italiane, contribuendo anche a ridurre il gap Nord-Sud. La vera domanda ora è capire se la spinta innovativa deriva più dalla necessità di rimanere nel mercato oppure di essere più competitivi. Il settore agricolo nel 2020 ha fornito segnali contrastanti: in Europa se l'Italia è al primo posto per livelli di valore aggiunto generato dalle attività primarie, tuttavia, ha registrato rispetto al 2019 una flessione della produttività del lavoro agricolo superiore alla media Ue (-4,8% contro -4% in media). Resta inoltre un pesante divario in termini di redditività pro capite tra aziende grandi e quelle più piccole».

I dati che saranno resi noti dall’Istat avvaloreranno inoltre un sentiment diffuso negli anni pandemici: quello relativo alla resilienza delle attività agricole che solo in piccola parte (un’azienda su cinque) ha dichiarato di aver subito conseguenze negative a causa della pandemia. E questo grazie al fatto che l'agricoltura è stata assoggettata a misure meno restrittive di altri settori per garantire la produzione agricola di base.

Altro trend consolidato che è emerso nell’ultimo decennio è la differenziazione dei servizi offerti dalle imprese agricole grazie al fenomeno delle attività connesse (iniziative che in funzione del loro stretto legame con la produzione agricola sono assoggettate al medesimo regime fiscale agevolato). Vera e propria superstar in questo campo è l’agriturismo offerto da quasi il 40% delle aziende che praticano attività connesse. «Agriturismo, fattorie didattiche, agricoltura sociale, escursionismo oltre alle pratiche sportive – continuano all’Istat – rappresentano un fenomeno in espansione in grado di mettere in sicurezza i ricavi aziendali e contribuire alla tutela del territorio contrastando lo spopolamento delle aree rurali».

«Per poter monitorare costantemente l’evoluzione in atto – conclude Gismondi - servono numeri e soprattutto indicatori quantitativi in grado di misurare i vari aspetti del modo agricolo. La logica del “censimento permanente dell'agricoltura”, promosso da Istat, è proprio quella di garantire la produzione, su scala annuale, di un set minimo di indicatori strutturali in grado di seguire l’evoluzione del settore primario. Altri indicatori, più legati alle scelte aziendali, ai metodi di produzione adottati ed alle caratteristiche del conduttore e della forza lavoro utilizzata, verranno da indagini statistiche specifiche realizzate su scala invece triennale».

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