ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCambiamento climatico

Agricoltura, danni per 6 miliardi a causa del caldo anomalo

La Coldiretti stima una perdita della produzione del 10% da inizio anno. Nel 2022, la temperatura è stata superiore di un grado rispetto alla media storica, mentre le precipitazioni sono state un terzo in meno

(laura colm/EyeEm - stock.adobe.com)

2' di lettura

In Puglia tornano a fiorire i ciliegi, mentre in Veneto spuntano le mimose e le nespole. Il cambiamento climatico sta stravolgendo le coltivazioni e le fioriture, causando danni ingenti all’agricoltura, soprattutto perché la tendenza alla tropicalizzazione del clima si associa a manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense. Tutto questo compromette le coltivazioni, con ingenti perdite delle produzioni agricole e danni alle strutture, al punto che Coldiretti stima che da inizio anno si è perso il 10% della produzione, con perdite superiore a 6 miliardi di euro. Rielaborando i dati Isac Cnr, l’associazione stima che il 2022 si sta rivelando l’anno più caldo dal 1800: la temperatura è infatti superiore di quasi un grado rispetto alla media storica, mentre le precipitazioni sono un terzo in meno. Con il clima mite, inoltre, i parassiti sono rimasti attivi e attaccano più facilmente le colture ancora in campo, come avviene peraltro nelle città dopo sono ancora diffuse zanzare e mosche.

Le fioriture anticipate che sono state monitorate da Coldiretti «sono pericolose perché c’è il rischio reale di esporle all’annunciato arrivo del maltempo con l’abbassamento delle temperature e la conseguente diminuzione del potenziale produttivo delle coltivazioni.L’anomalia climatica ha fatto peraltro scattare l’allarme siccità per tutte le colture in campo con gli imprenditori agricoli che stanno intervenendo addirittura con irrigazioni di soccorso per non compromettere le coltivazioni, dai kiwi prossimi alla raccolta al radicchio, dai carciofi alle cime di rapa fino agli altri ortaggi lungo tutta la Penisola».

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A preoccupare gli imprenditori agricoli sono anche i terreni completamente secchi che impediscono le tradizionali semine autunnali dei cereali come il grano mentre lo shock termico sta facendo maturare in contemporanea verdure come cime di rape, cicorie e finocchi con conseguente calo dei prezzi in campo. Danni anche per l’uva da tavola non ancora raccolta sotto i tendoni, dove le temperature raggiungono picchi troppo alti per garantire la conservabilità del prodotto.


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