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Agricoltura e Green Deal: «Italia avanti su lotta agli sprechi e ai gas serra»

L’Osservatorio per la 114esima edizione di Fieragricola (a Verona dal 29 gennaio al 1° febbraio): l’Italia è in anticipo sugli obiettivi fissati dalla Ue

di Giorgio dell'Orefice


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(Agf)

3' di lettura

Alla vigilia del Green Deal europeo, l’agricoltura italiana sfata molti luoghi comuni e si scopre in forte empatia con la rivoluzione sostenibile a emissioni zero voluta da Bruxelles. Non solo, l’Italia è per una volta in anticipo rispetto ad altri partner Ue sul fronte degli obiettivi green fissati dalla Commissione Ue.

L’Italia è infatti in Europa il Paese con i cibi più sani e sicuri, il più attento agli sprechi e alle emissioni di gas serra, senza contare che negli ultimi 10 anni l’Italia ha ridotto l’utilizzo della chimica nei propri campi con punte del 50% in favore di un'agricoltura più biologica, la prima in Europa per seminativi e colture permanenti.

È quanto emerge dal report presentato a Roma dall'Osservatorio Fieragricola-Nomisma in occasione della presentazione della 114ma edizione della rassegna (a Verona dal 29 gennaio al 1° febbraio).
«La valenza ambientale delle nostre campagne e le potenzialità dell’agricoltura italiana in termini di sostenibilità sono ancora poco conosciute – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Il trust verde della nuova agricoltura rappresenta uno degli assi portanti in grado di contribuire in modo decisivo alla transizione verso le emissioni zero della rivoluzione economica che ci apprestiamo ad affrontare. Un passaggio epocale, nel quale Fieragricola sarà ancora una volta monitor e interprete».

Riguardo alla comunicazione dello scorso 11 dicembre della Commissione sul “Green Deal Europeo” della quale saranno pubblicati entro la prossima primavera gli assete strategici, va detto che alcune linee direttrici sono fin da ora chiare: l’agricoltura europea dovrà puntare a costruire un'economia circolare basata su un sistema alimentare sano, equo e rispettoso dell'ambiente.

E in questa ottica dallo studio realizzato dall'Osservatorio Fieragricola-Nomisma è emerso come l'agricoltura italiana, sia già in vantaggio su più di uno dei paradigmi cardine: a cominciare dalla salubrità e sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell'autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania.

Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell'ultimo decennio. Non solo il Belpaese detiene anche il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent'anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea.

Su molti aspetti l'Italia in funzione del futuro Green Deal Europeo appare quindi in vantaggio, anche se non mancano alcuni punti di debolezza. In particolare secondo l'indagine Fieragricola-Nomisma problematica è ad esempio la gestione del fattore acqua, con il Belpaese fanalino di coda nel rapporto prelievi/risorse idriche, dove l'agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo. Un problema strutturale da mitigare attraverso sistemi intelligenti di gestione – come l'irrigazione di precisione – al pari dei consumi di energia da fonti rinnovabili che nel primario rappresenta solo il 2% dei consumi totali.
Gravosi infine, e sempre più nemici della preservazione del territorio e dell'ambiente, i fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% solo negli ultimi 30 anni.

«I grandi sforzi compiuti dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività rispettosa dell'ambiente è evidente – ha commentato il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini –. La sostenibilità ambientale però non va scollegata da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. E da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi».

Per approfondire:
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