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Agricoltura e turismo chiedono più stagionali

Per le aziende sono necessari almeno 200mila ingressi. Pratiche 2021 ancora in ritardo

di Bianca Lucia Mazzei

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3' di lettura

La stagione estiva è agli sgoccioli, ma l’assunzione dei lavoratori stagionali extra Ue nell’agricoltura e nel turismo, prevista dal decreto flussi 2021 varato alla fine dello scorso anno (Dpcm 21 dicembre 2021), continua a procedere a rilento. Il fabbisogno di manodopera però resta molto alto. Tanto che le associazioni imprenditoriali, per il decreto flussi 2022, intendono chiedere un netto incremento di ingressi: 100mila è l’esigenza indicata sia per l’agricoltura, sia per il turismo (sempre che l’arrivo di una forte crisi economica non li costringa a rivedere le stime), contro i 42mila complessivi previsti dal decreto 2021.

Le imprese chiedono più ingressi

Esigenze che, se accolte, porterebbero gli ingressi ai livelli del 2006-2007, quando i decreti flussi prevedevano l’arrivo di 240-250mila lavoratori annui. Valori crollati dopo la crisi economico-finanziaria del 2008, fino ai 60mila ingressi del 2011 e poi ancora scesi negli anni successivi fino ad arrivare alla quota fissa di 30.850 lavoratori dal 2015 al 2020.

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Un trend che già il decreto flussi 2021 ha invertito, portando gli ingressi a 69.700 (42mila stagionali e 20mila non stagionali per autotrasporto, edilizia e turismo). Ma la richiesta di lavoratori da parte delle imprese era stata più alta: oltre 98mila ingressi per gli stagionali e 205mila totali.

Impasse burocratiche hanno però fortemente rallentato le assunzioni, tanto che a inizio giugno i nulla osta consegnati per gli stagionali erano solo 4.878 e i visti di soggiorno 556. E, anche se con lentezza, la situazione ha cominciato a sbloccarsi solo in estate (si veda Il Sole 24 Ore del Lunedì del 25 luglio).

«Abbiamo un enorme bisogno di manodopera e i ritardi del decreto 2021 hanno provocato forti problemi», dice Romano Magrini, responsabile lavoro e immigrazione di Coldiretti. «L’edilizia - continua - con il boom del 110% ha fatto man bassa di lavoratori. Oggi, su circa un milione e 150mila lavoratori totali del settore, gli stranieri sono 350mila, in gran parte (180-200mila) extra-europei. Per il nuovo decreto flussi chiederemo almeno 100mila stagionali».

In difficoltà anche il turismo

In forte difficoltà anche il settore turistico-alberghiero. «Trovare personale disponibile la sera o nei week end è stato complicatissimo», dice Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria. «Molti alberghi e ristoranti - prosegue - hanno sfruttato le strutture al 50% per mancanza di personale. L’offerta stagionale è poco competitiva rispetto a situazioni di sostegno al reddito e il decreto flussi 2021 non ha aiutato. Per il prossimo anno chiederemo più di 100mila ingressi ma servono tempi veloci e un raccordo tra domanda e offerta. A maggio le aziende devono sapere su quanti lavoratori possono contare».

Ridotti i tempi per nulla osta e visti

Per rendere più rapide le procedure, il Dl 73/2022 ha tagliato i tempi per il nulla osta (da 60 a 30 giorni) e per il visto (da 30 a 20 giorni). Ha inoltre affidato alle organizzazioni datoriali più rappresentative, a consulenti del lavoro, avvocati e commercialisti la verifica del rispetto del contratto e della congruità della domanda, prima effettuata dagli ispettorati del lavoro.

«Ci aspettiamo che i termini previsti dalla legge diventino effettivi», continua Romano Magrini. «I lavoratori devono arrivare quando le aziende ne hanno bisogno».

Impossibile fare entrare autisti

Impasse totale per l’autotrasporto in conto terzi, settore incluso fra quelli ai quali il decreto flussi 2021 destina 20mila ingressi non stagionali. «Per un corto circuito normativo non possiamo far entrare autisti, dei quali abbiamo un enorme bisogno», spiega Giuseppina Della Pepa, segretario generale di Anita, Associazione nazionale imprese dei trasporti. Le norme Ue, oltre alla patente, richiedono anche la Carta di qualificazione del conducente (Cqc) che gli autisti extra Ue non hanno. «Non possono entrare perché non la posseggono - aggiunge Della Pepa - ma non possono neanche conseguirla nei Paesi d’origine. Non è un problema solo italiano, ma chiediamo di far entrare gli autisti che provengono da Paesi che prevedono una qualifica aggiuntiva alla patente e di permettergli di lavorare durante il periodo necessario a conseguire la Cqc».

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