Valle d’Aosta

Agricoltura e zootecnia in crisi: calo medio del fatturato del 30%

Imprese agroalimentari a rischio per il Covid. A dicembre oltre il 95% di turisti in meno. Gasco (Coldiretti): nelle cantine il 30% di scorte di vino in più. Champion (Cia): crollato prezzo vitelli

di Carlo Andrea Finotto

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 Il comparto agroalimentare in Valle d’Aosta conta circa 1.400 imprese secondo i dati della Camera di commercio. Si va dall’orticoltura, ai frutteti, dal vino alla fontina, dal miele alla zootecnia

3' di lettura

È un conto salato quello che sta pagando l’agricoltura valdostana al lungo anno di covid. Le aziende del settore potrebbero aver subito un calo medio del fatturato pari a circa il 30%.

Si tratta di una stima, ma attendibile perché arriva dalla Coldiretti regionale, che rappresenta circa l’80% delle 1.400 aziende iscritte alla Camera di commercio (di cui 7-800 con un giro d’affari rilevante). L’organizzazione si occupa della contabilità di 600 aziende, tra le più strutturate: di qui il calcolo sull’impatto della pandemia. «Ma ci sono anche situazioni più pesanti, con cali di fatturato tra il 70 e l’80% nel caso degli agriturismi» spiega il direttore della Coldiretti Valle d’Aosta Elio Gasco che precisa: «I comparti più colpiti sono sostanzialmente quelli che fanno riferimento a ristorazione, alberghi e agriturismi: il vino, la vendita diretta di prodotti alimentari, la trasformazione. Altre realtà hanno resistito meglio, come accaduto in parte alla zootecnia da latte anche grazie al sistema cooperativo che funziona. Ma se emergenza e restrizioni proseguiranno ancora a lungo il rischio è che l’onda lunga della crisi, con la riduzione della capacità di spesa e dei consumi delle persone, possa colpire anche le aziende che fino a oggi se la sono cavata».

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Le restrizioni anti-covid hanno portato a un crollo del turismo. Nel mese di dicembre 2020 (dati della Regione) si sono registrati cali del 96 (tra gli italiani) e 98% (stranieri) negli arrivi e del 95 e 99% nelle presenze.

L’analisi di Gasco trova riscontro anche nelle parole di Gianni Champion, vicepresidente della Cia delle Alpi: «Il Covid ha inciso soprattutto sulle aziende che riforniscono il settore della ristorazione e gli agriturismi, ma anche chi fa allevamento da latte. La ripercussione in questo caso comincia a vedersi ora, perché i magazzini sono pieni: se fino a oggi il prezzo del latte ha tenuto da domani è probabile che non sarà più così».

Quello delle scorte invendute è un problema che riguarda vino, fontina, miele (si veda altro articolo in pagina). «Nelle cantine ci sono 600mila bottiglie in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un incremento del 30%» rivela Elio Gasco. La Fontina «è una esclusiva della regione: fino ad ora risente di meno, ma il rischio è che a breve il mercato possa essere invaso da altri prodotti in concorrenza. Noi siamo caratterizzati da prodotti tipici di elevata qualità che potrebbero subire il dumping di produzioni esterne».

Questi sono anche i mesi dei parti e delle aste dei vitelli. E anche qui si avvertono effetti pesanti. «Prima del covid – dice Gianni Champion – i vitelli di 50 kg erano quotati dai 2 ai 6 euro al chilo. Oggi il punto più basso è arrivato anche a soli 50 centesimi. Adesso siamo un po’ risaliti ma siamo distanti dai livelli sostenibili: speriamo sia solo una fase di passaggio, altrimenti molte aziende sono a rischio ». Più in generale, aggiunge il vicepresidente Cia delle Alpi, «c’è da trarre un minimo conforto dalla considerazione che probabilmente le aziende che sopravvivono sono anche le più solide e strutturate».

Il ruolo di ogni realtà in una regione di montagna come la Valle d’Aosta, infatti, è fondamentale, come ricorda Elio Gasco: «Le aziende hanno un ruolo di presidio del territorio. Spesso sono proprio le piccole realtà a svolgere questo compito importante in territori di montagna come il nostro. È uno scenario che ci preoccupa». Non solo, secondo Gasco «la zootecnia sconta anche difficoltà antecedenti alla pandemia: limiti strutturali dovuti alla tipologia delle aziende che sono piccole o micro, agli elevati costi di produzione di chi opera in zone montane e alla difficoltà di trovare la giusta collocazione e il giusto prezzo sul mercato delle produzioni ottenute».

In questo contesto complicato anche le aziende più orientate alle esportazioni ne risentono: secondo il direttore della Coldiretti regionale infatti, le vendite oltre confine di vino, fontina e frutta hanno subito un rallentamento che può essere stimato tra il 10 e il 30%.

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