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Agricoltura rigenerativa, dalle risaie possibile il 30% in meno di gas serra

Progetto di Knorr e Parborizin collaborazione con ricercatori delle Università di Torino, Pavia, Milano per risparmiare l’acqua e migliorare la biodiversità

di E.Sg.

2' di lettura

Nelle risaie pavesi nasce un progetto pilota di agricoltura rigenerativa, avviato grazie alla collaborazione di Knorr e Parboriz con ricercatori e professori delle Università di Torino, di Pavia e di Milano e di Innova-techKnorr. L’obiettivo è adottare pratiche agricole innovative per ridurre fino a un terzo le emissioni dannose all’ambiente e, al contempo, migliorare la qualità dell’acqua e del suolo.

La riduzione delle emissioni è attesa attraverso l'adozione di pratiche agronomiche per la gestione dei terreni, come ad esempio le sommersioni invernali. Inoltre, il miglioramento della fertilità può essere ottenuto ad esempio attraverso la pratica del sovescio, cioè della tecnica che si basa sulla semina di una coltura in successione alla raccolta del riso e poi del suo interramento prima della coltivazione di un nuovo ciclo di riso.
L’aumento della biodiversità nell'ambiente della risaia sarà raggiunto attraverso una serie di interventi che permettano di incrementare la presenza di insetti impollinatori, di anfibi e di uccelli, in particolare degli uccelli acquatici.

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«A questo riguardo – spiega Edoardo Saluzzo, responsabile R&D di Innova-tech, partner del progetto – è fondamentale la corretta gestione della vegetazione presente sugli argini delle risaie insieme alla presenza costante di acqua, in alcuni solchi della risaia, durante la stagione vegetativa. Il principale obiettivo, in questo caso, è quello di favorire lo sviluppo dei cicli naturali, in modo da consentire alla natura stessa di sostenere e migliorare la produzione risicola».

II miglioramento della qualità dell’acqua – spiegano ancora i ricercatori – può essere ottenuto grazie ad una significativa riduzione dei residui dei prodotti utilizzati per la difesa del riso. Fondamentale per il raggiungimento del risultato sarà una meticolosa scelta ed uso dei prodotti stessi e un'adeguata gestione dell’acqua di risaia.

«Da questo progetto ci aspettiamo importanti risultati in termini qualitativi e quantitativi – commenta Aldo Ferrero, professore del dipartimento Disafa dell'Università degli studi di Torino e coordinatore scientifico del progetto –. Al termine della fase pilota, l'obiettivo è quello di ottenere una riduzione fino a circa il 30% delle emissioni di gas serra rispetto alle condizioni ordinarie di coltivazione. Ci aspettiamo anche di avere un importante aumento della presenza di uccelli acquatici, insetti impollinatori e anfibi. Riteniamo di poter ottenere i primi significativi risultati e la conferma del raggiungimento dei nostri obiettivi già tra fine di questo anno e l'inizio del prossimo».

L'approccio “rigenerativo” è alla base del grande obiettivo su scala globale che Knorr si è voluta dare da qui al 2025, e cioè «portare alimenti “buoni” per le persone e per il pianeta in 7 miliardi di piatti implementando 50 progetti di agricoltura rigenerativa – spiega una nota – che coinvolgeranno l'80% degli ingredienti chiave dei suoi prodotti entro i prossimi 4 anni».

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