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Agricoltura, la Sicilia rivendica il primato di imprese di giovani

di Nino Amadore

 La Sicilia registra il tasso più alto di imprese fatte da giovani

3' di lettura

Un settore che oggi vale 6,3 miliardi, pari al 7,7% del Pil della Sicilia, con 240,3 mila occupati e quasi 113 mila aziende. È la fotografia dell’agricoiltura siciliana scattata nel report del dipartimento dell’Agricoltura dell’assessorato regionale all’Agricoltura, sviluppo rurale e pesca della Regione siciliana guidato da Toni Scilla. Un report, quello redatto dal dipartimento guidato da Dario Cartabellotta, che fa il punto sull’andamento della spesa dei Fondi europei e che nel contempo sottolinea alcuni aspetti peculiari che caratterizzano l’agricoltura siciliana. Con un occhio, ovviamente, alle cose che restano da fare. Tenendo conto, intanto, della situazione che si è venuta a creare: «Il sistema ha subito l’impatto del Covid-19 che ha determinato: la riduzione della domanda agroalimentare del canale Horeca (hotel, ristoranti e catering); la riduzione della domanda di cibo dei turisti internazionali in Sicilia. In questo scenario difficile si è inserito il rialzo dei prezzi di materie prime e energia che sta mettendo seriamente a rischio la realizzazione degli investimenti e il normale funzionamento delle aziende agricole» si legge nel report. Partiamo intanto dall’andamento della spesa dei fondi europei a valere sulla programmazione 2014-2022 che poteva contare su una dotazione complessiva di 2,912 miliardi: al 31 dicembre 2021 i beneficiari sono stati 43.977; i pagamenti certificati erano 1,497 miliardi, vi erano decreti di finanziamento in emissione per 494,366 milioni, importi a bando per il 2022 per 110 milioni.

Uno degli elementi peculiari, ormai, è quello che riguarda il ritorno dei giovani in agricoltura stimolato anche dalle misure del Piano di sviluppo rurale finanziato con fondi Ue: «La Sicilia con 6.735 imprese condotte da Under 35 ha il primato nazionale di giovani agricoltori. Sono stati spesi 250 milioni con questo Psr per un totale di 1.750 agricoltori. E in questo contestro Nicosia con 56 giovani agricoltori, Corleone con 42 e Mussomeli con 38 sono i tre comuni siciliani , tutti in area interna, con il maggior numero di imprenditori insediati».

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Altro dato è quello che riguarda l’agricoltura biologica. La Sicilia, si legge nel report, conferma il primato nazionale con 427mila ettari dettinati ad agricoltura biologica cui sono stati destinati (al 31 dicembre 2021) 400 milioni di euro del Psr. Una delle missioni principali che si è data è la valorizzazione delle produzioni agroalimentari siciliane con un’attenzione verso i prodotti con valore ambientale (Bio), territoriale (Dop-Igp), culturale-antropologico (Savoir Fair, concetti di storici, antichi, tradizionali, eroici, pratiche locali tradizionali, arte bianca, etc) e differenziando e caratterizzando le produzioni in termini di qualità e di legami alla zona di produzione.

Sono sei gli obiettivi fissati per il 2022 dall’assessorato: «Valorizzare le identità territoriali della Sicilia al fine di rilanciare l'economia agricola e della pesca mediterranea; sviluppare uno stretto rapporto di collaborazione tra Regione e Comuni nell’elaborazione delle politiche dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea; identificare al meglio le esigenze territoriali ai fini della programmazione dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea; realizzare un sistema unico di promozione agricoltura, territorio e pesca mediterranea; costruire un circuito virtuoso istituzioni, imprese, scuole e cittadini; condividere risorse finanziarie, umane e strumentali in un quadro strategico di programma».

Una misura ritenuta importante è quella che riguarda i cosiddetti laghetti aziendali. L’obiettivo è la creazione o il miglioramento di bacini di accumulo, di piccola e media dimensione, per la raccolta e gestione dell'acqua a livello aziendale e interaziendale. «Saranno finanziati circa 350 progetti della graduatoria con i 35 milioni di euro a carico della Regione attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) – si legge nel report –. In un territorio come la Sicilia risulta strategico investire per valorizzare le risorse idriche naturali. I laghetti sono opere importanti anche per la lotta al dissesto idrogeologico».

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