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Agrisolare, rischia di fallire il decreto da 1,5 miliardi

Il provvedimento limita l’installazione dei pannelli fotovoltaici solo all’autoconsumo rendendo così l’investimento poco conveniente

di Alessio Romeo

 Nel caso di un’azienda agricola, per dare un ordine di grandezza, l’autoconsumo è mediamente di 15-20 Kilowatt rispetto a una potenza massima ammissibile di 500 per i progetti da incentivare

3' di lettura

L’introduzione del limite dell’autoconsumo per il finanziamento dei pannelli solari nelle imprese agricole rischia di frenare la diffusione delle energie rinnovabili nei campi. Il vincolo, assente nella prima bozza, è stato invece introdotto nel decreto per i bandi sul cosiddetto parco agrisolare per rispettare la normativa europea sugli aiuti di Stato. Ma solo per l’agricoltura e non per le imprese della trasformazione.

La misura prevista dal Recovery Plan mette a disposizione 1,5 miliardi per l’installazione dei pannelli fotovoltaici divisi tra imprese agricole (1,2 miliardi) e agroindustriali (300 milioni). Nel caso di un’azienda agricola, per dare un ordine di grandezza, l’autoconsumo è mediamente di 15-20 Kilowatt rispetto a una potenza massima ammissibile di 500 per i progetti da incentivare. Questi possono arrivare a un massimo di un milione (rispetto ai 250mila euro inizialmente previsti, con la possibilità quindi per un beneficiario di realizzare più interventi). I massimali di spesa, altra novità della versione finale, comprendono sia i pannelli che la rimozione dell’amianto, i sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica. Il cofinanziamento pubblico varia dal 40% al 50% con un incremento del 20% per interventi realizzati da giovani agricoltori o per investimenti collettivi (impianti a servizio di più agricoltori) , rispetto a percentuali inizialmente previste dell’65 e 90 per cento. Il 40% delle risorse è riservato ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

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Obiettivo della misura, indica il ministero, è sostenere gli investimenti per la realizzazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale, escludendo totalmente il consumo di suolo, tramite l’erogazione di un contributo che potrà coprire anche i costi di riqualificazione e ammodernamento delle strutture, con la rimozione dell’eternit e amianto sui tetti e migliorando coibentazione e areazione, anche al fine di contribuire al benessere degli animali. Il target finale da raggiungere è pari a 375mila Kw.

Per le aziende agricole gli investimenti sono però ammissibili unicamente se l’obiettivo è soddisfare il fabbisogno energetico dell’azienda e se la capacità produttiva non supera il consumo medio annuo di energia elettrica dell’azienda, compreso quello familiare. Il limite è ristretto quindi ai soli consumi elettrici e non il fabbisogno complessivo dell’impresa. Anche la vendita di energia elettrica è consentita nella rete purché sia rispettato il limite di autoconsumo annuale. Un limite che rischia di rivelarsi un boomerang anche per il raggiungimento degli obiettivi di spesa.

«Il decreto ha tradito le finalità del Pnrr e quanto promesso nella bozza di dicembre 2021» ,dice Nicola Daina, giovane imprenditore agricolo con centinaia di ettari tra Lombardia e Abruzzo destinati principalmente all’allevamento ovicaprino e di bovini, che con altri colleghi si era attivato per realizzare un business plan in vista del bando. Daina ha scritto al ministro Patuanelli per ricordare che «la misura era nata con un altro spirito, ovvero consentire anche la vendita di energia in rete. Mi domando quale sia l’azienda agricola in Italia che costruirebbe un impianto di 500 Kilowatt, investendo centinaia di migliaia di euro, solo per l’autoconsumo. Le aziende agricole necessitano di 15-20 kilowatt al massimo, forse le stalle arrivano a 30 ma non di più. È dunque insensato – scrive l'imprenditore – un bando che destina risorse per la costruzione di impianti fino a 500 Kilowatt col limite dell’autoconsumo. È come incentivare l’acquisto di una Ferrari col vincolo di utilizzare al massimo 10 litri di benzina all’anno».

La deroga per l’agroindustria sfrutta il regolamento sulle esenzioni nel campo degli aiuti di Stato. Ora il decreto è all’esame di Bruxelles: nell’auspicio degli operatori ci potrebbero essere possibilità di aggiustamento con un’interpretazione più estensiva al momento dell’emanazione dei bandi, per non perdere l’occasione di realizzare impianti più grandi in un momento di crisi energetica acuta.

Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, lancia un messaggio alla politica: «È chiaro che il limite dell’autoconsumo riduce le potenzialità della misura. Non possiamo derogare alle norme Ue, però di fronte allo scenario attuale che ci impone un aumento dell’efficienza energetica è importante utilizzare tutte le superfici che un’azienda ha a disposizione, sarebbe una misura di assoluto buonsenso. Paradossalmente incentiviamo i pannelli fotovoltaici a terra e poi non diamo spazio alla produzione più sostenibile come quella prevista dal parco agrisolare con i pannelli sui tetti degli edifici. Ci siamo abituati alle rigidità dei provvedimenti comunitari, ma in questo momento storico serve lungimiranza, le regole si possono modificare con un doppio beneficio, economico e ambientale. Mi auguro – conclude il presidente della Coldiretti – che anche dal punto di vista del raggiungimento degli obiettivi di spesa ci siano degli step temporali, per non perdere i fondi. In generale quello che è stato dato all’agricoltura è poco».

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