Turismo rurale. Fisco, contratti e regole

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Agriturismi: autorizzazioni e controlli

di Gian Paolo Tosoni


3' di lettura

L’articolo 2 della legge 96/2006 definisce “agrituristiche” le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del Codice civile, anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali.

L’articolo 2, inoltre, contiene un elenco di attività che sono qualificate come agrituristiche quali, ad esempio, la somministrazione di pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, l’organizzazione di degustazioni dei prodotti aziendali, inclusa la mescita di vino, l’ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta dei campeggiatori o l’organizzazione di attività ricreative, escursionistiche o di ippoturismo. Con successive modifiche legislative, poi, il settore si è arricchito con l’enoturismo (decreto 12 marzo 2019, Gu 89/2019) e lo street food.

Gli adempimenti

L’agriturismo rappresenta un percorso evolutivo dell’attività agricola e non va confuso con altre forme di ospitalità quali locazioni brevi, bed and breakfast o case vacanze.

Per poter avviare una attività agrituristica occorre verificare i limiti previsti dalle singole Regioni mediante appositi regolamenti. Si sono affiancate, infatti, alla disciplina di base le varie leggi regionali che hanno regolamentato più nel dettaglio i requisiti soggettivi e oggettivi necessari per poter svolgere tale attività, e l’iter da seguire per l’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie per intraprendere l’esercizio di un’attività agrituristica. L’articolo 7 della citata legge 96/2006 stabilisce, in particolare, che le Regioni disciplinano le modalità per il rilascio del certificato di abilitazione all’esercizio dell’attività agrituristica.

    L’imprenditore agricolo deve iscriversi nell’elenco degli operatori agrituristici, tenuto generalmente dalle Province. Ottenuto il certificato di abilitazione, per avviare l’esercizio dell’attività, il soggetto deve inviare al Comune, mediante posta elettronica certificata, una apposita richiesta (Scia) a seguito della quale il Comune fa avviare i controlli in materia igienico-sanitaria.

    Per lo svolgimento delle attività agrituristiche possono essere utilizzati gli edifici o parte di essi già esistenti sul fondo, che sono assimilati, ad ogni effetto, ai fabbricati rurali.

    Possono essere addetti allo svolgimento dell’attività agrituristica, e sono considerati lavoratori agricoli ai fini previdenziali, assicurativi e fiscali, l’imprenditore agricolo, i suoi familiari di cui all’articolo 230-bis del Codice civile, nonché i lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato e parziale.

    Il regime fiscale

    In ordine all’inquadramento ai fini fiscali, l’articolo 7, comma 2, della legge 96/2006 stabilisce l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 30 dicembre 1991, numero 413, il quale prevede un regime fiscale apposito per lo svolgimento dell’attività agrituristica: si tratta di un regime forfettario che si applica a condizione che l’attività agrituristica sia svolta nel rispetto delle autorizzazioni amministrative previste dalle leggi regionali.

    Ai fini Iva, il regime forfettario consiste nell’applicazione di una percentuale di detrazione pari al 50% dell’Iva sulle operazioni attive relative all’agriturismo. Il regime è applicabile a tutti i soggetti che esercitano tale attività, sia in forma individuale, che in qualsiasi forma societaria. Ai fini delle imposte sui redditi, la norma prevede la determinazione del reddito imponibile applicando ai ricavi derivanti dall’attività agrituristica un coefficiente di redditività pari al 25%. Si precisa che il coefficiente di redditività può essere applicato soltanto dalle ditte individuali e dalle società di persone (comprese snc e sas), con esclusione, quindi, delle società di capitali ed enti commerciali.

    Tale regime, pur essendo quello naturale, non è obbligatorio, per cui si può sempre optare per la determinazione dei redditi e dell’Iva con metodi ordinari; l’opzione va comunicata nella dichiarazione Iva, valida anche ai fini del reddito, vincolante per almeno un triennio.

    Il regime di favore non comporta l’esonero dagli obblighi contabili previsti in applicazione delle norme tributarie e civilistiche per lo svolgimento di attività commerciali (contabilità semplificata o ordinaria) ai fini della determinazione del reddito, mentre ai fini Iva vi è l’obbligo della separazione dell’attività in base all’articolo 36, quarto comma, del Dpr 633/72, a meno che entrambe le attività (sia quella agricola che l’agriturismo) siano svolte in regime ordinario.

    Le attività di agriturismo sono soggette anche all’imposta regionale sulle attività produttive con aliquota ordinaria del 3,9%. Per quanto riguarda i criteri di determinazione del valore della produzione, le imprese agrituristiche che applicano il regime forfettario seguono le regole delle imprese agricole: considerano, cioè, i componenti positivi e negativi in base alle registrazioni Iva. Nel caso di contemporaneo svolgimento dell’attività agricola (che non è soggetta ad Irap) e attività di agriturismo, la determinazione del valore della produzione da escludere dall’imposizione va effettuata sulla base dei dati contabili risultanti dalle rispettive contabilità separate.

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