lA GUIDA RAPIDA/1

Agriturismo vincolato all’attività agricola

L’azienda di lavoro agrario deve essere la principale. Il settore vale 1,36 miliardi di euro ed è in continua crescita

di Gian Paolo Tosoni


3' di lettura

Continua il boom per il turismo rurale. Secondo le prime stime di Coldiretti-Campagna Amica, l’estate 2019 vede un aumento delle prenotazioni in agriturismo del 3%, in controtendenza rispetto all’andamento generale. Non solo, sempre secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, sono oltre 23mila gli agriturismi presenti nella Penisola per un fenomeno che negli ultimi 10 anni ha visto una vera esplosione, con percentuali di crescita in doppia cifra, dal numero di aziende (+32%) a quello dei posti a tavola (+37%), dai posti letto (+40%) alle piazzole di sosta (+67%), fino allo stesso valore economico del settore, salito a 1,36 miliardi (+24%).
Le attività rientranti nella definizione di agriturismo sono indicate nell’articolo 3 del Dlgs 228/2001 e poi fatte proprie dalla legge che disciplina l’attività (96/2006). Si tratta di attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del territorio, la degustazione dei prodotti aziendali, inclusa la mescita dei vini e in questo ambito è recente l’introduzione dell’enoturismo. Ricezione e ospitalità comprendono anche la somministrazione di pasti e bevande. Le più recenti operazioni di locazioni brevi, bed and breakfast, case vacanze definito anche turismo rurale, non sono considerate attività agricole sia sotto il profilo fiscale che quello codicistico. Le attività agrituristiche devono essere svolte in rapporto di connessione con l’attività di coltivazione del fondo, della silvicoltura e allevamento di animali.

Attività prevalente

Connessione significa che l’attività agricola dev’essere principale . In sostanza, prima ci deve essere un’azienda agricola e poi, come attività secondaria, l’agriturismo e non il contrario. Come misurare la prevalenza? Certamente dal confronto del fatturato dell’attività agricola per le attività convenzionali con quello delle attività agrituristiche, ma l’attività agricola potrebbe prevalere anche in assenza di un fatturato superiore. Certe produzioni possono essere a cicli pluriennali: in un anno i prodotti potrebbero essere non venduti e stoccati in magazzino. Ai fini della prevalenza, si ritiene che sia insufficiente che la produzione agricola sia tutta destinata all’attività agrituristica di somministrazione pasti e non vi sia un fatturato anche per prodotti convenzionali (cereali, frutta, animali e altro). Le norme regionali prevedono, ad esempio, che i generi alimentari di produzione propria raggiungano almeno il 40%. Significa che si rende necessaria una notevole mole di lavoro per completare il servizio di ristorazione agrituristica che potrebbe porre in secondo piano l’attività agricola tradizionale.

La classificazione fiscale

L’attività agrituristica può essere fatta rientrare ai fini fiscali in un regime forfettario che per le imposte dirette prevede la determinazione dell’imponibile applicando la percentuale del 25% ai ricavi conseguiti nell’esercizio. Si ritiene che tale percentuale sia assorbente anche di altri componenti positivi e negativi quali, ad esempio, le plusvalenze e minusvalenze sui beni dell’impresa agrituristica. Questo in quanto l’articolo 5 della legge 413/1991 non considera queste componenti. Una conferma viene dalla risoluzione 2 del 22 gennaio 2010 delle Entrate che con dovizia di particolari ha esaminato la rilevanza fiscale dei contributi regionali erogati alle aziende agrituristiche. Generalmente questi contributi sono erogati a fronte della ristrutturazione dei fabbricati e l’ammodernamento degli impianti e dei beni mobili strumentali: fiscalmente i contributi erogati concorrono a formare il reddito come minor costo dell’ammortamento dei beni. L’Agenzia precisa che questa regola non si applica se l’impresa agrituristica ha optato per il regime forfettario nella cui ipotesi il contributo regionale risulta intassato.

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