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Agroalimentare, il fatturato 2020 cala solo dell’1% contro un crollo medio dell’11,5%

L’analisi di Coldiretti sul settore. Patuanelli al Consiglio nazionale dell’associazione: regole per riaprire i ristoranti e lotta contro il Nutriscore

di Emiliano Sgambato

(francescodemarco - stock.adobe.com)

3' di lettura

In controtendenza rispetto al crollo generale del fatturato dell’industria dell'11,5% nel 2020 (il dato peggiore dal 2009), resiste solo l'alimentare con un fatturato pressoché stabile rispetto all'anno precedente (-1%), salvato soprattutto dall'export che fa segnare il record storico a 46,1 miliardi con +1,4%.

È l’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat nel giorno del Consiglio nazionale dell’associazione, dove è intervenuto il neo-ministro Stefano Patuanelli, che ha usato parole di supporto al settore, rinnovando l’impegno del Governo italiano contro il Nutriscore (il sistema di etichettatura “a semaforo” che penalizza alcune eccellenze del made in Italy) e auspicando la definizione di regole certe entro cui sia possibile la riapertura di ristoranti e agriturismi: tema caro anche al mondo dell’agroalimentare viste le perdite di fatturato di tutte le realtà legate all’Horeca (bar, ristoranti e catering).

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La Coldiretti stima infatti che dall’inizio della pandemia siano stati persi 11,5 miliardi di vendite di vino e prodotti alimentari a causa di chiusure e limitazioni in questo settore: 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non sono arrivati nell'ultimo anno sulle tavole dei locali «costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili».

«Attraverso il Cts, comitato tecnico scientifico del ministero della Salute, stiamo lavorando a protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza – ha annunciato il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, intervenuto in streaming al Consiglio nazionale della Coldiretti –. L'impatto della pandemia sulla ristorazione è un tema che conosco bene. Il Fondo pensato a inizio anno è stato utile, ma ora dobbiamo avere la forza di garantire alle persone di poter tornare al ristorante. Anche perché ci sono comparti, come quello del vino, in grande sofferenza».

«Per me non è accettabile che nel nostro Paese si passi a un sistema di etichettatura dove una bevanda gasata e zuccherina, prodotta in un laboratorio,sia considerata più sana del nostro olio di oliva, del nostro parmigiano sull'etichetta – ha affermato Patuanelli –. Vi posso assicurare che fino a quando sarò ministro mi batterò con tutte le forze affinché il tema del Nutriscore venga abbandonato perché è un danno enorme per il nostro settore. È un percorso che dobbiamo fare assieme con tutta la forza possibile in Europa perché è lì che si gioca il futuro dell'agroalimentare italiano».

Tornando ai dati congiunturali, «al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy – ricorda la Coldiretti – la produzione delle imprese del comparto alimentare tiene, diventando così la prima ricchezza del Paese». Un risultato ottenuto grazie alla “fame” di cibo italiano da parte dei consumatori stranieri in lockdown. La crescita della domanda di cibi e bevande è trainata dalla Germania (+5,5%), primo partner dell'Italia, seguita dagli Usa (+5,2%) nonostante i dazi che hanno colpito i prodotti più significativi, sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi undici mesi del 2020.

«L'Italia può ripartire dai punti di forza con l'agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l'intera economia», ha detto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che nell'agroalimentare è possibile creare un milione di nuovi posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell'agricoltura verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale: «Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l'inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l'acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà, dai cereali all'allevamento fino all'olio di oliva, sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per la crescita sostenibile del Paese – ha dichiarato –. Dobbiamo ripartire dai nostri punti di forza con una decisa transizione ecologica e tecnologica per dimezzare la dipendenza alimentare dall'estero creando un milione di posti di lavoro da qui al 2030».

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