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Agrovoltaico, la svolta energetica che trasforma l’agricoltura

Per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione necessario agire anche sui terreni Vari i modelli di impianti possibili, in arrivo anche il decreto che serve a far partire gli 1,1 miliardi del Pnrr

di Alexis Paparo

3' di lettura

Sopra, un sistema brevettato dall’azienda Remtec, con moduli fotovoltaici alti oltre quattro metri, che modifica la sua posizione in base ai bisogni di ombreggiatura della pianta. Sotto, colture di mais, che secondo studi elaborati con l’Università di Piacenza, crescono del 4,3% in più rispetto al campo aperto. Ma anche insalata e filari di vite, entrambi con una crescita che segna fra il +15 e il +30% secondo studi interni, così come soia (+10%), indivia, cavolo, pomodori e grano. Il campo agrivoltaico di Borgo Virgilio (Mantova), ospita 7.680 pannelli su 11 ettari. Qui, dal 2011, si sperimenta la convivenza di fotovoltaico e colture, una sinergia che si traduce in benessere per le piante e in una produzione di energia pulita che supera i 3,3 milioni di kilowattora all’anno. Ma questo impianto non è né il solo in Italia né l’unico modello possibile.

Anno di svolta

Per citarne alcuni, a fine 2022 il Mase (Ministero dell’Ambiente) ha dato parere positivo a un impianto agrivoltaico da 37,6 megawatt che Marco Polo Solar intende costruire nel foggiano. Entro marzo dovrebbe entrare in funzione il parco agrivoltaico da 9,7 megawatt di Renantis a Scicli (Ragusa). La Remtec stessa ha altri due impianti nel piacentino, uno in Cina e uno in Francia, due in Giappone, e nel 2023 è previsto che ne completi altri sei: in Portogallo (per Galp Energia) ed Emilia-Romagna su vigneto, in Francia su risaia (per Edf), in Lombardia su cereali e foraggi.

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Il 2023 potrebbe essere l’anno di svolta per l’agrovoltaico, a partire dal decreto attuativo che sbloccherà i fondi Pnrr, atteso a breve. Si tratta di 1,1 miliardi di euro per lo «Sviluppo agrovoltaico», che fissa l’obiettivo di installare entro il 2026 impianti per 1,04 gigawatt, con una produzione attesa di circa 1.300 gigawattora annui. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre i costi di approvvigionamento energetico del settore agricolo, che oggi superano il 20% dei costi aziendali, e migliorarne le prestazioni climatiche e ambientali, con una diminuzione potenziale di 0,8 milioni di tonnellate di CO2. Nel dettaglio, i fondi dovrebbero prevedere contributi a fondo perduto fino al 40% per la realizzazione degli impianti definiti agrivoltaici avanzati.

La definizione del Mase
L’impianto agrivoltaico avanzato è:

1. un impianto che adotta soluzioni con montaggio di moduli elevati da terra, anche prevedendone la rotazione, in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale.

2. un impianto che prevede la contestuale realizzazione di sistemi che monitorino impatto sulle colture, risparmio idrico, produttività, continuità delle attività delle aziende agricole, recupero della fertilità del suolo, microclima e resilienza ai cambiamenti climatici

I modelli

«In Italia si stanno sviluppando differenti modelli: da una parte troviamo sistemi complessi sperimentali che integrano moduli fotovoltaici montati su strutture molto alte e spesso con disposizione rada, dall’altra sistemi che utilizzano tecnologie consolidate come i tracker ad inseguimento monoassiale», spiega Rolando Roberto, ingegnere e imprenditore nel campo delle rinnovabili, ceo di Aedes Group Engineering e fra i protagonisti dei panel dedicati all’agrivoltaico di Fiera Agricola Tech, l’evento dedicato all’innovazione tecnologica in agricoltura (1 e 2 febbraio a Veronafiere). «A seconda del tipo di coltivazione andrà studiata la soluzione più adatta per garantire un’ottimale resa energetica ed agricola», continua. Secondo Roberto bisogna avere «una visione a lungo termine, perché gli incentivi del Pnrr saranno sufficienti a finanziare appena un gigawatt di impianti, a fronte degli 80 necessari per la copertura degli obiettivi nazionali». Del resto, secondo le stime di Legambiente, Greenpeace, Italia solare e Wwf, per raggiungere gli obiettivi di fotovoltaico nel 2030, si dovrà intervenire su 50-70mila ettari di terreni agricoli.

«L’agrovoltaico è un valore aggiunto per l’agricoltura – spiega Giancarlo Ghidesi, vicepresidente di Aias (Associazione italiana agrivoltaico sostenibile), coo di Remtec e speaker a Fieragricola Tech. «È la strada per produrre energia pulita, che serve anche a decarbonizzare il settore senza perdere ettari di suolo, grazie a impianti elevati da terra che permettono un’agricoltura estensiva e meccanizzata senza deturpare il paesaggio». Ghidesi spera che, nei decreti attuativi del bando per i fondi Pnrr, emerga un sistema che non releghi l’imprenditore agricolo ad affittuario, ma lo renda protagonista di questo processo di trasformazione. E che i decreti attuativi indirizzino i fondi soltanto verso impianti che, nelle linee guida del Mite, siano definiti avanzati.

Dello stesso avviso Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. «Ci farebbe piacere costruire percorsi condivisi, anche inserendo in azienda nuove figure specializzate». In attesa della pubblicazione del bando, Coldiretti si è già mossa per creare sinergie: con Anie rinnovabili, per convertire cave esaurite o non più produttive in parchi agrivoltaici e con aziende che realizzano impianti fotovoltaici, di biogas e biometano. «Aspettiamo i decreti attuativi per partire».

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