vivissime condoglianze

Ahimè, C’è posta per te


1' di lettura

Nel tempo in cui le riunioni sono diventate delle macchine per perdere tempo e la letteratura-spazzatura supera di gran lunga quella decente, c’è un’altra calamità. Sono le mail. Qualche anima candida sostiene che la nostra sia l’epoca della comunicazione e, di conseguenza, più si hanno contatti e meglio ci si orienta e si vive. Temiamo che questo sia un peccato di ottimismo. Perché? Diremo innanzitutto che, nonostante i progressi della tecnica e le meraviglie della scienza, la nostra giornata è rimasta quella dei cavernicoli: dura 24 ore. La dividiamo diversamente, ma il tempo è sempre quello. Ora facciamo qualcosa più intensamente, ora velocizziamo i nostri gesti; comunque le ore non riusciamo a fermarle. Una mail equivale alla lettera cartacea di un tempo e quando ne ricevete più di 100 al giorno è impossibile leggerle o capire perché vi siano state spedite. In genere – per i giornalisti – sono seccature scritte da seccatori; recano problemi, richieste di favori, offrono il più delle volte una rogna. E vi rubano almeno un paio d’ore al giorno di vita (se si limitano a un centinaio). Pochissime sono ormai le mail che assolvono un servizio, caritatevolmente concise, di qualche utilità. E allora? Semplice: il prossimo deve capire che quasi nessuno riesce a leggerle (e quindi è quasi sempre superfluo inviarle) e si limiti a quelle essenziali. Per carità, non crediate di trovare soluzioni con la Pec (Posta elettronica certificata), perché questa è l’ultima disgrazia. Che fa rimpiangere anche l’ufficiale giudiziario che doveva consegnarvi una querela e scambiava con voi un sorrisetto.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...