Innovazione «verde»

Ai brevetti «zero carbon» serve il turbo per centrare i target climatici 2050

Secondo uno studio congiunto dell’Ufficio Ue per i brevetti e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’Europa deve investire di più nella transizione economica delle invenzioni che riducono le emissioni (e che crescono meno di 10 anni fa). L’Italia è 4° in Ue. Bene su auto elettriche, solare ed eolico

di Laura Cavestri

(BillionPhotos.com - stock.adobe.com)

4' di lettura

Il nodo è, come sempre, la “messa a terra”. E non è solo un problema italiano. «I target 2050 contro il cambiamento climatico deriveranno da tecnologie che però non sono ancora sul mercato». Lo afferma Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che assieme all’Ufficio Ue per i brevetti (Epo) ha divulgato stamane il rapporto Brevetti e transizione energetica che analizza l’insieme dei brevetti internazionali per le invenzioni energetiche a basse emissioni di carbonio, suddividendole tra regioni e settori industriali. E rilevando che l’intera filiera brevettuale del comparto veicoli elettrici è diventato un fattore chiave, stimolata soprattutto dai progressi nelle batterie ricaricabili agli ioni di litio.

Il quadro

Tra il 2017 e il 2019 i brevetti di tecnologia energetica a basse emissioni di carbonio sono cresciuti del 3,3% all’anno. Cresciuti sì, ma di appena un quarto rispetto al tasso di crescita annuale di un decennio fa che era del 12,5 per cento. Certo, dal 2017, i brevetti sui combustibili fossili calano, mediamente, del 6,9% l’anno. Ma le cifre mostrano che sono necessarie azioni politiche concertate e ulteriore innovazione sul fronte energetico per accelerare la disponibilità di tecnologie e ridurre i costi.

Loading...

«Quasi la metà delle riduzioni delle emissioni necessarie per arrivare allo zero netto entro il 2050 dovrà provenire da tecnologie che non sono ancora sul mercato – ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia – . Ciò richiede enormi passi in avanti nell’innovazione, ma fino ad ora le informazioni sui progressi compiuti sono state insufficienti. Questo rapporto ci fornisce una base più solida per identificare e monitorare i punti di forza e di debolezza nella brevettazione di energia a basse emissioni, fornendo un quadro dello stato della transizione energetica».

IL CONFRONTO
Loading...

«La transizione energetica rappresenta una sfida di enorme portata e complessità – ha affermato il presidente dell’Epo, António Campinos –. Questo rapporto è un chiaro invito all’azione. Pur rivelando alcune tendenze incoraggianti nei Paesi e nei settori industriali, comprese le principali tecnologie trasversali, evidenzia anche la necessità di accelerare ulteriormente l’innovazione nelle tecnologie energetiche pulite, alcune delle quali sono ancora solo in fase emergente».

Come hanno spiegato Giuliano Gregori e Stefano Meini, tra i curatori del rapporto, sono 3 gli aspetti da considerare.
«Per centrare i target sul – ha spiegato Gregori – non c’è solo una questione di numero di brevetti o di benefici sul mercato delle soluzioni brevettate. Sarà anche fondamentale che il fabbisogno energetico dei Paesi emergenti sia soddisfatto attraverso tecnologie a basso impatto; che anche nei Paesi industrializzati avvenga una sostituzione tra le tecnologie “tradizionali” e quelle “zero carbon”. Infine, tutti dovranno impegnarsi a limitare le emissioni e i consumi energetici, compresi quelli derivanti da fonti “pulite”».

La posizione dell’Italia

E l’Italia? Fa la sua parte. Se si guarda al periodo 2010-2019 (e classificato in base al numero di famiglie di brevetti internazionali nelle tecnologie energetiche carbon-free), l'Italia si colloca al 4° posto in Europa e al 9° a livello globale, contribuendo con l’1,4% di tutti i brevetti globali in questo campo. Tra il 2015 e il 2018, il 7,6% di tutti i brevetti globali italiani in tutte le tecnologie riguardavano tecnologie a basse emissioni di carbonio, con un tasso di crescita medio dei brevetti internazionali dall'Italia in queste tecnologie, in 10 anni, del 7% annuo.I brevetti internazionali “made in Italy” si concentrano, per lo più, nei settori delle costruzioni, dei veicoli su strada, del solare fotovoltaico, dei veicoli elettrici, dell’energia solare termica. Le aziende italiane leader nel deposito di brevetti a basse emissioni di carbonio (2000-2019) sono state Fiat Chrysler (251 famiglie di brevetti internazionali), Eni (167), Leonardo (59), Magneti Marelli (59), e Sind International (58). Dato che le domande di brevetto vengono depositate mesi o addirittura anni prima che i prodotti raggiungano il mercato, sono spesso visti come i primi indicatori delle future tendenze tecnologiche. Mentre «sul fronte delle istituzioni pubbliche – enti di ricerca e università – ha aggiunto Stefani Meini, tra i curatori dello studio – l’Italia si colloca al 15° posto della classifica, (il 6° in Europa), senza sostanziali cambiamenti negli ultimi 20 anni».

I BREVETTI E I PAESI
Loading...

Dall’anno 2000 ad oggi, le aziende hanno depositato più di 420mila famiglie di brevetti internazionali per l'energia a basse emissioni di carbonio in tre categorie principali: tecnologie di approvvigionamento energetico (solare, eolica, geotermica o idroelettrica); tecnologie per trasporti, edifici o produzione industriale e, infine, tecnologie “abilitanti” (che includono batterie, idrogeno, reti intelligenti, sistemi di cattura del carbonio, utilizzo e stoccaggio). L’ascesa dei veicoli elettrici ha rappresentato un fattore chiave dell’innovazione nell’ultimo decennio. Questa tendenza si riflette anche nella classifica delle migliori aziende nelle tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio dal 2000, che comprende sei aziende automobilistiche e sei dei loro principali fornitori di batterie.

Il «triangolo» Europa, Giappone e Usa

Lo studio rileva che dal 2000 le aziende e gli istituti di ricerca europei hanno primeggiato nel brevettare invenzioni energetiche a basse emissioni di carbonio, con il 28% (12% per la sola Germania). Mentre l'Europa è al primo posto nella maggior parte dei settori delle energie rinnovabili ed è particolarmente forte in alcuni settori di utilizzo finale come il trasporto ferroviario e l'aviazione, il Giappone è leader nella tecnologia dei veicoli elettrici, batterie e idrogeno, e gli Stati Uniti hanno un vantaggio tecnologico nell'aviazione, nei biocarburanti e per i sistemi di cattura del carbonio. I principali punti di forza della Corea del Sud sono le batterie, la tecnologia solare fotovoltaica e l’efficienza energetica nella produzione industriale e nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (come per la Cina).

«Ci sono settori – hanno concluso Gregori e Meini – come quello delle tecnologie e lo stoccaggio delle batterie al litio, in cui l’Europa si conferma indietro rispetto, ad esempio, all’Asia. Ma la partita non è ancora chiusa e un buon utilizzo dei fondi europei potrebbe aiutare la Ue a recuperare competitività in un ambito strategico per il futuro».


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti