nomadismo dei ricchi

Ai Paperoni piace il passaporto italiano

di Enrico Marro

(Marka)

2' di lettura

C’è una classifica nella quale l’Italia si ritrova sul podio, dopo Svezia e Belgio e a pari merito con la Spagna. È quella dei “passaporti” più appetibili per chi ha un patrimonio a sette zeri e desidera viaggiare liberamente, diversificare gli investimenti e risparmiare (legalmente) sulle tasse. A piazzare l’Italia nel gruppo di Paesi più desiderabili per i Paperoni erranti è una ricerca condotta dalla società di consulenza statunitense Nomad Capitalist (nomen omen).

Il piazzamento del nostro Paese è singolare, perché in questa particolare classifica per esempio supera Svizzera e Lussemburgo (entrambi in ottava posizione), Liechtenstein (in 27ma) e Monaco (in 29ma), tutte tradizionali mete di facoltosa emigrazione.

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Nel costruire la classifica di 199 Paesi, il “Nomad Passport Index” considera diversi fattori: la possibilità per gli stranieri di viaggiare senza visto (che “pesa” per il 50% del punteggio), la tassazione (30%), la possibilità di ottenere una doppia cittadinanza (10%), il tasso di libertà complessivo (10%) e la “percezione” di un Paese (10%). Quest’ultimo è un criterio abbastanza soggettivo, che nel report viene misurato utilizzando il World Happiness Report dell’Indice di Sviluppo Umano redatto dall’Onu, ma anche cercando di valutare elementi quali la libertà di stampa, la legislazione contro i non residenti (come lo statunitense Foreign Corrupt Practices Act), i programmi di spionaggio governativi e persino la leva militare obbligatoria.

Va peraltro ricordato che, come ha segnalato di recente Il Sole24 Ore, in Italia sta avendo un discreto successo il regime di tassazione agevolato introdotto dall’ultima legge di bilancio proprio per i Paperoni mondiali: si tratta di un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero.

«Mentre molti indici confrontano solo la possibilità di viaggiare liberamente per chi ha un certo passaporto rispetto a un altro, noi abbiamo capito che cittadini di diversi Paesi hanno a che fare con il pagamento di tasse e vogliono vivere in condizioni di libertà - spiegano a Nomad Capitalism - . La classifica è nata per mostrare il valore reale del passaporto di ogni Stato dalla prospettiva di un cittadino facoltoso, che vuole viaggiare liberamente minimizzando il carico fiscale, diversificando la ricchezza e viaggiando liberamente senza problemi».

Se però prendiamo in esame solo la flessibilità sui visti, la musica cambia. Il “Global Passport Power Rank 2017”, compilato dalla società canadese Arton, misura il numero di Paesi in cui si può entrare senza un visto anticipato (quindi con il visto ottenuto direttamente in aeroporto o senza visto). In vetta troviamo la Germania (a quota 158 Paesi raggiungibili senza visto anticipato), seguita da Svezia e Singapore (157). In terza posizione troviamo un nutrito drappello di nazioni - Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, tutte a quota 156 - seguite da un altro folto gruppo di nazioni, che comprende l’Italia, in grado di raggiungere 155 Paesi senza visto anticipato.

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