REte unica e digitalizzazione

Aiip: «La rete unica sembra un ritorno al monopolio, tutelare la concorrenza»

Giuliano Peritore, presidente dell'associazione degli Internet provider ,sottolinea come «il Paese abbia bisogno di un disegno più complessivo delle telecomunicazioni per i cittadini e per le imprese»

di Simona Rossitto

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Giuliano Peritore, presidente di Aiip

Giuliano Peritore, presidente dell'associazione degli Internet provider ,sottolinea come «il Paese abbia bisogno di un disegno più complessivo delle telecomunicazioni per i cittadini e per le imprese»


4' di lettura

La rete unica è una definizione «infelice e semplicistica»: come viene illustrata e discussa «sembra un ritorno al monopolio» e non pone «particolare attenzione alle condizioni regolamentari per tutelare la concorrenza e la parità di accesso al mercato». Lo afferma, in un'intervista a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) , Giuliano Peritore, presidente di Aiip, l'associazione degli Internet provider. Aiip, che «al momento non è stata convocata per partecipare al dibattito», ritiene che «voler ricondurre tutto al progetto di rete unica, che in realtà sarebbe l'integrazione fra due operatori primari, sembra far scomparire dal discorso il fatto che il Paese abbia bisogno di un disegno più complessivo delle telecomunicazioni per i cittadini e per le imprese». Inoltre, al di là del modello che verrà scelto, se verticalmente integrato oppure con controllo di un ente indipendente, quello che conta sono le regole che saranno adottate, a favore della concorrenza e della parità di accesso.

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Siete stati chiamati a far parte del dibattito della rete unica?


A noi, come associazione Aiip, piace parlare di telecomunicazioni, ma non siamo stati convocati per la discussione in atto relativa alla rete unica. Peraltro, la rete unica è una definizione infelice e semplicistica, in Italia già ci sono decine di reti di dimensioni differenti in competizione tra loro; Internet ci insegna che le cose vengono bene quando sono semplici e integrate, visto che Internet per definizione è una serie di reti inter-operanti tra loro. Voler ricondurre tutto a un'unica rete, che in realtà sarebbe l'integrazione fra due operatori primari, sembra far scomparire dal discorso il fatto che il Paese abbia bisogno di un disegno più organico delle telecomunicazioni per i cittadini e per le imprese.


Quali i rischi intravede nell'attuale dibattito?


Il progetto di rete unica, per come viene illustrato, sembra un ritorno al monopolio; non si pone particolare attenzione alle condizioni regolamentari per tutelare la concorrenza e la parità di accesso al mercato. La nostra associazione è stata fondata da quelle aziende che per prime hanno portato Internet in Italia e per tanti anni si sono trovate ad operare in un contesto normativo difficoltoso. Più volte le imprese si sono trovate in contrasto con gli operatori dominanti davanti alle autorità. La liberalizzazione, che è un processo europeo oltre che nazionale, ha portato alla fioritura di tante reti indipendenti e infine alla nascita della rete di Open Fiber che ha provocato un certo scossone al mercato. Fare un passo indietro, tornando a un'unica rete di dimensioni più grandi, pone interrogativi in relazione al controllo della nuova entità e a quelle che saranno le regole, che vanno dalla parità di trattamento all'accesso disaggregato alle componenti di rete, ed è questo il rischio prospettico della rete unica. I nostri associati vogliono continuare a restare sul mercato, fare investimenti, far crescere le proprie reti.

Che cosa chiederete al governo?


Innanzitutto chiederemo di ascoltare qual è il contributo dei nostri associati che sono su Internet da 25 anni, parliamo di circa 50 aziende. In secondo luogo, chiederemo che vengano messe bene in chiaro le regole dell' operazione sulla rete per capire qual è il perimetro e quali saranno le azioni volte a tutelare la parità di trattamento e la concorrenzialità del mercato italiano. Qualsiasi sia l'evoluzione, se ci sarà cioè il controllo da parte di un organismo indipendente ovvero si adotterà il modello di un operatore verticalmente integrato, prospettiva che non ci piace, quello che conta sono le regole con cui verrà gestita l'infrastruttura. Sicuramente il regolatore italiano, l'Agcom in primis, avrà un ruolo importante nel momento in cui verrà ingaggiato, nel rispetto delle normative europee. E' anche peculiare che ci sia interesse verso la rete unica senza approfondire gli scenari sul modello che sarà adottato.


Si è parlato dell'estensione della rete unica ad altre tecnologie. Che cosa ne pensa?


E' già complicato e ambizioso realizzare il progetto della cosiddetta rete unica, pensare di allargarla ai data center, o ad altre tipologie di servizi, è una visione troppo ottimistica. In Italia, inoltre, sono già presenti tante infrastrutture, tanti data center, il rischio è che se ne costruiscano altri senza tener conto di quello che c'è. Siamo di fronte, cioè, ad aziende che hanno investito, alcuni nostri soci sono anche società quotate, abbiamo un certo numero di dipendenti, indotto e soprattutto competenze sul territorio. Abbiamo contribuito tantissimo a combattere il digital divide con iniziative wireless e fibra. E' necessario che quanto fatto finora venga rispettato.

Qual è il suo suggerimento per colmare al più presto il digital divide?


Bisogna incentivare la domanda delle tecnologie della banda ultra-larga nel rispetto della neutralità tecnologica. Sarebbe anche utile, in caso di interventi dello Stato, che le infrastrutture realizzate fossero sempre messe a disposizione di tutti gli operatori in modo disaggregato. E ricordiamo, infine, che Internet è nata come un sistema molto aperto; questo spirito di flessibilità e apertura, assieme all'interconnessione di reti differenti, non possono essere dimenticati.

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