pmi ad alto potenziale

Aim ai raggi X: Arterra Bioscience, il ritorno della cosmesi sul listino

Azienda napoletana che nei primi 9 mesi del 2019 ha conseguito un valore della produzione di oltre 2,5 milioni, il 39,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2018; in particolare il 65% era rappresentato dal fatturato cosmetica, a fronte del 62% al 30 settembre 2018.Arterra, Vitalab, Intercos e Crb hanno siglato a tale proposito un contratto di ricerca e sviluppo a inizio 2014, recentemente rinnovato fino al 31 dicembre 2023. Sta diversificando ora nella nutraceutica

di Valeria Novellini

(© jader alto)

4' di lettura

Si parla del debutto al listino Mta del colosso della produzione di cosmetici per conto terzi Intercos nel primo semestre 2020 (dopo un primo tentativo che risale al 2014), e sono già state scelte le banche global coordinator dell'offerta. Ma, come un “pesce pilota”, una piccola Ipo all'Aim Italia l'ha già preceduta: quella della società “green biotech” Arterra Bioscience, che ha iniziato il suo cammino da azienda quotata il 28 ottobre 2019. Arterra Bioscience è un precursore di Intercos non solo perché quest'ultima ha assunto, in sede di Ipo, il ruolo di “anchor investor”, acquisendo una quota dell'8,8% nella piccola azienda campana per complessivi 1,5 milioni, ma anche perché è di fatto il principale, se non unico, cliente di Arterra.

Una matricola napoletana

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Arterra Bioscience è stata fondata a Napoli il 28 ottobre 2003 (e nello stesso giorno del 2019 si è quotata all’Aim Italia) da Maria Gabriella Colucci e Fabio Apone, cervelli di ritorno in quanto ex ricercatori del colosso biotech Arena Pharmaceuticals, quotato al Nasdaq e situato a San Diego. Proprio da un ristorante tuttora molto noto di San Diego deriva il nome Arterra, a sua volta ispirato all'”arte della terra”. Oggi la società, che ha la qualifica di Pmi innovativa dal mese di luglio 2018, conta 25 dipendenti, di cui 10 in possesso di un dottorato di ricerca in biologia, biotech, life sciences o genetica.

Risultati brillanti grazie al contratto di fornitura Intercos
Nei primi 9 mesi del 2019 Arterra Bioscience ha conseguito un valore della produzione di oltre 2,5 milioni, il 39,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2018; in particolare il 65% era rappresentato dal fatturato cosmetica, a fronte del 62% al 30 settembre 2018. A fine giugno 2019 il fatturato cosmetica ammontava a 1,269 milioni (67,7% del valore della produzione, +61,9% rispetto al dato al primo semestre 2018), e per circa l'81% si riferiva a vendite verso società del gruppo Intercos e verso la partecipata al 25% Vitalab, anch'essa controllata da Intercos che ne detiene il 75% tramite Crb.

Cosa vende Arterra Bioscience a Intercos? Le cosiddette Nmp, vale a dire nuove materie prime per utilizzo cosmetico (per lo più colture cellulari, coltivazione delle cellule, prodotti alimentari e microalghe), oltre a fornire servizi di ricerca sempre nel settore cosmesi. Arterra, Vitalab, Intercos e Crb hanno siglato a tale proposito un contratto di ricerca e sviluppo a inizio 2014, recentemente rinnovato fino al 31 dicembre 2023. Fino a tale data perciò Arterra Bioscience non potrà svolgere un'analoga attività per altri soggetti, ma potrà beneficiare della costante presenza dei ricavi derivanti da questo contratto.

I margini reddituali sono elevati: al 30 giugno 2019 l'ebit ammontava a 694.000 euro (ebit margin pari al 45%) e l'utile netto a 628.000 euro, a fronte rispettivamente di 411.000 e 299.000 euro al 30 giugno 2018. Del valore della produzione, oltre ai ricavi, fanno parte come di consueto per questa tipologia di società altri proventi derivanti per lo più da contributi su progetti di ricerca e sviluppo e crediti fiscali sulla ricerca (374.000 euro al 30 giugno 2019 e 333.000 euro alla stessa data del 2018). La società, già prima dell'Ipo all'Aim Italia, disponeva di liquidità netta, pari a 949.000 euro al 30 giugno 2019 e sostanzialmente invariata a fine settembre.

I proventi dell'Ipo saranno destinati alla diversificazione

Dall'Ipo sono stati ricavati nuovi mezzi finanziari per circa 4 milioni (al lordo delle commissioni di collocamento e delle spese, queste ultime pari a 0,5 milioni); dato che Arterra Bioscience non presentava indebitamento, una parte delle azioni offerte in Ipo è stata posta in vendita dall'azionista di riferimento nonché fondatrice Maria Gabriella Colucci (in tutto 672.000 azioni inclusa la greenshoe, pari al 30,4% del totale delle azioni offerte).
Cosa farà Arterra Bioscience del ricavato? Essendo ancora per alcuni anni vincolata al gruppo Intercos per quanto riguarda la produzione di materie prime e la ricerca destinate alla cosmetica, vuole estendere la sua attività ai comparti produttivi di dispositivi medici e della nutraceutica, entrambi ad elevato tasso di sviluppo, introducendo inoltre processi produttivi a più alta componente tecnologica. Per queste attività saranno richieste nuove assunzioni qualificate (anche di un direttore finanziario, entro fine giugno 2020) e nuovi macchinari, oltre a possibili acquisizioni di società complementari con l'attività svolta.

Non si intende però trascurare l'attività “core” della cosmesi, e Arterra vuole indirizzare i suoi prodotti e servizi verso brand cosmetici di alta gamma (Prestige), marchi indipendenti green, prodotti di make-up (attualmente le nuove materie prime vengono per lo più impiegate nello skincare) e mercati internazionali (India, Malaysia, Thailandia, Giappone e Brasile). Non sono inoltre da escludersi ulteriori opportunità derivanti dallo storico azionista Isagro, partner di Arterra Bioscience fin dal 2005, e che attualmente detiene il 16,8% del capitale sociale risultando secondo azionista per importanza dopo Colucci con il 28,4%.

Grande interesse per settore degli ingredienti per cosmesi e pharma
Una società biotech a pieno titolo dunque, che sta anche in parte frenando il controesodo dei cervelli di ritorno all'estero al termine degli incentivi fiscali (Arterra Bioscience ha sviluppato 18 brevetti, di cui 8 proprietari, 2 in cui è contitolare e 8 realizzati da uno o più dei propri ricercatori), ma che grazie al contratto con Intercos ha le spalle coperte per quanto riguarda i ricavi, il che le consentirà di avventurarsi verso nuovi ambiti di applicazione dei suoi prodotti. La società napoletana spera di raggiungere le dimensioni del suo “modello”, la tedesca B.R.A.I.N., che nel periodo ottobre 2018 – giugno 2019 (la chiusura degli esercizi è al 30 settembre) ha raggiunto ricavi pari a 27,9 milioni (+54%, e +23,4% al netto dell'acquisizione di Biocatalysts) e conta oltre 300 dipendenti e altrettanti brevetti, ma a differenza di Arterra Bioscience evidenzia margini reddituali negativi già a partire dall'ebitda ed è specializzata nei prodotti nutraceutici, anche se il settore cosmetico è quello a più alto tasso di crescita.

L'interesse sulle aziende di questo settore è dimostrato dal fatto che a fine novembre il colosso mondiale delle profumazioni e aromi, l'elvetica Givaudan, ha annunciato l'acquisizione delle attività cosmetiche di Indena (Industria Derivati Naturali), società milanese specializzata negli estratti vegetali impiegati in farmaceutica, alimentazione, salute e cura della persona. L'operazione dovrebbe essere finalizzata nel primo trimestre 2020 e le attività acquisite generano un fatturato di circa 8 milioni. Non siamo dunque molto lontani dalle dimensioni di Arterra Bioscience.

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