Pmi ad alto potenziale

Aim ai raggi X: Italian Wine Brands resiste alla frenata provocata dal Covid

La società ha visto balzare i ricavi caratteristici del 31,5% a 92,2 milioni, e ancor più accentuato è stato l’incremento dei margini reddituali, con un ebitda che ha sfiorato 10,2 milioni (+52,2%)

di Valeria Novellini

4' di lettura

Per la prima volta dal 2010, nel primo semestre 2020 scende l'export del settore vinicolo italiano, uno dei comparti trainanti del Made in Italy. Secondo i dati diffusi dall'Istat, i volumi esportati sono diminuiti del 2,1% a 10 milioni di ettolitri, per un controvalore sceso ben del 4,1% a 2,9 miliardi; infatti oltre alle minori vendite si è registrata una significativa pressione sui prezzi, con una contrazione media del 2%. Il settore del beverage, non solo quello vinicolo, è l'unico ad aver evidenziato un trend negativo nell'ambito della bilancia agroalimentare italiana nel periodo del lockdown: la gente in casa continuava ovviamente ad alimentarsi. Ma sull'andamento del beverage pesa moltissimo il canale Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Cafè), essendo l'atto del bere spesso conviviale e legato ad occasioni, incontri e festività.

Non può stupire quindi che molte aziende del vino e del beverage in generale abbiano registrato risultati al 30/6/2020 assai deboli. Ma c'è un'eccezione ed è all'Aim Italia: Italian Wine Brands. La società ha visto balzare i ricavi caratteristici del 31,5% a 92,2 milioni, e ancor più accentuato è stato l'incremento dei margini reddituali, con un ebitda che ha sfiorato 10,2 milioni (+52,2%), un ebit salito del 75,5% a 7,7 milioni e un utile netto pressochè raddoppiato da 2,7 a 5,3 milioni.

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I margini reddituali potrebbero aver anche beneficiato del nuovo software di gestione del ciclo produttivo “Cantina 4.0”, implementato a inizio anno. IWB ha predisposto inoltre dei margini “restated” al netto degli oneri non ricorrenti, che nel primo semestre 2020 sono ammontati a 517.000 euro, di cui 57.000 per consulenze legali riferite all'acquisizione a inizio marzo della società elvetica Raphael Dal Bo AG da parte della controllata Provinco Italia, 186.000 riferiti all'uscita di un dirigente di Giordano Vini rimasto in organico fino a marzo 2020 e 274.000 per la chiusura di una posizione creditoria legata a un contratto di barter pubblicitario del 2016.

Primo semestre 2020 brillante e debito sotto controllo

Considerando i dati restated (nel primo semestre 2019 gli oneri non ricorrenti erano stati di 590.000 euro, esclusivamente riferiti alla chiusura del contact center telefonico), l'ebitda sarebbe salito del 47% (da 7,3 a 10,7 milioni) e l'utile netto dell'86,8% (da 3,1 a 5,8 milioni). Al 30/6/2020 l'indebitamento finanziario netto ammontava a 20,2 milioni, in aumento rispetto ai 10,7 milioni di fine 2019 in gran parte per effetto dell'esborso dell'acquisizione di Raphael Dal Bo AG (per un controvalore netto di 9,5 milioni di franchi svizzeri quale saldo di parte del prezzo di vendita di 12,4 milioni di franchi svizzeri e l'acquisto da parte di Raphael Dal Bo di azioni IWB detenute in proprio per una quota del 2,84% del capitale sociale, soggetta a lock-up di 36 mesi dal 2 marzo 2020, per l'importo di 2,9 milioni).

Inoltre il 24/6/2020 è stato pagato agli azionisti IWB un monte dividendi di circa 740.000 euro (in sede di comunicazione dei risultati 2019 IWB aveva proposto un dividendo fino a 0,5 euro per azione ma, prudenzialmente, il dividendo effettivo 2019 è stato fissato in 0,1 euro per azione; a Raphael Dal Bo sono quindi stati corrisposti circa 21.000 euro di dividendi).

In ogni caso, al 30/6/2020 il rapporto Debt/Equity del gruppo risultava molto contenuto e pari a 0,21 volte. Nessuna magia da parte di IWB per conseguire risultati in tale controtendenza rispetto all'attuale andamento del settore vinicolo. Il gruppo si è infatti focalizzato sul canale distributivo Wholesale (vendita agli operatori del settore quali catene GDO, monopoli statali e traditional trade) e sulla vendita diretta a distanza ai consumatori privati (direct mailing, teleselling e digital/web), e quindi l'esposizione al canale Ho.Re.Ca. è pressochè nulla, mentre GDO e vendite dirette hanno continuato a essere attive anche durante il lockdown.

Nel primo semestre 2020 le vendite nel canale Wholesale sono balzate del 35,5% a 50,6 milioni (anche per il contributo da marzo di Raphael Dal Bo AG, oltre all'ampliamento della gamma di prodotti a marchio proprio), e quelle nel canale Distance Selling sono salite del 27,4% a 41,4 milioni, in presenza di vendite on-line più che raddoppiate da circa 5,6 a 11,9 milioni. Gli altri ricavi, di natura residuale, sono diminuiti del 20,2% a 213.000 euro. Dei 91,9 milioni di ricavi da Wholesale e Distance Selling del gruppo, 72,6 sono stati conseguiti in Italia (+33,4%) e 19,3 all'estero (+25,6%).

Ingresso nel settore degli sparkling wines biologici

Adesso la “sfida” IWB è la completa integrazione di Raphael Dal Bo AG e della sua controllata italiana Raphael Dal Bo Srl di Valdobbiadene (TV). Entro fine marzo 2021 sarà corrisposto al venditore un ulteriore importo fino a 2 milioni di franchi svizzeri in base ai risultati 2020 dell'azienda acquisita, ma Raphael Dal Bo di è anche impegnato ad acquistare ulteriori azioni proprie IWB per un controvalore pari al 30% della somma ricevuta, e sempre con un lock-up di 36 mesi dalla data di acquisto.

L'operazione Raphael Dal Bo immette IWB nella nicchia di mercato dei vini spumanti e frizzanti biologici (con i brand di proprietà “Raphael Dal Bo”, “La vita è bella” e “Raffaello”); il mercato di sbocco rimane quello delle grandi catene della GDO nonché i negozi specializzati in vini biologici, quindi soggetti per cui non sarebbero previste chiusure anche in caso di eventuali futuri lockdown.

IWB produce già vini fermi biologici nelle proprie cantine in Puglia e Piemonte, e potrà aggiungerli all'offerta di sparkling wines biologici di Raphael Dal Bo. Al gruppo IWB mancherebbe solo il passaggio al MTA STAR, a cui potrebbe accedere agevolmente sia per dimensioni sia in termini di flottante (si tratta di una “public company”, evento rarissimo all'Aim Italia, e includendo anche il 2,84% di Raphael Dal Bo gli azionisti significativi totalizzano complessivamente meno del 37% del capitale sociale).

Dall'ingresso all'Aim Italia, avvenuto il 29 gennaio 2015, sono passati ormai oltre 5 anni, e nel 2017 erano state avviate le attività propedeutiche al passaggio di IWB al MTA (in particolare si prevedeva che, in occasione di tale passaggio, sarebbe stata istituita la maggiorazione del voto per rafforzare la stabilità azionaria, proprio in considerazione dell'elevato flottante del titolo). Ma da allora non si sono più avute notizie in proposito, eppure il passaggio al MTA – meglio ancora se nel segmento STAR – consentirebbe al titolo IWB di elevare significativamente il volume degli scambi e di attirare ulteriormente l'interesse degli investitori sia istituzionali sia retail.

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