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Air Italy, il braccio di ferro sui licenziamenti continua

Sindacati, Regione Sardegna e Governo sulla stessa linea: prorogare di un anno la cassa integrazione. Il no dei commissari

di Davide Madeddu

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Appesi a un filo. Archiviata la possibilità di vedere nuovamente in pista gli aerei Air Italy, ai 1.322 dipendenti della compagnia sardo qatariota in liquidazione dal febbraio del 2020 resta la speranza di una proroga della cassa integrazione di un altro anno. Ossia sino al 31 dicembre 2022, scongiurando i licenziamenti che, in assenza di cambiamenti, scatteranno il primo gennaio prossimo. È questo l’obiettivo della mobilitazione che vede sulla stessa lunghezza d’onda rappresentanti sindacali, Regione e Governo. L’incontro interministeriale convocato nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori distribuiti tra Olbia e Malpensa si è concluso con un nulla di fatto.

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Nessun segno di distensione dalla compagnia

Dai liquidatori è arrivata l'indisponibilità a chiedere una proroga della Cassa integrazione. Unica concessione, come sottolineato da Alessandra Zedda, assessora regionale al Lavoro e vice presidente della Giunta regionale della Sardegna, l’accoglimento da parte della proprietà di Air Italy «di non inviare le lettere di licenziamento ai lavoratori nel periodo che rimane di copertura della cassa integrazione». Solo un piccolo aspetto positivo dato che, come prosegue l’assessore regionale, la compagnia «non ha mostrato segni di distensione e collaborazione rispetto alle richieste reiterate anche dalla Regione Sardegna».

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Segnali di apertura

«Non possiamo accettare che si chiuda in maniera vergognosa e indegna la storia di 1.322 lavoratori di Air Italy – aggiunge –: la proprietà deve comprendere che serve gestire la vertenza della più grande azienda in crisi del Paese con responsabilità, agendo a tutela dei lavoratori». Un segnale di apertura, affinché si trovi una soluzione per salvaguardare competenze e lavoratori, arriva dal Governo. «Il ministero dello Sviluppo economico è favorevole a proseguire un qualsiasi percorso in cui si salvaguardi l’occupazione e anche le competenze acquisite negli anni dai lavoratori – annuncia Alessandra Todde, vice ministra allo Sviluppo economico –. La vicenda Air Italy è molto particolare, perché la perdita del lavoro è un passaggio grave a cui dobbiamo porre rimedio. Il settore aereo sta vivendo situazione difficile per motivi chiari, tra cui la pandemia che colpito compagnie e mercato. Noi siamo disponibili a supportare qualsiasi percorso con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione». A sollecitare uno stop ai licenziamenti anche Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e mobilità sostenibili per la quale «sarebbe opportuno arrivare con la condivisione tra le Istituzioni coinvolte di un percorso finalizzato al mantenimento delle licenze e all’attivazione in parallelo di programmi di formazione destinati ai lavoratori coinvolti».

I sindacati: dal Governo interessamento tardivo

Nel mezzo della mobilitazione si fa sentire anche la voce delle organizzazioni sindacali che non risparmiano però critiche al Goveno. «L’interessamento del Mise e del Mims è tardivo – dice Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt Sardegna –. Il fatto che ci sia un’altra riunione al ministero del Lavoro prima della fine dell’anno e che nel frattempo non saranno inviate le lettere, lascia ancora qualche piccolissimo spiraglio, ma non possiamo nascondere la preoccupazione». Anche perché, come sottolinea l’esponente della Filt «è necessario che siano garantite le licenze. E questo può avvenire solamente con una proroga della Cig. Questa è l’unica cosa che si può fare dato che la storia di Air Italy è ormai alla fase finale». A puntare il dito sulle istituzioni anche William Zonca della Uil trasporti: «È inaccettabile che un’azienda che ha dei forti interessi radicati nel territorio non si ponga minimamente il problema sociale dei licenziamenti in Sardegna». Quindi la richiesta per l'apertura di un «tavolo istituzionale» per far sì che si evitino i licenziamenti, sotto Natale e in periodo di emergenza da covid.

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