Politica Economica

Air Italy, futuro in salita per la compagnia a 45 giorni dalla chiusura

Gli aerei non ci sono più. I liquidatori hanno ricevuto «alcune manifestazioni d’interesse» per vendere le attività. Possibile la cigs per dieci mesi

di Gianni Dragoni

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Un aereo di AirItaly (Ansa)

Gli aerei non ci sono più. I liquidatori hanno ricevuto «alcune manifestazioni d’interesse» per vendere le attività. Possibile la cigs per dieci mesi


3' di lettura

A quarantacinque giorni dalla messa in liquidazione e dalla chiusura dei voli, il futuro di Air Italy e dei suoi 1.450 dipendenti è avvolto nel buio. Gli aerei non ci sono più, i liquidatori hanno messo in vendita le attività con lo spezzatino, sono disponibili ad accettare offerte per il solo ramo d’azienda volo o per il ramo manutenzione. Ma non ci sono cavalieri bianchi per una compagnia che ha perso 390 milioni negli ultimi due anni, con un fatturato di poco più di 300 milioni all’anno. E questo prima che il Coronavirus abbattesse il traffico aereo in Europa fino all’80-90%, come segnalato dalla Iata.

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Due manifestazioni d’interesse
Ieri da Milano la compagnia ha diffuso questo comunicato: «A seguito del bando pubblicato lo scorso 19 marzo 2020, con termine ultimo di presentazione di offerte alle ore 18 del 25 marzo 2020, Air Italy in liquidazione comunica di aver ricevuto alcune manifestazioni di interesse. I liquidatori procederanno ad esaminare quanto ricevuto per le valutazioni conseguenti». Anche la provenienza del comunicato è indicativa della situazione di abbandono in cui si trova Air Italy. La compagnia aveva il baricentro in Sardegna, a Olbia, dove è nata 54 anni fa, ma le comunicazioni arrivano Milano. Una parte delle attività e del personale erano stati spostati a Malpensa, ma di fatto ormai la Sardegna era già trascurata da Air Italy, in seguito all’ingresso nel capitale di Qatar Airways.

I due liquidatori
Anche i due liquidatori hanno interessi distanti dalla Sardegna. Enrico Laghi è romano, è un professionista pluripoltronato, professore universitario di economia aziendale alla Sapienza, è stato per anni commissario dell’Ilva e in contemporanea anche commissario dell’Alitalia-Sai. In quest’ultima ha fatto parte della terna di commissari dal 2 maggio 2017 fino al dicembre 2019, senza che i commissari trovassero una soluzione, che fosse la vendita o la ristrutturazione. L’altro commissario è Franco Maurizio Lagro, professionista basato a Milano, ha lavorato per 25 anni alla PriceWaterhouse, fino al 30 giugno 2018.

Non ci sono più gli aerei
Non si sa quante siano e di chi siano le manifestazioni d’interesse arrivate ai liquidatori. Ma, anche guardando al tenore della comunicazione, l’interesse dovrebbe essere scarso. Non risulta che ci siano compagnie aeree interessate a rivitalizzare le spoglie di Air Italy. La società non ha più gli 11 aerei con cui volava negli ultimi mesi. I velivoli erano utilizzati in leasing e sono tornati ai proprietari dei velivoli, tra cui c’è Qatar Airways. Forse l’attività più preziosa sono gli slot nell’aeroporto di Milano Linate.

Dipendenti nel limbo
Quanto ai dipendenti, sono sospesi in un limbo. Al momento della liquidazione, deliberata dall’assemblea dei soci l’11 febbraio, per i lavoratori non era possibile ottenere la cassa integrazione perché la compagnia non rientrava nei casi previsti dalla legge per la cigs, cioè o un rallentamento di attività per crisi aziendale o una ristrutturazione. Gli azionisti hanno deciso una liquidazione in bonis, significa in sostanza la chiusura e il pagamento dei dipendenti fino al licenziamento, da attuare con una procedura di licenziamento collettivo, che richiede prima una procedura di comunicazione e confronto con i sindacati. Al massimo i lavoratori avrebbero potuto ricevere la Naspi, l’ex indennità di disoccupazione, per 12 mesi.

Il decreto Coronavirus prevede la cigs
Il decreto legge del 17 marzo sul Coronavirus ha introdotto un aiuto parziale per i lavoratori di Air Italy aprendo loro le porte della cassa integrazione. Il decreto ha incrementato di 200 milioni per quest’anno la dotazione del Fondo di solidarietà per il trasporto aereo. Il Fondo viene impiegato per l’integrazione all’80% del reddito effettivo precedente dell’assegno che viene versato ai lavoratori messi in cassa straordinaria o con Naspi. Il decreto stabilisce quindi che, in deroga ad altre norme, fino al 31 dicembre 2020 «può essere autorizzato nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l'anno 2020 e nel limite massimo di dieci mesi», previo accordo stipulato in sede governativa presso il ministero del Lavoro, il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale «qualora l’azienda operante nel settore aereo abbia cessato o cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale» La cigs è prevista quest'anno per 10 mesi.

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