ddl turismo

Airbnb, chi affitta più di tre appartamenti dovrà dire addio alla cedolare secca

Sfuma l’ipotesi di tassare come una attività d’impresa, come sembrava in un primo momento, chi concede in locazioni brevi più di tre unità immobiliari.

di Marzio Bartoloni

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Sfuma l’ipotesi di tassare come una attività d’impresa, come sembrava in un primo momento, chi concede in locazioni brevi più di tre unità immobiliari.


2' di lettura

Mezza retromarcia del Governo: chi affitta per locazioni brevi (leggasi Airbnb) più di tre unità immobiliari non sarà tassato come una attività d’impresa come sembrava in un primo momento, ma dovrà comunque rinunciare al beneficio della cedolare secca (l’aliquota al 21%). La norma è scritta nero su bianco nella bozza di Ddl sul turismo che il consiglio dei ministri dovrebbe esaminare martedì 25 febbraio. E quindi i tempi per vedere i vigore la norma non saranno brevi.

Lo stop alla cedolare secca
Il nuovo articolo 5 del Ddl messo a punto dal ministero del Turismo guidato da Dario Franceschini supera quindi la prima ipotesi ventilata nelle settimane scorse (c’era anche un emendamento al decreto milleproroghe in questo senso poi ritirato) che faceva scattare l’attività d’impresa per chi destinava più di tre unità immobiliari alle locazioni brevi. Una misura che avrebbe comportato diversi adempimenti, a partire dall’apertura della partita Iva, per chi affitta sempre più spesso sui portali telematici le proprie case ai turisti. Ora la mezza retromarcia che punta comunque a far pagare più tasse a chi affitta. La nuova norma che sarà all’esame del consiglio dei ministri prevede ora che chi affitta più di tre case dal 2021 dovrà rinunciare all’agevolazione della cedolare secca (l’aliquota del 21%) e dunque dovrà calcolare i guadagni derivanti dalle locazioni brevi nell’Irpef. Con il rischio così di veder salire la propria aliquota dell’imposta pagata sui redditi.

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Al via la revisione della tassa di soggiorno
Il Ddl turismo, un collegato alla manovra prevede una serie di misure per il turismo, oltre che per il cinema e lo spettacolo. Nella bozza di quasi venti articoli c’è innanzitutto la definitiva stabilizzazione (finora erano stati prorogati) del credito d’imposta sulle spese per la ristrutturazione (al 65%) e di quello per la digitalizzazione (30%) di alberghi e strutture ricettive. Due misure sulle quali il Ddl stanzia una dote per ora non proprio ricchissima: dal 2021 ci saranno 20 milioni all’anno per il bonus sulle spese di riqualificazione e 5 milioni per quelle di digitalizzazione. Arriva anche la revisione dell’imposta di soggiorno diventata negli anni una giungla di tariffe. La prima novità è che la tassa di soggiorno potrà essere decisa da tutti i Comuni e non solo dai capoluoghi di provincia e dalle località turistiche, ma il suo importo dovrà essere calcolato «in valore percentuale al prezzo effettivamente corrisposto» per la camera d’albergo o la casa affittata e comunque non superiore al 10% e al massimo«sino a 5 euro per notte di soggiorno a persona».

Per approfondire:

La stretta su Airbnb e affitti brevi è rinviata, il Governo prepara riforma ad hoc
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