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Airbnb: con il caro vita, cresciuto del 60% chi affitta casa. Nelle grandi città le prenotazioni superano il precovid

L’incremento degli host si riferisce al secondo trimestre di quest’anno. In base a un sondaggio interno un host su due indica come motivo per cui affitta la propria casa quello di poter arrivare a fine mese o coprire costi crescenti

di Andrea Gagliardi

Giacomo Trovato, Amministratore Delegato Airbnb Italia

3' di lettura

«Ospitare sulla piattaforma è diventato per molti italiani una voce importante del bilancio domestico, una risorsa per far fronte al caro vita dovuto all'inflazione. Basti un dato. I nuovi host che hanno deciso di affittare le loro case sono aumentati del 60% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non solo. In base a un recente sondaggio sui nostri host risulta che uno su due indica come motivo per cui affitta la casa quello di poter contare su una fonte di reddito per arrivare a fine mese o coprire costi crescenti». Così Giacomo Trovato, amministratore delegato Airbnb Italia, che racconta al Sole24ore.com anche alcune novità lanciate oggi dalla piattaforma di viaggi. E mette a fuoco il trend delle prenotazioni nel periodo post Covid

Il caro vita dovuto all’aumento dell’inflazione impatta dunque sul business di Airbnb?

Sì, le persone sono interessate ad avere un guadagno extra attraverso l'ospitalità. Oggi più che mai, perché mettere a reddito casa è sempre più una ciambella di salvataggio per tanti. E a fronte di questo bisogno crescente riscontrato abbiamo messo a punto e appena annunciato alcune innovazioni per facilitare i proprietari nel mettere a disposizione i propri spazi.

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Di cosa si tratta?

Il nostro obiettivo è quello di facilitare le persone nell’apprendere l’arte del fare l’host. E di avere successo dopo aver iniziato. Per questo abbiamo messo a punto tre novità, che saranno lanciate in settimana su tutti i mercati. Un programma “Airbnb start” che facilita a pubblicare l’annuncio su Airbnb e a “traghettarsi” verso il primo soggiorno grazie all’assistenza personalizzata di un “super host”, ossia di un proprietario molto esperto che aiutare che ha il compito di fornire suggerimenti e trucchi del mestiere. Poi abbiamo pensato a un potenziamento della protezione per l’host in caso di danni, con l’assicurazione AirCover che semplifica gli indennizzi e allarga le fattispecie assicurate. Infine lanciamo sei nuove categorie di alloggi (che si aggiungono alle 50 esistenti), dagli spazi accessibili per disabili, agli alloggi ad almeno 3mila metri sul livello del mare, alle case con spazi per giocare per bambini

Come è andata l’estate 2022 rispetto al 2021 in termini di prenotazioni? Siamo tornati ai livelli pre-Covid?

A livello globale il terzo trimestre dell’anno, che coincide con il periodo estivo, ha fatto registrare a livello globale una crescita di prenotazioni del 25% rispetto all’anno precedente, con l’Italia che si muove nello stesso ordine di grandezza. In particolare le prenotazioni nelle grandi città, che più hanno sofferto la mancanza di turisti durante la pandemia, sono aumentate del 27% su base annua. E in Italia hanno superato quelle del periodo pre-pandemico. Anche se rispetto al 2019 l’incremento percentuale maggiore lo fanno registrare le aree rurali e le piccole città.

La tendenza a privilegiare le aree meno affollate, nata con la pandemia, permane anche nel 2022?

Sì. Basti un dato. Le 10 principali città europee in termini di popolarità (da Barcellona, a Parigi a Roma) el 2019 pesavano in Airbnb per il 20% quanto a notti prenotate. Nel 2022, primo anno in cui abbiamo avuto livelli complessivi superiori al pre-pandemia, siamo al 14%.

In Italia quali sono le mete più “gettonate”?

In termini assoluti di prenotazioni le mete più popolari sono tornate a essere le grandi città con ai primi tre posti Roma, Milano e Firenze. Ma resta la tendenza a una diversificazione dei flussi verso zone meno congestionate. Sempre tra le città, quelle che crescono di più in termini di pernottamenti rispetto al periodo prepandemico sono Palermo, Pisa e Como. Mentre le zone rurali registrano tassi di crescita otto volte superiori rispetto alle grandi città

L’Italia storicamente è molto più dipendente dai flussi internazionali. È così anche per Airbnb?

Sì certo. Prima della pandemia quasi l’80% delle prenotazioni in Italia su Airbnb venivano dall’estero. Oggi assistiamo a un massiccio ritorno di stranieri con americani, tedeschi e francesi sul podio per numero di presenze, con i tedeschi che crescono più del 2019. Mentre la classifica della crescita è vinta da Israele, Svizzera e Norvegia, tutti Paesi nei quali è aumentato molto l’appeal del nostro Paese.

Quale è il trend attuale delle prenotazioni in questo ultimo trimestre dell’anno?

Ci aspettiamo una crescita sostenuta delle prenotazioni, sui livello del terzo trimestre o al massimo lievemente inferiore

Con il diffondersi dello smart working vedete anche crescere la durata dei soggiorni?

Sì, è un trend che stiamo registrando. La durata media delle prenotazioni è aumentata quest’anno del 15%. E ormai siamo al punto in cui le prenotazioni di almeno un mese rappresentano il 20% delle notti prenotate su Airbnb. Si tratta di uno zoccolo duro che si è consolidato durante la pandemia. Si tratta spesso dei cosiddetti “nomadi digitali” che scelgono di lavorare spostandosi in giro per il mondo. L’Italia si è dotata di un visto per i nomadi digitali. E noi come Airbnb stiamo lavorando a delle destinazioni che vogliono candidarsi ad essere una specie di hub per loro. Abbiamo annunciato due accordi, uno con il Friuli Venezia Giulia e uno con la provincia di Brindisi per fare una specie di partnership pubblico-privato in cui noi diamo visibilità a queste località che si attivano per offrire spazi di co-working e convenzioni con gli esercizi commerciali locali.


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