intervista a stifanelli, manager italia

Airbnb: «Non facciamo concorrenza sleale agli alberghi»

di Francesca Milano

(Olycom)

3' di lettura

In un Paese che stenta ancora a fidarsi degli acquisti online stupisce che il portale per gli alloggi Airbnb abbia conquistato gli utenti italiani. Eppure il nostro Paese è il terzo al mondo per numero di annunci (300mila) e nel 2016 sono stati più di 6,3 milioni i viaggiatori che hanno dormito in un alloggio italiano trovato sul sito fondato da Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk. Dei record e dei problemi di Airbnb parla Matteo Stifanelli, country manager per l’Italia.

Come ha fatto Airbnb a vincere la diffidenza degli italiani?
In realtà in Italia è sempre stato molto frequente il fenomeno delle vacanze in casa. Molti scelgono questo tipo di sistemazione per la comodità di avere a disposizione una cucina e spazi comuni. Airbnb ha semplificato la ricerca di queste strutture rendendo anche più sicure le transazioni. In più, ci sono zone dell’Italia dove gli alberghi scarseggiano e dove le case-vacanza hanno portato lo sviluppo del turismo e un conseguente impatto economico che altrimenti non ci sarebbe stato. Non si viaggia per dormire da un’altra parte ma per visitare posti nuovi e durante il viaggio si mangia, ci si muove, si fanno acquisti, si visitano musei. In una parola: si spende. In media ogni utente di Airbnb spende 171 euro al giorno in Italia.

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Gli alberghi: ecco uno dei nodi. Siete percepiti come concorrenza sleale. Che cosa rispondete a chi vi critica?
Non c’è una vera concorrenza perché in realtà Airbnb ha spinto un maggior numero di persone a viaggiare, e perché molti di quelli che utilizzano i nostri servizi cercano soluzioni diverse da quelle offerte dagli hotel. Basti pensare che il 74% degli utenti prenota l’intera casa e non la singola stanza. E poi è in aumento il numero di turisti che combinano più sistemazioni nella stessa vacanza.

L’altro nodo è quello della “tassa Airbnb” entrata in vigore…
Così come è scritta, la legge non funziona: è inoperabile e non fa bene al settore. La locazione turistica è uno strumento per generare una crescita economica sostenibile che rischia di essere fermata al palo dalla mancanza di visione. Lo abbiamo detto in ogni modo, ma pare che sui temi di innovazione qualcuno non voglia ascoltare le ragioni di chi cerca di fare la propria parte. Siamo pronti a impugnare la legge.

Intanto, però, l’estate è alle porte: quali sono le previsioni per l’Italia?
Molto buone: tra le destinazioni mondiali che hanno visto crescere di più le prenotazioni c’è anche una località italiana, Levanto: qui le richieste per questa estate sono aumentate del 313%. In generale, la Liguria, la Toscana e il Trentino sono le regioni più gettonate. Invece il maggio numero di annunci disponibili riguarda Roma, Firenze, Milano, Venezia e Palermo. Il 79% dei viaggiatori che utilizza Airbnb in Italia è di origine straniera e in media questi viaggiatori dormono in un alloggio per 3,6 notti.

L’IMPATTO ECONOMICO

Quanto spendono gli ospiti Airbnb in Italia per settore

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Si dice che chi sceglie un alloggio tramite Airbnb lo fa per entrare in contatto con la gente del posto, però poi la stragrande maggioranza prenota l’intero appartamento, senza quindi condividere spazi con il proprietario...
Entrare in contatto con l’host è una opportunità che può essere sfruttata o meno, e non necessariamente di persona. Molti utenti infatti interagiscono con il proprietario via messaggi per chiedere informazioni su che cosa visitare, dove mangiare, quali mezzi pubblici utilizzare. Sapere di poter contare su una persona nel caso in cui se ne abbia bisogno è molto apprezzato, ma allo stesso tempo è apprezzata la privacy: per questo 7 persone su 10 non prenotano una camera all’interno dell’abitazione del proprietario.

Da alcuni mesi Airbnb ha allargato la sua offerta: non solamente alloggi, ma anche “esperienze”. Che cosa significa e come sta andando?
In Italia molto bene, visto che siamo l’unico Paese europeo in cui le esperienze sono già attive in due città (Roma e Firenze) e presto lo saranno anche a Milano. L’Italia è il posto perfetto per questo tipo di offerta perché esistono tante piccole realtà che non possono essere scoperte dai turisti senza l’aiuto dell’host. Rispetto ai tour operator, i “trips” proposti dai proprietari sono meno turistici e più autentici. A Firenze per esempio è possibile andare in cerca di tartufi in campagna e poi imparare a utilizzarli in cucina: un’esperienza unica che è tra le cinque più prenotate al mondo. Il segreto è offrire al turista qualcosa di caratteristico del luogo, ma in chiave innovativa. A Parigi, per esempio, l’esperienza più gettonata è la visita al Louvre con stand up comedy.

I PAESI D’ORIGINE

Paesi di provenienza degli ospiti Airbnb in Italia

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