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AirTag, ecco come funziona il dischetto Apple per non perdere gli oggetti

Il segreto è la tecnologia Ultra Wideband, molto precisa. E se siamo lontani entra in funzione la rete fatta da un miliardo di device iOS all’interno dell’app “Dov’è”

di Luca Salvioli

3' di lettura

I nuovi AirTag di Apple sono dei dischetti bianchi lucidi da 31,9 millimetri di diametro, con uno spessore di 8 millimetri, che appartengono alla categoria dei tracker, consentendo dunque il tracciamento di oggetti che non vogliamo perdere. Si possono mettere nel portafoglio, oppure con degli accessori venduti da Apple possono essere allacciati a uno zaino, a un mazzo di chiavi, a un trolley.

Per utilizzarli occorre aver aggiornato ad iOS 14.5. L’abbinamento all’iPhone (o iPad) è semplicissimo. Una volta aperta la confezione basta sfilare la protezione di plastica e la batteria si accende. AirTag viene riconosciuto, si abbina all’ID Apple con il bluetooth e gli si può dare un nome. Se ne possono abbinare fino a 16 diversi.

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La precisione dell’Ultra Wideband

Per ritrovarli, basta aprire l’app “Dov’è”, che fino ad ora si poteva utilizzare per localizzare i propri device Apple, ma solo se localizzati alla rete. Con gli AirTag il funzionamento è molto più preciso e affibabile. Questo perché oltre al bluetooth, la localizzazione funziona grazie a “Posizione precisa”, che ci guida verso il punto esatto con indicazioni tipo bussola sul display dell’iPhone sfruttando giroscopio e accelerometro.

L’indicazione è così precisa grazie alla tecnologia Ultra Wideband, che sfrutta impulsi di energia a radiofrequenza. Questa funzione è disponibile dall’iPhone 11 in poi, che hanno al loro interno il chip Ultra Wideband U1, dedicato proprio a questo.

La nostra bussola digitale ci dà informazioni molto puntuali, come direzione e distanza, e se proprio non riusciamo a finire la caccia al tesoro si può attivare un piccolo suono.

Con l’Ultra Wideband la ricerca è precisa e grazie al giroscopio ed accelerometro entra in modalità bussola

La forza del network “Dov’è”

E se siamo fuori dal raggio di azione del bluetooth, e ad esempio abbiamo dimenticato le chiavi in ufficio? Qui entra in gioco l’aspetto più interessante. Apple sfrutta tutta la sua base di device iOS, arrivata a un miliardo. Se un iPhone passa vicino al nostro AirTag, lo riconosce. L’informazione viene mandata sul cloud di Apple e nella nostra app “Dov’è” la posizione verrà aggiornata. Il famoso ecosistema di Apple aggiunge così una funzione di valore per i propri utenti.

Se perdiamo l’AirTag, sempre da “Dov’è” si può impostare la “modalità smarrito”. In questo modo si riceve una notifica quando viene ritrovato e a scelta dell’utente si può impostare un numero di telefono e un messaggio da far apparire sui device Apple che passeranno nelle vicinanze, in modo che ci possano avvertire.

La privacy

Le privacy è un elemento importante e delicato per un oggetto del genere. Apple su questo aspetto sta investendo molto ormai da anni, come soluzione e come comunicazione, in antitesi alle aziende che basano il proprio business sull’advertising con la monetizzazione dei dati degli utenti. La comunicazione tra iPhone e AirTag sfrutta la crittografia end-to-end quindi nessuno riesce a risalire al proprietario o localizzarlo all’interno del network “Dov’è”. Inoltre sugli AirTag non vengono conservati dati storici sulla posizione.

Apple dice inoltre che AirTag è costruito per trovare gli oggetti e non le persone. Se qualcuno ci mette il suo AirTag nello zaino, dopo un po’ il nostro iPhone lo riconoscerà e ce lo dirà. Se non abbiamo iPhone, AirTag dopo un po’ di tempo in movimento lontano dal suo proprietario si farà comunque riconoscere iniziando a suonare.

Il prezzo

AirTag ha certificazione IP67, dunque può andare in acqua a una profondità di un metro per mezzora. La batteria dura un anno ed è la onnipresente CR2032 agli ioni di litio. Costa 35 euro se singolo, 119 per averne quattro.


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