intervista a Licia Mattioli

«Aiutare le imprese estere già presenti»

Per il Vicepresidente di Confindustria il tema più importante per gli investitori esteri in Italia è la certezza del diritto: civile, penale e fiscale

di Silvia Pieraccini


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Licia Mattioli

2' di lettura

«Non ci sono dubbi: il tema più importante per gli investitori esteri in Italia è la certezza del diritto, civile, penale e fiscale».

Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e a capo dell’advisory board investitori esteri (Abie) dell’associazione imprenditoriale, è stata la promotrice dei protocolli d’intesa firmati con le Regioni - il primo con la Toscana nel gennaio scorso, seguito da Lazio e Emilia-Romagna - diretti innanzitutto a consolidare la presenza delle multinazionali sui territori e a monitorare il loro stato di salute.

Perché è importante sapere come stanno gli investitori già presenti?
Perché quando “hanno la peritonite” è difficile intervenire. Conoscendo i sintomi, invece, si può aiutarli a non entrare in difficoltà Questo lavoro si può fare tutti insieme, Confindustria, Stato, Regioni, Comuni. Il protocollo vuole avvicinare proprio questi soggetti. In Toscana il presidente Enrico Rossi ha già fatto molto.

L’obiettivo è evitare fughe dall’Italia?
Dobbiamo concentrarci sulla retention: è fondamentale che quando un investitore arriva sul territorio non venga abbandonato. L’indagine che abbiamo fatto sulle grandi imprese estere in Italia dice che il 70% degli investimenti greenfield nel Paese viene realizzato da chi è già presente qui. Senza contare l’effetto-moltiplicatore: per ogni addetto occupato da un’impresa estera che investe se ne creano quattro nell’indotto. E per ogni euro di valore aggiunto creato se ne generano altri 2,6.

Dunque ne beneficiano anche le Pmi?
Sì, in due direzioni: le multinazionali portano le piccole e medie aziende che entrano a far parte della loro filiera a internazionalizzarsi e a migliorare gli standard produttivi. Le fanno diventare così più competitive.

Però per rimanere in Italia, così come per decidere di insediarsi qui, le multinazionali hanno bisogno di infrastrutture, giustizia certa, tempi rapidi.
Il vero problema è la certezza del diritto, perché quando fai un investimento devi avere regole chiare, che non possono cambiare in corso d’opera. L’Italia invece è stata capace di fare addirittura norme penali retroattive. La certezza del diritto - civile, penale, fiscale - rimanda per esempio all’Ilva: aver firmato un accordo con certe caratteristiche, poi modificate, ha portato alla situazione di oggi.

In Toscana in primavera si voterà per il governo regionale. Teme un cambio d’approccio al tema delle multinazionali?
Le multinazionali in Toscana sono importantissime, un pezzo fondamentale dell’economia regionale. Chiunque andrà al governo, spero voglia continuare a guardare a questo settore con l’attenzione che merita.

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