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Aiuti «contro l’ambiente»: dal gasolio alla corrente, ecco che cosa diventerà più caro

Tutte le voci fiscali classificate come aiuti dannosi: dalle agevolazioni per le grandi industrie fino al rifornimento delle ambulanze. Correttivi allo studio

di Jacopo Giliberto

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Tutte le voci fiscali classificate come aiuti dannosi: dalle agevolazioni per le grandi industrie fino al rifornimento delle ambulanze. Correttivi allo studio


9' di lettura

In queste settimane il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato di voler rincarare l’accisa del gasolio per modificarne il prezzo e rendere il diesel più costoso della benzina, con una spesa per i consumatori stimata in circa 5 miliardi di euro, perché è ritenuto un sussidio dannoso per l’ambiente il divario con l’accisa della benzina, ancora più alta.
Non c’è solamente quello. Sono stati classificati in 19,8 miliardi l’anno i sussidi che danneggiano l’ambiente. Secondo i diversi criteri di classificazione, le imprese ne godono per 3,8 miliardi e le famiglie per 2,8 miliardi l’anno. Sono risorse importanti che il Governo vuole trasformare in parte in aiuti verdi.

Che cosa sono, quanto costano, chi sono le persone e le aziende sussidiate? Sono davvero tutti sussidi negativi per l’ambiente? Infine: sono davvero tutti sussidi? Un esempio per tutti: l’Iva agevolata sull’acquisto della prima casa è stata classificata fra i sussidi, e inoltre fra quelli dannosi per l’ambiente. È una classificazione corretta?

Programmi in contrasto: gli autotrasportatori

C’è anche un divario fra i diversi progetti di riordino di questi sussidi. Un paragone valga da esempio per tutti.
Nel 2000 il Governo, bisognoso di incassi freschi, aumentò le accise sui carburanti (legge 388 del 2000 articolo 24) ma per non penalizzare gli autotrasportatori inferociti stabilì all’articolo 25 che una parte della maggiore accisa sarebbe stata risarcita ai soli autotrasportatori con un rimborso a parte.

Il Piano nazionale energia e clima mette al primo posto da eliminare al più presto questo sussidio pagato agli autotrasportatori, un sussidio che pesa 1,58 miliardi l’anno.
Invece il piano del ministro Costa fa l’esatto contrario: aumenta il gasolio per tutti e non tocca il sussidio agli autotrasportatori. Il ministro Sergio Costa lo ha confermato nell’intervista con Manuela Perrone (Il Sole 24 Ore del 13 settembre): «L'autotrasporto non è stato preso in considerazione dalle misure esaminate dalla commissione interministeriale. Il differente trattamento fiscale tra gasolio e benzina, uno dei Sad di cui si è occupata la commissione, non ha nulla a che fare con le agevolazioni di cui gode il settore dell'autotrasporto».
Protesta con un’interrogazione parlamentare il senatore leghista Paolo Arrigoni: la proposta del ministro «è fuorviante e demagogica, in alcun modo legata a motivazioni ambientali ma piuttosto all'inasprimento delle tasse, per una stima di circa 5 miliardi, che il Governo cerca di mascherare».
Invece è d’accordo con la proposta di Sergio Costa una parte del mondo ambientalista, come Rossella Muroni, parlamentare di Liberi e Uguali, secondo la quale il «taglio ai sussidi fossili» è giusto e «iniziare a ridurli è necessario».
A parere di altri esperti, come gli economisti, invece non si tratta proprio per nulla di sussidi, come afferma per esempio l’analista Francesco Ramella in uno studio.

Tante classificazioni

I numeri divergono secondo i criteri adottati e secondo la definizione di sussidio. Il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e ambientalmente favorevoli, che viene emanato il 30 giugno di ogni anno dal ministero dell’Ambiente, ha una definizione larghissima di sussidio diretto o indiretto, e nel caso delle contestate accise altissime sui carburanti considera un sussidio per esempio il fatto che la penalizzazione fiscale del gasolio sia un po’ meno furiosa di quella che pesa sulla benzina. Il piccolo divario tra i due disincentivi viene considerato un sussidio antiecologico concesso a chi usa il gasolio.

Un esempio di sussidio indiretto censito dal Catalogo, osserva la Corte dei conti, è il fatto che «le agevolazioni legate all'Iva presuppongono l'idea di una aliquota standard unica per cui tutte le applicazioni dell'aliquota ridotta legate all'energia sono considerate una spesa fiscale». Cioè tutti gli scostamenti fiscali meno severi di altri vengono classificati alla voce sussidio.
Nell’edizione più recente del Catalogo, edizione 2018 pubblicata nel dicembre scorso, le 598 pagine di dossier rendicontano 19,8 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi. Secondo le valutazioni delineate dal Governo nel Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima, i sussidi favorevoli all’ambiente e quelli dannosi si equilibrano bilanciandosi con un pari peso sugli 11-12 miliardi l’anno. Infatti non ci sono solamente i sussidi cattivi; ci sono anche quelli buoni, come per esempio gli incentivi all’elettricità rinnovabile, l’aiuto all’acquisto di monopattini elettrici o i contributi al riciclo degli imballaggi.I sussidi ambientalmente favorevoli sono necessari per spingere la decarbonizzazione dell'economia del Paese insieme con il piano New Generation annunciato a metà settembre dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Quali sussidi tagliare

Il Piano energia e clima del Governo tra i sussidi aveva individuato 43 meccanismi che intervengono sulla transizione energetica e li aveva divisi secondo la praticabilità. I peggiori e più urgenti sono 30, quelli da valutare sono 10 e quelli che chiedono un intervento internazionale sono 3.
Poi il Governo nel decreto Clima di un anno fa aveva proposto un taglio lineare del 10% a tutte le agevolazioni dannose per l’ambiente a partire dal 2020, con l’obiettivo di azzerarle entro il 2040. Poi il progetto era sparito dal testo del decreto.
Ai primi di luglio nel Piano nazionale di riforma il Governo aveva pensato anche di razionalizzare gli aiuti; la Corte dei conti aveva analizzato la proposta e aveva osservato che il progetto di riforma è confuso e poco trasparente.

I magistrati contabili descrivono nel complesso il Fisco attuale: «L’attuale assetto del sistema fiscale è senza dubbio poco trasparente anche perché correzioni alla progressività, politiche per la competitività, la famiglia e la lotta all’inquinamento, così come gli incentivi ai beni di merito, sono stati introdotti anche a prezzo di una stratificazione di spese fiscali, che hanno ormai superato 540 unità per un valore stimato di oltre settanta miliardi». Poi nel dettaglio dei sussidi ambientalmente dannosi specificano: «Tagliare le agevolazioni in campo energetico senza una chiara strategia di sostituzione tra fonti implica un aumento dei prezzi nel breve periodo — accentuando la povertà energetica — e tocca necessariamente interessi concentrati ma spesso ben rappresentati».Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha inserito il dossier dei sussidi nel piano di

rilancio del Paese presentato il 9 settembre.

Nel frattempo il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha deciso di rincarare l’accisa che penalizza il gasolio, portandola allo stesso livello del peso fiscale sulla benzina. Il motivo dichiarato è riavvicinare (in salita) il disincentivo fiscale fra i due carburanti, la cui differenza è classificata alla voce di sussidio. Nel mese di agosto il ministero ha aperto una consultazione online per chiedere a cittadini, associazioni e imprese che cosa pensassero del rincaro ecologico del gasolio e di altri ritocchi fiscali fatti a tutela dell’ecologia. Insieme con il rincaro del gasolio, che invece il Piano energia e clima del governo non mette come primario, il ministro vuole togliere altre agevolazioni dannose per l’ambiente: vuole appesantire le accise sul metano autoconsumato direttamente dai giacimenti di gas, sul Gpl industriale, sul gas dei grandissimi consumatori, su combustibili e carburanti usati dalle forze armate; infine vuole togliere le agevolazioni alla produzione della gomma e all’estrazione del magnesio dall’acqua di mare. Alcuni di questi sussidi vengono descritti nel dettaglio più sotto.

Nel mirino del Piano energia e clima

Il Piano energia e clima ha elencato i sussidi che in via teorica il Governo vorrebbe eliminare, in parte diversi da quelli proposti dal ministro Costa.
Aveva classificato 30 «sussidi da analizzare in via prioritaria perché in contrasto con gli obiettivi del Piano», i 10 i sussidi che «richiedono ulteriori approfondimenti tecnici» (tra i quali l’accisa del gasolio) e 3 «sussidi da riformare a livello comunitario o globale» (per esempio l’accisa sui carburanti degli aerei, regolata da accordi internazionali).
Ecco i dieci con maggior peso economico. Il rimborso parziale delle accise sul gasolio pagate dagli autotrasportatori (1,58 miliardi), l’Iva agevolata per l’elettricità delle famiglie (586,7 milioni), l’accisa meno pesante per i carburanti agricoli (913 milioni), aiuti fiscali alle centrali elettriche (455,4 milioni), l’accisa meno severa per i combustibili da riscaldamento in montagna, in Sardegna e nelle isole minori (152,8 milioni), l’accisa più lieve sul gas dei grandi consumatori industriali (60,9 milioni), una deduzione dal reddito dei distributori di carburanti (40,3 milioni), l’accisa più leggera per carburanti e combustibili acquistati dalle forze armate (23,2 milioni), l’accisa agevolata per il Gpl industriale (12,6), l’accisa agevolata per i carburanti usati dai taxi (10,8 milioni).

Altri sussidi contestati dal Piano clima, ma ritenuti meno attuabili e meno prioritari, erano per esempio la differenza di accisa tra benzina e gasolio, ma anche:
O l’Iva agevolata su elettricità e gas delle aziende (1,4 miliardi);
O l’esenzione dall’accisa sull’elettricità delle famiglie (634 milioni);
O l’accisa meno feroce sui carburanti avio (1,6 miliardi).

Tra i sussidi ci sono quelli per siderurgia, ceramica e altri settori ad alta intensità energetica, come le agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica (l’aiuto agli energìvori vale 626 milioni) e per quelle disponibili a distacchi istantanei o di emergenza della fornitura elettrica (l’interrompibilità vale 98 milioni), come le quote di emissione di CO2 (394,63 milioni) e gli aiuti alle imprese a rischio di carbon leakage, oppure ancora le tariffe incentivate del Cip6/92 (445,9 milioni).

Perché è colpito il gasolio

Perché colpire il gasolio? Lo aveva detto sul Sole 24 Ore il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ma lo dice il ministero dell’Ambiente del Catalogo: «Dal punto di vista ambientale —afferma il documento — questa differenza di trattamento in termini fiscali rappresenta una distorsione rilevante, poiché incoraggia l'utilizzo di veicoli che hanno emissioni più elevate», in particolare polveri e ossidi di azoto.
Il gasolio però ha emissioni più basse in termini di anidride carbonica, e il Catalogo lo ammette: «D'altra parte, i motori diesel, quando correttamente mantenuti e monitorati, sono più efficienti in termini energetici rispetto a quelli a benzina e ciò può condurre alla riduzione di emissioni di CO2 (gCO2/km) contribuendo al raggiungimento degli obiettivi climatici di riduzione dell'anidride carbonica».

La Corte dei conti sul caso del gasolio

Interessante il commento dato nell’audizione dell’8 luglio dai magistrati della Corte dei conti: «Un esempio a questo proposito è la voce più rilevante tra quelle evidenziate, ovvero la minore aliquota del diesel rispetto alla benzina, valutata in oltre 6 miliardi. È ben noto come in Francia la proposta di una limitata revisione al rialzo delle aliquote sul diesel nell'autunno 2018 abbia acceso una forte rivolta sociale legata alla maggiore povertà energetica delle zone rurali, tale da far congelare l'intero progetto. In Italia, una revisione in questo senso, pur auspicata da più parti e semplice da implementare,vedrebbe l'opposizione del settore dell'autotrasporto e della logistica e dunque è classificata nel gruppo dei provvedimenti che meritano ulteriori approfondimenti».
Aggiunge la Corte dei conti sulla classificazione dei sussidi:
«La classificazione adottata nel Pniec non segue un ordine di priorità derivante da una valutazione del prezzo efficiente, ovvero quel prezzo che considera i costi esterni come base per l'aliquota di accisa. Secondo taluni orientamenti in letteratura, ad esempio, i settori con massima priorità di intervento dovrebbero essere il trasporto aereo e marittimo, la pesca, la raffinazione, l'agricoltura e l'allevamento perché il rapporto tra costi esterni e imposta correttiva è particolarmente elevato. Nell'ordine di priorità del Pniec, al contrario, gli interventi sul trasporto aereo e marittimo sono demandati a specifici accordi da sottoscrivere a livello comunitario o internazionale, con un basso grado di realizzabilità».

I diversi sussidi dannosi per l’ambiente

L’elenco dei sussidi dannosi per l’ambiente è una fonte di scoperte e di curiosità. Ecco una selezione tratta dal Pniec e dal Catalogo del ministero. In genere gli importi sono modestissimi; dove riportati sono relativi al 2019.
Accise agevolate per:
O i carburanti utilizzati nel trasporto ferroviario,
O i carburanti per le autoambulanze,
O i lubrificanti impiegati nella lavorazione della gomma,
O i carburanti per il prosciugamento dei terreni alluvionati,
O i carburanti delle idrovore dei terreni bonificati,
O i carburanti per le prove sperimentali e collaudo di motori di aviazione e marina,
O l’energia elettrica impiegata nelle abitazioni di residenza con potenza fino a 3 kW fino a 150 kWh di consumo mensile (634,08 milioni),
O i prodotti energetici impiegati come carburanti per la navigazione aerea diversa dalla navigazione privata e per i voli didattici (1,6 miliardi).
Iva agevolata per
O la cessione, da imprese costruttrici e non, di case di abitazione, non di lusso, prima casa per acquirente,
O fertilizzanti in senso generale (escluso biologico) (534,53 milioni)
O energia elettrica per uso domestico (1.663,79 milioni)
O energia elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere (1.403,12 milioni).

Gli aiuti ai petrolieri

Ci sono anche aiuti alle compagnie petrolifere.
Secondo il Catalogo dei sussidi, per una strana interpretazione le royalty pagate dalle compagnie petrolifere sui giacimenti nazionali (e dai consumatori nel prezzo finale) sono classificate tra i sussidi. «Dal punto di vista ambientale, il regime nazionale delle royalties altera la concorrenza rispetto all'uso di fonti energetiche più pulite e favorisce l'estrazione e la successiva combustione di petrolio e gas naturale, con relativi rischi per gli ecosistemi marini e terrestri ed emissioni in atmosfera».
A parte le assurdità contenute in questi documenti, quanto viene aiutato il settore dei giacimenti?
Ecco i sussidi al settore, con la valutazione economica contenuta nel Catalogo dei sussidi: 
O Riduzione dell'accisa sul gas naturale impiegato negli usi di cantiere, nei motori fissi e nelle operazioni di campo per l'estrazione di idrocarburi? 0,20 milioni nel 2019
O Esenzione dall'accisa sull'energia elettrica prodotta da impianti di gasificazione, 0,5 milioni nel 2019,
O
Franchigia sulle aliquote di prodotto della coltivazione di gas naturale e petrolio (royalties), 52 milioni,
O Fondi per ricerca, sviluppo e dimostrazione per gli idrocarburi (petrolio e gas), 74,53 milioni.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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