INTERVISTA A EUGENIO GIANI

«Aiuti diffusi alle aziende e più made in Tuscany per il rilancio»

Il presidente della Toscana annuncia un cambio di passo nel sostegno alle imprese.
«Più digitalizzazione, progetti green e reshoring. Recovery Fund? Pronto un piano da miliardi»

di Silvia Pieraccini

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Eugenio Giani sè alla guida della regione Toscana dallo scorso settembre

Il presidente della Toscana annuncia un cambio di passo nel sostegno alle imprese.
«Più digitalizzazione, progetti green e reshoring. Recovery Fund? Pronto un piano da miliardi»


4' di lettura

Mai si sarebbe aspettato di cominciare così il mandato al vertice della Regione Toscana. Eugenio Giani, 61 anni, fiorentino, laureato in Giurisprudenza, impegnato fin da giovane nel partito socialista e poi dal 2007 nel Pd, alle spalle 30 anni di esperienza nelle istituzioni locali, è un grande appassionato di storia, tradizioni e sport, più che un esperto di sanità e di economia. Ma l’emergenza Covid e la conseguente emergenza economico-sociale hanno imposto al neo presidente - che nel settembre scorso ha vinto le elezioni col 48% di voti (e un distacco di otto punti dalla candidata leghista Susanna Ceccardi) - di occuparsi a tempo pieno di temi a lui meno “familiari”, più aridi e più “pesanti”, che stanno dominando l'avvio di legislatura.

Da politico navigato, Giani finora ha evitato di parlare di rilancio economico, di riprogrammazione (alla vigilia peraltro del bilancio 2021 che sarà molto complicato), di priorità, di settori su cui investire e strumenti per farlo; e, a differenza di molti, non si è sbilanciato nell’evocare “nuovi modelli” post-Covid, “nuove visioni” e nuovi bisogqni. L’unico intervento in tema finanziario lo ha fatto per chiedere al Governo il rinvio della privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena (il Tesoro ha il 68%), così da evitare – ha detto – rischi di tagli occupazionali e di accesso al credito per il sistema produttivo toscano in questa difficile fase.

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Presidente, nel primo semestre la Toscana ha perso il 12% del Pil. Cosa farà la Regione per aiutare le imprese?
Negli ultimi mesi la Toscana ha già rimodulato 264 milioni di fondi europei del settennato 2014-2020, destinando 115 milioni a un bando che finanzia gli investimenti delle imprese, 10 milioni per l'innovazione digitale, 18,5 milioni per la filiera del turismo e fondi anche per l'agricoltura.

Quindi continuerà a seguire la strada aperta dal suo predecessore Enrico Rossi: bandi per cofinanziare gli investimenti e per tamponare la perdita di fatturato?
La strada sarà ancora questa, combinando le risorse nazionali per l’emergenza con quelle per sviluppo e investimenti che potranno derivare dal bilancio regionale, dai fondi europei per il prossimo settennato 2021-2027 e dai programmi Recovery Fund e New Green Deal.

Lei ha parlato spesso di “Toscana diffusa” e di necessità di aiutare tutti i territori: è questo il modello per la ripresa economica?
Sì. Dobbiamo preservare un ecosistema diffuso in tutta la Toscana, favorendo innovazione, digitalizzazione, sostenibilità ambientale, conservazione anche di saperi e prodotti specifici.

Non pensa sarebbe meglio sostenere aziende e filiere trainanti, come la moda, la meccanica e la farmaceutica, per farne motori della ripartenza?
Non penso esista più motivo di contrapposizione tra imprese grandi e piccole: tutti hanno capito di avere bisogno gli uni degli altri. E il rafforzamento di tutte le filiere è la chiave per mantenere le presenze produttive e per favorire il reshoring, il fenomeno di ri-approdo di delocalizzazioni da Paesi terzi. L’idea non è preservare cose antieconomiche ma rendere competitivi settori apparentemente maturi.

Cosa cambierà nella politica di attrazione degli investimenti? E nella gestione delle crisi aziendali?
Stiamo lavorando a una nuova impostazione per mettere in sinergia crisi aziendali e attrazione di nuovi investimenti, capitalizzando l’esperienza positiva dell'ufficio regionale ‘Invest in Tuscany' sotto l’egida della presidenza regionale.

Come avvenuto con l'azienda di costruzioni Inso acquisita da Fincantieri insieme alla Regione?
Certo, il caso Inso di questi giorni rappresenta un caso precursore del metodo di lavoro per il futuro.

La Toscana si è scoperta incapace di spendere i soldi per alluvioni e frane, col risultato che 154 milioni sono nel cassetto da anni. Come intende sbloccarli?
Gli interventi contro il dissesto idrogeologico sono tecnicamente complessi e hanno procedure complicate. Il ministero dell'Ambiente sta lavorando a un decreto proprio per risolvere questi problemi. Serve una filiera di comando più corta e tempi certi per l'approvazione dei progetti. Farò un monitoraggio mensile dell'avanzamento di progetti e lavori per aiutare gli enti locali a superare gli ostacoli, mettendo a disposizione un tavolo regionale.

Viste le difficoltà a spendere, come farete a impiegare i miliardi europei attesi dal Recovery Fund?
Il Recovery Fund è un’opportunità e la Giunta regionale ha già messo a punto le richieste al Governo. È un documento che contiene progetti per oltre 12 miliardi che vanno dalla digitalizzazione all'innovazione, dalla rivoluzione verde alle infrastrutture, istruzione, salute. La Toscana c'è, sta dicendo la sua; ora si tratta di incalzare il Governo a tenere conto delle nostre richieste.

Veniamo ai nodi irrisolti e ereditati. Le infrastrutture, eterna tara della Toscana: alzerà la voce col Governo?
Sulle infrastrutture la pazienza della Toscana è finita. Questa è la legislatura in cui sbloccheremo le tante situazioni incompiute in modo da poter colmare il ritardo di accessibilità e modernità nella Toscana diffusa. Sappiamo cosa va fatto, ci confronteremo con tutti, ma poi decideremo e lavoreremo per rimuovere gli ostacoli residui.

I rifiuti indifferenziati: come si smaltiranno? Adeguando la raffineria Eni di Livorno per fare carburante green?
Sui rifiuti gli ambiti territoriali devono essere autonomi e le filiere produttive avere soluzioni in linea con l'economia circolare, coinvolgendo i privati. Sulla raffineria Eni abbiamo incontrato i sindaci per riavviare il confronto e avremo modo di parlare con azienda e Governo.

Quindi lei è ottimista sulla ripresa? La Toscana ce la farà?

Il made in Tuscany sarà la leva del nostro rilancio, un messaggio di grande attrattiva e motore per la promozione della Toscana nel mondo. Formerò un gruppo tecnico che lavori alla valorizzazione di tutto ciò che è di origine Toscana.

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