I controlli delle Entrate

Ristori: ecco le 4 situazioni tipo che fanno scattare i controlli anti-furbetti

Individuate quattro tipologie ricorrenti di posizioni a rischio che hanno fatto scattare alert e comunicazione alla Guardia di Finanza

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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4' di lettura

Liquidare bonifici in dieci giorni dall’arrivo dell’istanza e predisporre una domanda semplice in grado di consentire non solo la puntuale determinazione e il pagamento della somma di aiuto richiesto ma anche controlli preventivi di primo e secondo livello. È su queste direttrici che l’agenzia delle Entrate, guidata da Ernesto Maria Ruffini, si è mossa per erogare nei mesi scorsi 10,2 miliardi di euro a oltre 3,3 milioni di partite Iva in difficoltà economica a causa della pandemia.
E ora, a partire da oggi 1° aprile, si appresta a gestire con le stesse regole la nuova tornata di sostegni su cui il Governo Draghi ha puntato oltre 11 miliardi di euro.

La velocità nei pagamenti non significa però rinunciare ai controlli. Un’attività collaudata nei precedenti ristori e svolta su due livelli che ha già consentito di bloccare 120mila posizioni che non avevano diritto al contributo, a cui si aggiungono 217 casi di tentate frodi per un valore complessivo di 243 milioni di euro.

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Verifiche a più livelli

Ma come funzionano i controlli? Il primo livello, svolto anche con l’ausilio del partner tecnologico Sogei, prevede l’incrocio dei dati tra quelli già in possesso dell’amministrazione e quelli autocertificati dal contribuente per l’istanza al fondo perduto. In caso di errore si procede allo scarto. Nella prima tornata degli aiuti di luglio e Natale gli scarti sono stati 30mila e legati a errori nelle partite Iva o nell’indicazione della fascia di ricavi 2019 o degli importi di fatturati e corrispettivi di aprile 2019 e aprile 2020, o ancora la perdita di fatturato inferiore a un terzo.

Più delicato il secondo livello che si concentra sulla correttezza dell’Iban e sul rispetto degli obblighi di comunicazione dei dati Iva nel corso del 2019, dalle dichiarazioni alle liquidazioni periodiche dell’imposta. Lo scarto in questo caso è stato più consistente e in relazione alla correttezza dell’Iban intestato o cointestato al codice fiscale che richiede l'indennizzo le domande bloccate sono state 46mila, mentre per inadempienze agli obblighi Iva gli scarti sono stati 44mila.

Tipologie a rischio e alert

Dagli scarti sono emerse poi almeno 217 posizioni a rischio frode. E in questo caso sono almeno quattro le tipologie ricorrenti che hanno fatto scattare alert e comunicazione alla Guardia di Finanza.

1) Si parte dai Non operativi che, pur non svolgendo attività nel 2019, hanno trasmesso lo scorso luglio e-fatture datate aprile 2019.

2) Ci sono poi quelli che gli uomini di Ruffini hanno definito i Perseveranti, ossia soggetti che, pur avendo visto scartata per inesattezza dei dati, hanno continuato a presentare la domanda ma con informazioni diverse e non hanno mai risposto alla richiesta di ulteriori ragguagli.

3) Un caso ricorrente tra i cosiddetti “piccoli” è quello dei Sovradimensionati. Si tratta di partite Iva che sono in regime forfettario e dunque con ricavi o compensi annui inferiori a 65mila euro e non obbligati alla trasmissione delle fatture elettroniche che però nella domanda al fondo perduto hanno indicato importi per il solo mese di aprile per oltre un milione di euro.

4) Quarta categoria individuata dalle Entrate è quella dei Non calamitati. Sono imprese che nell’istanza hanno indicato il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio dei Comuni colpiti da calamità naturali o da terremoti, i cui stati di emergenza erano ancora in atto al 31 gennaio 2020 (data in cui è inziata l’emergenza per il Covid-19) e quindi si sono avvalsi della chance di accedere al contributo senza calo del fatturato.

Perdita di fatturato e attività svolta

Proprio da una di queste segnalazioni congiunte su alcuni richieste di aiuti in odore di frode è scattato il maxisequestro di 182mila euro effettuato la scorsa settimana dalla Guardia di Finanza di Crotone. Nel mirino i contributi a fondo perduto richiesti da un imprenditore calabrese sia con i ristori di luglio sia con quelli successivi di Natale. La spia della frode si è accesa sulla perdita di fatturato. I finanzieri hanno infatti accertato che l’imprenditore di Isola di Capo Rizzuto, titolare di un bar ora denunciato alla procura della Repubblica, per ottenere un contributo a fondo perduto di oltre 60mila euro aveva dichiarato falsamente alle Entrate un’ingente perdita di fatturato non in linea con l’attività svolta.

La ricostruzione del reale volume d’affari dell’azienda ha consentito alle Fiamme gialle di accertare l’indebita percezione del contributo. Non solo. Dalla verifica è emerso come il titolare dell’azienda, appena ricevuto il contributo di denaro pubblico, lo avesse immediatamente sperperato per spese personali. Dall’incrocio di quei dati e dalle indagini finanziarie sui conti correnti dell’imprenditore sono emerse le false comunicazioni che hanno portato al successivo sequestro di 182mila di ristori indebitamente percepiti.

Si tratta del più alto sequestro effettuato finora dalle Fiamme gialle dopo quello di 90mila euro effettuato a Palermo bei confronti di due distributori di carburanti che avevano dichiarato nell’istanza presentata un fatturato di circa dieci volte inferiore a quello effettivo. E, sempre per aver “barato” sulla perdita di fatturato, quattro società lombarde si sono viste confiscare 87mila euro di aiuti a fondo perduto dalla Guardia di Finanza di Gorgonzola.

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