Contratti di sviluppo

Aiuti alle filiere, partenza l’11 aprile

I decreti del ministero di Giorgetti per il via alle domande: sui contratti di sviluppo in tutto 3,1 miliardi, di cui 1,7 previsti dal Pnrr per moda-arredo-design, automotive, chimica, metalli, agroindustria, microelettronica, eolico, fotovoltaico, batterie

di Carmine Fotina

Osservatorio Pnrr: ecco tutti gli importi dei piani europei di ripresa

4' di lettura

L’11 aprile si apre la corsa a una nuova tornata di contratti di sviluppo, da 3,1 miliardi di cui 1,7 finanziati con le risorse europee del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Sono pronti i due decreti della Direzione incentivi del ministero dello Sviluppo economico che aprono i termini per la presentazione delle domande da parte delle imprese. Un decreto rende operativo l’investimento 5.2 del Pnrr, “Competitività e resilienza delle filiere produttive”, da 750 milioni, con l’altro bando entra nel vivo l’investimento 5.1 “Rinnovabili e batterie” da 1 miliardo. Le domande che non dovessero presentare i requisiti per entrare in questi due investimenti, tuttavia, potranno rientrare nella graduatoria ordinaria dei contratti di sviluppo che sono stati rifinanziati dalla legge di bilancio, quindi con risorse statali, per 1 miliardo e 370 milioni dal 2022 al 2026. Di qui il plafond complessivo da circa 3,1 miliardi.

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I settori e le condizioni

I contratti di sviluppo, misura principe della cassetta degli attrezzi di politica industriale, operativi dal 2011, offrono un mix tra finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto. Il decreto con risorse Pnrr da 750 milioni individua sei filiere strategiche: automotive, design, moda e arredo, microelettronica e semiconduttori, metallo ed elettromeccanica (cui andrà almeno il 60% del plafond), chimica-farmaceutica e agroindustria. L’altro provvedimento punta su fotovoltaico (400 milioni), eolico (100) e batterie (500).

Nel primo caso le domande vanno presentate a partire dalle 12 dell’11 aprile ma non c’è termine di chiusura dello sportello. Nel secondo caso si parte alle 12 dell’11 aprile e lo sportello chiude alle 17 dell’11 luglio. Per entrambi i filoni le istanze vanno presentate a Invitalia, che sarà anche tenuta a verificare che i progetti di investimento rispettino una serie di condizioni tra le quali il principio europeo Dnsh (do no significant harm, cioè non arrecare danni all’ambiente, pena la revoca delle agevolazioni); il divieto di cumulo, per gli stessi costi, con incentivi di altri programmi Ue; la coerenza dei progetti con i vincoli temporali del Pnrr e la tracciabilità dell’utilizzo delle risorse Ue; il rispetto della destinazione prioritaria di almeno il 40% delle risorse alle regioni del Sud e della componente digitale dei programmi. Le imprese proponenti devono anche impegnarsi, se è previsto un incremento occupazionale, all’assunzione prioritaria di lavoratori che percepiscono interventi di sostegno del reddito, che risultano disoccupati a seguito di procedure di licenziamento collettivo o che provengono da aziende del territorio oggetto dell’investimento che sono coinvolte in tavoli di crisi. Tra le condizioni, viene indicata anche la promozione del rispetto dei principi della parità di genere e della valorizzazione dei giovani.

La procedura

I due bandi Pnrr erano attesi entro marzo. «Raggiungiamo nei tempi uno dei più importanti traguardi fissati nel Piano - dice il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti - perché sono ridisegnati e potenziati i contratti di sviluppo molto apprezzati dal mondo delle imprese». Ulteriori risorse potrebbero arrivare dal Fondo sviluppo e coesione 2021-27. «Abbiamo inoltre chiesto alla ministra per il Sud Carfagna - spiega Giorgetti - di anticipare e sbloccare ulteriori fondi per far partire più velocemente altri progetti nel Mezzogiorno».

Invitalia avvierà le attività di verifica delle domande nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione e potrà considerare anche progetti che sono già stati presentati, che non sono stati avviati prima del 1° febbraio 2020 ma che risultano sospesi per carenze di risorse, sempre se rientrano nelle filiere individuate del Pnrr. Le imprese, inoltre, potranno richiedere che si applichino ai contratti di sviluppo le disposizioni previste dal Quadro temporaneo Ue sugli aiuti di Stato, se i progetti hanno valenza nazionale, ma in questo caso la misura va notificata alla Commissione Ue che deve autorizzarla.

I progetti già in campo

Ci sono già dei progetti in fase molto avanzata che aspettavano la partenza ufficiale delle agevolazioni Pnrr. Li ha indicati lo stesso ministero dello Sviluppo economico nella periodica relazione sull’aggiornamento degli interventi sul Piano. Nel settore fotovoltaico Enel ha presentato l’istanza di un accordo di sviluppo per la realizzazione di una gigafactory a Catania. Nel settore eolico, l’azienda svedese Midsummer è in pista con un progetto industriale e un progetto di ricerca e sviluppo nell’area di Modugno, in provincia di Bari. Nel settore delle batterie si è già arrivati alla definizione di un’intesa con Stellantis per un contributo pubblico - 370 milioni, che includono però anche agevolazioni fiscali di Transizione 4.0 - per la gigafactory che nascerà a Termoli.

Il prossimo passo sarà la pubblicazione del bando per la costruzione di autobus elettrici a cui sono destinati ulteriori 300 milioni del Pnrr. Giorgetti lavora alla creazione di una filiera autonoma in Italia che non si limiti al solo assemblaggio. In prima fila c’è Industria Italiana Autobus, società controllata dallo Stato che produce veicoli con il marchio Menarinibus. «In questa fase - aggiunge il ministro dello Sviluppo - sostenere gli investimenti produttivi risponde non solo alla necessità di gestire l’impatto economico e sociale della transizione digitale e green ma anche gli effetti del conflitto in Ucraina sulle nostre filiere industriali. Dobbiamo pertanto accelerare sulle misure per il settore manifatturiero, assicurando così all’Italia e alla Ue l’autonomia strategica».

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