Decreto Sostegni

Tra bonus e sconto contributi in media 6.200 euro di sostegno ai professionisti

La maggior parte degli iscritti agli Ordini riceverà l’importo minimo di indennizzo. Tra vecchi e nuovi bonus, molti arriveranno intorno ai 6.200 euro

di Antonello Cherchi e Valeria Uva

3' di lettura

Per la maggior parte dei professionisti ordinistici il nuovo contributo del decreto Sostegni si fermerà al gradino numero uno: mille euro minimi, garantiti a tutti coloro che hanno subito perdite di fatturato per almeno il 30 per cento. Mentre solo una quota minoritaria porterà a casa un bottino superiore, variabile in base all’incrocio di due fattori: fatturato di partenza e perdite mensili subite l’anno scorso.

Se poi a questi mille euro si sommano ai bonus Covid già riconosciuti a una buona fetta di professionisti ordinistici (per un totale di 2.200 euro) e all’esonero previdenziale in arrivo (che può valere al massimo 3mila euro), si arriva a un bilancio potenziale di ristori intorno ai 6.200 per molti di loro. Questo è l’ordine di grandezza medio stimabile per ora, visto che al momento diverse voci che compongono il menu dei sostegni per avvocati, commercialisti e ingegneri, tra gli altri, non sono ancora misurabili con esattezza.

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Chi ha incassato i «vecchi» ristori

Partiamo dalle certezze: sono quasi 500mila i professionisti che hanno incassato il reddito di ultima istanza (Rui) previsto nel 2020 che valeva, appunto, 2.200 euro. Una platea che come segnalano i dati Adepp è sostanzialmente coincidente per i mesi di marzo, aprile e maggio (le differenze dipendono anche da leggere modifiche dei requisiti). Di fatto quasi uno su due dei professionisti (1,1 milioni perché i pensionati attivi non avevano diritto al bonus) ha dichiarato nel 2019 un reddito inferiore ai 50mila euro. In testa gli avvocati: quasi 146mila a maggio (il 60% del totale) e ingegneri e architetti, anche loro sopra quota 102mila.

UN ANNO DI RISTORI CATEGORIA PER CATEGORIA
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Chi incasserà i nuovi aiuti

Fin qui il passato. Il 30 marzo si è aperta la rincorsa agli ultimi sostegni. Di fatto, gran parte dei professionisti si collocherà nella prima fascia, quella fino a 100mila euro di fatturato 2019. Lo confermano i dati disponibili: secondo le statistiche Mef la media dei compensi da attività professionale dichiarati nel 2019 è di 69.140 euro. Certo i compensi non sono del tutto sovrapponibili al fatturato (mancano ad esempio eventuali introiti da cessione di beni strumentali) ma si avvicinano a quello che ogni professionista dovrà valutare.  Ebbene partendo appunto dai 69mila euro e ipotizzando una perdita 2020 al 30% (minimo indispensabile per accedere), il sostegno ottenibile è di 1.037 euro, solo 37 euro in più del minimo.

Andando nel dettaglio delle categorie, solo i commercialisti hanno in partenza la possibilità di “battere” il minimo grazie a un volume d’affari medio dichiarato alla Cassa nel 2019 (anno di imposta 2018) di ben 119.100 euro: con un calo minimo del 30% si può sperare in un contributo di 1.787 euro. Ma, restando nella stessa categoria, basta spostarsi al Sud per scendere a 55mila euro di volume d’affari Iva, che danno diritto a 825 euro di sostegno, da integrare al minimo di mille euro. Integrazioni fino ai mille euro anche per gran parte degli avvocati, che con un volume d’affari medio di 57.752 euro arriverebbero altrimenti solo a 866 euro di sostegno, sempre con il minimo del calo. Per non parlare delle professioni tecniche, che la crisi dell’edilizia ha fermato a 36.026 euro. In questo caso però si possono prevedere cali più gravi per effetto del lockdown: già a - 35% si cominciano a superare i mille euro.

Il sostegno previdenziale

Un’altra stampella in arrivo è quella dell’esonero parziale dai contributi 2021 alle Casse. Requisiti e importi sono ancora da definire, ma la relazione tecnica al Dl ipotizza un massimo di 3mila euro annui per circa 330mila professionisti che devono centrare il doppio requisito di un reddito sotto i 50mila euro e un calo del 33% del fatturato. Una somma che si confronterebbe con l’estrema varietà dei contributi minimi soggettivi richiesti da ogni Cassa: si va dai 780 euro degli psicologi ai 3.320 dei geometri, passando per i 2.685 dei commercialisti e i 2.890 degli avvocati.

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