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Aiuti alle imprese, vale il calo del fatturato o degli utili? L’ipotesi del saldo in due rate

Il Governo studia un meccanismo in due tempi: nuovo acconto con contributi automatici basati sul fatturato e seconda rata collegata al calo di reddito

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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2' di lettura

«Non si può avere tutto», ha spiegato Mario Draghi in conferenza stampa quando ha evocato il dibattito, interno anche al governo, sui parametri da utilizzare per i nuovi aiuti alle partite Iva.

I due criteri possibili: perdita di fatturato e calo degli utili

La divisione è fra la rapidità del criterio basato sulla perdita di fatturato e la precisione di quello che invece guarda al calo di redditività, dato dall’incrocio fra dinamica delle entrate e andamento dei costi. Il primo taglia i tempi dei pagamenti, perché sfrutta il canale telematico già usato dal primo decreto Sostegni (alla data di venerdì 16 aprile, spiega l’agenzia delle Entrate, sono stati liquidati oltre 3 miliardi di euro a un milione di autonomi); il secondo inquadra meglio le difficoltà vissute da autonomi e piccole imprese, come ha spiegato anche l’Ufficio parlamentare di bilancio.

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L’ipotesi del meccanismo «in due tempi»

Il derby potrebbe risolversi in un pareggio. Con un meccanismo in due tempi, che erogherebbe subito un nuovo acconto in base al fatturato, come sta accadendo ora, e rimanderebbe a un momento successivo il saldo fondato sulla caduta della redditività. Di quanto successivo? Il premier ha parlato di «tre-quattro settimane in più», ma il calendario rischierebbe di essere più lungo.

Per il saldo necessario attendere il deposito dei bilanci

La fonte prima dei dati necessari alla definizione dei sostegni chirurgici sono i bilanci. Ma le norme emergenziali hanno dato tempo alle aziende fino alla fine di giugno per la loro approvazione. In questo caso, quindi, il saldo dovrebbe attendere almeno luglio, a meno di aprire una corsia preferenziale per chi avendo già chiuso i conti sia nelle condizioni di presentarli prima.

Il nodo della platea di imprese in contabilità semplificata

Ma c’è un problema in più. Larga parte della platea interessata al fondo perduto è in contabilità semplificata, e non presenta i bilanci. Per loro, quindi, la strada ipotizzata dal premier è «l’imponibile fiscale». Che va cercato nelle dichiarazioni: da presentare entro il 30 novembre. I tempi insomma si allungherebbero di parecchio. A meno di non accogliere la proposta lanciata nei giorni scorsi da Fratelli d’Italia che ha chiesto di anticipare i termini per chi è in difficoltà economica e punta ad accedere agli aiuti nuovo modello.

La cornice comunitaria del Temporary Framework

Sul piano tecnico, la pagina non è bianca perché il meccanismo, suggerito anche dalla disciplina comunitaria del Temporary Framework, era già stato studiato ai tempi del Conte-2. Quando però era stato accantonato anche perché un’analisi troppo puntuale avrebbe rischiato di far emergere soggetti già integralmente compensati delle perdite reali dagli aiuti precedenti. Un caso probabilmente non troppo diffuso, vista l’entità della crisi e il peso specifico dei contributi statali, ma non trascurabile.

Per i costi fissi si punta al credito d’imposta

Sui costi fissi un intervento ci sarà, e passerà da un rilancio del credito d’imposta sugli affitti e da una replica delle esenzioni Imu per il turismo. In arrivo è poi un fondo destinato a permettere ai Comuni di introdurre sconti sulla Tari per le attività frenate dalle misure anti-contagio, come avvenuto già la scorsa primavera.

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