ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl nuovo incentivo

Aiuti alle industrie che tagliano del 20% i consumi di energia

Il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti firma il decreto Mise che aggancia i contratti di sviluppo al Temporary framework Ue sulla guerra. Un altro obiettivo è la riduzione della CO2 del 40% anche con l'idrogeno

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Aiuti mirati al taglio dei consumi energetici e alla decarbonizzazione dei processi produttivi: arriva con l’applicazione del Temporary framework europeo una prima mossa del governo uscente sul fronte del caro energia. Sono interessate le imprese che saranno in grado di presentare progetti per il risparmio di energia e l’uso di una fonte alternativa quale l’idrogeno nel processo industriale.

Nuovo contratto di sviluppo

Le aziende potranno candidarsi per accedere a un nuovo contratto di sviluppo, al quale si applicherà la sezione 2.6 del Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato approvato dalla Commissione Ue per fra fronte ai danni economici della guerra in Ucraina.

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Il decreto ministeriale Mise

I dettagli sono contenuti in un decreto ministeriale appena firmato dal ministro dello Sviluppo economico (Mise), Giancarlo Giorgetti. L’Italia avrebbe rischiato di non sfruttare l’opportunità aperta dalle regole europee con la sezione 2.6 approvata lo scorso 20 luglio, di qui l’emanazione del provvedimento, in chiusura dell’esperienza del governo Draghi, che consente di applicare il nuovo regime fino al 30 giugno 2023. «Le aziende colpite dai danni per la guerra - dice Giorgetti - ora potranno contare su altre misure che agevolano programmi e innovazioni per la tutela ambientale. Un sostegno per l’industria stretta tra gli effetti negativi della guerra e il caro energia».

Strumento di politica industriale

I contratti di sviluppo sono il principale strumento di politica industriale gestito da Mise e dalla società in-house Invitalia, basato su un mix di finanziamento agevolato, contributo in conto interessi, contributo in conto impianti e contributo diretto alla spesa da negoziare tra ministero e azienda. Ora potranno finanziare anche progetti per «accelerare il percorso di decarbonizzazione delle attività industriali, in particolare attraverso l’elettrificazione e le tecnologie che utilizzano idrogeno rinnovabile e idrogeno elettrolitico» e interventi di «efficientamento energetico».

I requisiti per i programmi di sviluppo

I programmi di sviluppo ammissibili, anche in funzione di ridurre la dipendenza dal gas importato dalla Russia, devono essere volti a a un taglio sostanziale del consumo di energia nei processi produttivi e a una riduzione di CO2 derivante dalle attività industriali che attualmente fanno affidamento sui combustibili fossili. Bisognerà raggiungere una riduzione di almeno il 40% delle emissioni dirette di gas a effetto serra mediante l’elettrificazione dei processi produttivi o l’utilizzo di idrogeno rinnovabile e di idrogeno elettrolitico in sostituzione del gas come fonte di energia o materia prima. Oppure andrà tagliato di almeno il 20% il consumo di energia in relazione alle attività sovvenzionate. In entrambi i casi i progressi devono essere rapportati alla media dei cinque anni precedenti.

Agevolazioni fino al 60% dei costi ammissibili nel caso di piccole imprese

Per accedere alle agevolazioni, che possono arrivare fino al 60% dei costi ammissibili nel caso di piccole imprese, l’azienda dovrà dimostrare che l’investimento non sarebbe stato realizzato senza l’aiuto e che non porta a un aumento della capacità produttiva. Un successivo provvedimento della Dg incentivi del Mise stabilirà i termini presentare le domande.

Provvedimento alla Corte dei Conti

Il decreto del Mise, che va ora alla Corte dei Conti, introduce anche ulteriori semplificazioni per tutti i contratti di sviluppo, quindi anche quelli che non si basano sul regime temporaneo Ue. In sostanza, si accelera l’iter facendo coincidere l’approvazione del programma di sviluppo con la concessione dell’agevolazione e si limitano le variazioni del progetto, in riferimento alle operazioni societarie, per le quali è richiesta un’autorizzazione di Invitalia. Infine, tra i progetti orientati alla tutela ambientale potranno rientrare anche quelli finalizzati all’economia circolare.

A questo decreto si affianca un ulteriore provvedimento firmato da Giorgetti con il quale vengono ripartiti i 2 miliardi sbloccati ad aprile dal Cipess a favore dei contratti di sviluppo. Si tratta di risorse del Fondo sviluppo e coesione, quindi vincolate per l’80% a progetti nel Mezzogiorno, che andranno nella misura di 1,5 miliardi a progetti presentati con la procedura ordinaria dei contratti di sviluppo e per 500 milioni a nuovi accordi di programma e ad accordi di sviluppo per la tutela ambientale. Il rifinanziamento dovrebbe garantire la copertura di 101 progetti, alleggerendo, anche se solo in parte, il carico di programmi bloccati per mancanza di fondi: al 30 giugno erano 193 per una richiesta di agevolazioni pari a 3,3 miliardi. I contratti di sviluppo, per tutte le tipologie di progetto finanziabili, sono stati finanziati dalle ultime leggi di bilancio complessivamente con 1,37 miliardi per il periodo 2022-2026 cui si sommano i 2 miliardi del Fondo sviluppo e coesione. «Abbiamo visto che i contratti di sviluppo hanno un impatto positivo e altamente produttivo per la nostra industria - commenta Giorgetti - per questo motivo come Mise abbiamo investito moltissimo su questo strumento chiedendone più volte il rifinanziamento».

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