inchiesta dei pm di roma

Congo, Ak-47 e macete: così è avvenuto l’agguato al convoglio italiano. Inchiesta dei pm di Roma

L’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci in Congo da venerdì. I ribelli del Fdrl negano responsabilità. I magistrati firmano le prime deleghe d’indagine per ricostruire gli eventi

di Ivan Cimmarusti

Congo, il ministro degli Esteri: troveremo assassini di Attanasio

L’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci in Congo da venerdì. I ribelli del Fdrl negano responsabilità. I magistrati firmano le prime deleghe d’indagine per ricostruire gli eventi


3' di lettura

L’ipotesi è «l’attentato contro organi costituzionali». Reato disciplinato dall’articolo 289 del codice penale che serve alla Procura di Roma per avviare i primi accertamenti sul barbaro agguato in Congo ai danni dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo. Un’inchiesta che avrà comunque l’obiettivo di ricostruire gli eventi di quella che è definita una «imboscata in piena regola» con lo scopo di sequestrare il diplomatico.

Attanasio giunto a Goma venerdì

I magistrati hanno firmato le prime deleghe investigative e i nostri agenti dei servizi di informazione stanno già muovendo i primi passi in Congo, a Goma, nella provincia del Kivu Nord, dove è avvenuto l’agguato. Un supporto – a quanto risulta – arriva dallo stesso presidente della Repubblica e capo dello stato congolese Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, che a Goma ha inviato una squadra a supporto degli accertamenti. Si tratta di tre componenti del gabinetto presidenziale (due del collegio diplomatico uno della direzione della stampa). Stando alle prime informazioni, l’ambasciatore Attanasio era giunto a Goma venerdì 19 febbraio a bordo del jet della Monusco immatricolato 5y/SIM. Lunedì, alle 9:27 un convoglio formato da due veicoli del Pam (Programma alimentare mondiale) è partito da Goma verso il comune di Kiwanja, nel territorio di Rutshuru, con a bordo Attanasio, il militare Iacovacci e agenti del Pam.

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I ribelli del Fdlr negano responsabilità

I primi riscontri hanno portato il vertice politico congolese ad accusare le Forza democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994. Secondo le informazioni, infatti, in quella provincia avrebbero costituito una roccaforte. Eppure, secondo il sito Actualite.cd – che cita fonti del gruppo ribelle – Fdlr non sarebbe responsabile dell'attacco. Secondo un comunicato presidenziale congolese, «gli assalitori, sei di numero e muniti di cinque armi di tipo Ak47 come anche di un machete», hanno esploso «tiri di avvertimento prima di obbligare gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli nel fitto del parco, dopo aver abbattuto uno degli autisti al fine di creare il panico».

L’agguato alle 10.15 (le 9.15 in Italia)

Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l'autista. Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoco nel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma. Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in «una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri».

L’analisi dell’International Crisis Group

L’assassinio dell'ambasciatore Luca Attanasio «si inscrive in una lunga serie di omicidi non evidenziati dai media, segno della disintegrazione dello Stato. Il potere di Kinshasa dovrebbe mostrarsi più preoccupato per questa situazione». Lo ha scritto su Twitter un analista dell’International Crisis Group, Onesphore Sematumba.

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