Mercato dell'arte

Al Brafa successo di vendite per gli arredi, l'arte del 900 e tribale

di Stefano Cosenz


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5' di lettura

Brafa, la fiera d'arte di antiquariato di Bruxelles, inaugurata il 21 gennaio e giunta ormai alla fine (ha chiuso ieri) arrivata alla 62a edizione superando i 60mila visitatori (oltre 58mila nel 2016), nuovo record per l'evento, acquista ogni anno che passa un glamour sempre più raffinato al pari di più celebri fiere a Maastricht e Parigi. È il parere di quattro importanti galleristi italiani che da anni espongono nei prestigiosi ed eleganti spazi del Tour & Taxis. “Brafa è sempre di più un viaggio nell'arte, un tuffo sensoriale che apre il cuore e la mente – afferma Mattia Martinelli della galleria milanese Robertaebasta , specializzata in Design -. Il pubblico è colto, preparato e pronto a vedere pezzi straordinari ed anche a volerli acquistare. A differenza di altre mostre è proprio evidente la preparazione degli spettatori. Sono felice di parteciparvi e sono onorato nel farlo grazie ai molti commenti positivi che riguardano il nostro stand. Anche quest'anno devo ammettere che le vendite sono andate bene, abbiamo venduto svariati pezzi, senza una logica di prezzo, ma solo con una logica di bellezza. Dunque il pezzo giusto alla persona giusta. Abbiamo venduto un paravento di Fornasetti a 25mila euro, oltre a tutti i mobili in pergamena per un valore che varia dai 10mila ai 20mila euro”.

Al Brafa successo di vendite per gli arredi, l'arte del 900 e tribale

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Tanti i collezionisti presenti e anche tra i curatori sono giunti dal Louvre di Parigi e da diversi altri musei. Anche per Federico Chiale della galleria Chiale Fine Art di Racconigi (Cuneo): “Brafa 2017, rispetto alle scorse edizioni, ha decisamente aumentato il livello qualitativo degli espositori – spiega - e di conseguenza dei clienti. I collezionisti provengono ormai da tutto il mondo e la fiera non ha più nulla da invidiare al Tefaf e alla Biennale di Parigi. Un aspetto fondamentale è l'organizzazione dell'evento: impeccabile in ogni aspetto. Per quanto riguarda il mercato Brafa 2017 è per noi una edizione positiva con nuovi contatti ed una grossa vetrina, che speriamo possa in futuro attirare nuovi clienti. Gli oggetti venduti hanno come comune denominatore la qualità: le vendite, infatti, sono state fatte a collezionisti che sempre di più investono in oggetti rari e da collezione, in grado di aumentare il valore nel corso degli anni. Abbiamo venduto ad un nuovo collezionista due vassoi veneziani dorati e laccati in gesso colato per un valore di circa 8mila euro, provenienti da una importante collezione privata americana”.

Anche la galleria milanese Il Quadrifoglio specializzata in antiquariato, ha fatto affari: “Abbiamo venduto importanti arredi italiani del Settecento a collezionisti stranieri, interessati anche a sculture dell'epoca, rimasti attratti dal gusto neoclassico col quale abbiamo arredato il nostro stand al Brafa – dichiara Augusto Brun. - In particolare abbiamo venduto una bellissima consolle siciliana del tardo Settecento, in stile neoclassico, in legno dorato e dipinto al retro su vetro, appartenente ad una serie di quattro, di cui una è a al Victoria & Albert Museum di Londra, una seconda presso la Temple Newsan House di Leeds e la terza custodita in precedenza nella collezione di Lady Anne Tree. La sua quotazione era di 150mila euro. Laura e Luca Burzio, antiquari italiani a Londra con l'omonima galleria Luca Burzio Fine Art , tengono a precisare un comportamento abbastanza comune da parte dei collezionisti che visitano il Brafa: “I collezionisti tornano anche due o tre volte e solo negli ultimi giorni decidono cosa acquistare. Abbiamo però già in corso importanti trattative e siamo molto colpiti dalla preparazione dei visitatori. Non solo belgi, ma anche svizzeri, tedeschi e parigini. Persino il pubblico del weekend, tradizionalmente meno specializzato, si è rilevato colto e interessato”.

Arte moderna e contemporanea si conferma leader alla fiera. La galleria Harold t'Kint de Roodenbeke di Bruxelles ha venduto un acquarello su carta giapponese di Marc Chagall, Au Cirque, per una cifra compresa tra 300mila e 350mila euro e un olio di Paul Delvaux, Jardin d'Eden, per un prezzo tra 600mila e 800mila euro. Un nuovo espositore, Rodolphe Janssen di Bruxelles, specializzato in arte contemporanea, ha scambiato sin dal primo giorno una ventina di opere tra cui un olio su lino del statunitense Sean Landers, Maroon Bells (Deer), per 130-140mila dollari, opere dei fratelli tedeschi con base a Colonia Gert e Uwe Tobias per cifre comprese tra 3.500 e 45mila euro e cinque opere su carta realizzate a partire dagli anni '50 dall'artista belga Pierre Alechinsky per 25mila euro ciascuno. La galleria Samuel Vanhoegaerden di Konkke-Heist in Belgio ha avuto sin dal primo giorno opere dell'olandese Bram Bogart (80mila euro), del belga Fred Eerdekens (30mila euro), di Keith Haring, di Alexander Calder, mentre la Whitford Fine Art di Londra ha trattato opere dell'artista belga Joseph Lacasse per 30mila euro circa e ben sei dipinti (oltre a due in riserva) con collezionisti belgi, francesi e tedeschi (con un range di prezzo tra 30 e 70mila euro) di Frank Avray Wilson, artista britannico nato a Mauritius, tra i primi ad essere attivi nell'action painting. La galleria belga Maruani Mercier di Bruxelles, anch'essa specializzata in arte contemporanea, ha venduto due grandi opere del giovane britannico Gavin Turk con un range di prezzo tra 60mila e 90mila euro, di Keith Haring, tre opere dell'artista concettuale statunitense Hank Willis Thomas (15-70mila euro) e del californiano Allan McCollum (per oltre 100mila euro). La stessa galleria ha pure ceduto un'opera dell'italiano Francesco Clemente, Portrait of Christy Turlington, per un prezzo tra 120mila e 150mila euro. La galleria Xavier Eeckhout di Parigi ha venduto molte sculture in bronzo tra cui Heron (bird) del grande scultore belga Albéric Collin, anni trenta, per un prezzo tra 60mila e 80mila euro. Anche la Boon Gallery di Konkke-Heist in Belgio ha venduto sculture, in marmo, di Pablo Atchugarry, per cifre comprese tra i 35mila e i 125mila euro, ad un certo numero di famiglie belghe, note nel mondo dell'industria, grazie a un recente record mondiale dell'artista (400mila euro) ottenuto in un'asta di Christie's a New York nel novembre 2016: da quel momento l'atelier dell'artista è completamente sold out nel mondo. Un cavallo di battaglia dell'Aktis Gallery di Londra è il cinese Zao Wouk-ki, trasferito a Parigi nel 1948, richiesto anche dai clienti russi. La Stern Pissarro Gallery di Londra ha venduto 14 opere, tra cui tre Calder intorno ai 300mila euro e un Gino Severini, mentre la Galerie des Modernes a Parigi ha scambiato un Magritte, Nocturne del 1923, intorno ai 600-650mila euro. La galleria belga Oscar De Vos di Sint-Martens-Latem ha ceduto sin dal primo giorno una tela di Paul Delvaux del 1950, La grande sirène, e nei giorni successivi un'importante opera del pittore e incisore belga Frits Van Den Berghe, Obsession, per una cifra intorno ai 600mila euro.

Leadership nel mercato dell'arte tribale. Didier Claes, vicepresidente del Brafa e titolare di una delle più prestigiose gallerie internazionali di arte tribale, la Galerie Didier Claes di Bruxelles, ha venduto per 700mila euro una statua del popolo Hemba del Congo risalente al XIX secolo, rappresentazione protettiva di un antenato. Tra le opere passate di mano nella galleria Serge Schoffel ART PREMIER, anch'essa di Bruxelles, una figura “Ngya Bongo” in legno del Sudan meridionale alta 85 cm, risalente alla fine del XIX secolo – inizi XX secolo, venduta per 30mila euro. La galleria Grusenmeyer Woliner di Bruxelles, specializzata in scultura, archeologia, gioielleria, arti decorative del Sud Est Asiatico, Cina e India, ha venduto una scultura in pietra arenaria raffigurante una divinità maschile della popolazione dei Khmer della Cambogia risalente al XII secolo e una figura cerimoniale Adze del popolo dei Maori, Nuova Zelanda, del 1800 per circa 100mila euro. Infine, dalla Desmet Gallery di Bruxelles un collezionista belga ha comprato una scultura in marmo di Bacco di Domenico Parodi, artista genovese del tardo periodo barocco, risalente alla prima metà del XVIII secolo, per una cifra intorno ai 150mila euro.

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