NOMINE

Al Cdm il valzer di prefetti in attesa dei vice ai Servizi

Il 6 luglio a palazzo Chigi movimento di dirigenti del Viminale. A fine mese la nomina del nuovo prefetto di Roma, resta l’incognita dei due vice all’Aise

di Marco Ludovico

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(STEFANO CAROFEI)

Il 6 luglio a palazzo Chigi movimento di dirigenti del Viminale. A fine mese la nomina del nuovo prefetto di Roma, resta l’incognita dei due vice all’Aise


3' di lettura

Il Consiglio dei ministri ieri ha deciso trasferimenti e nomine per 15 prefetti su proposta del titolare del Viminale, Luciana Lamorgese. Così si completa, intanto, il quadro dei capi dipartimento dell’Interno. La casella lasciata vuota da Betty Belgiorno, passata dagli Affari interni e territoriali alla direzione Affari generali, personale e risorse finanziarie, ora è riempita da Claudio Sgaraglia in uscita da Perugia. Sgaraglia dovrà fare i conti con la revisione dei collegi elettorali, obiettivo di enorme impegno.

Spostamenti a catena in tutta Italia
Da Perugia parte un domino di trasferimenti. Nel capoluogo di regione umbro arriva Armando Gradone, sostituito a Siena da Maria F0rte che lascia Reggio Emilia; nella città emiliana il nuovo prefetto sarà Iolanda Rolli da Macerata, dove arriva Flavio Ferdani. Maria Teresa Cucinotta da Lecce va a Catanzaro, nella città pugliese il prefetto sarà Maria Rosa Trio.
Maurizio Falco da Piacenza approda a Latina, avvicendato da Daniela Lupo, mentre Giancarlo Di Vincenzo raggiunge la prefettura di Pescara. Diventa ispettore generale Angelo Carbone e cede la guida del Fec (fondo edifici di culto) ad Alessandra Camporota, in uscita da Rimini dove le dà il cambio Giuseppe Forlenza. Giacomo Barbato da Chieti si sposta per la direzione amministrazione generale dei dipartimento Vigili del fuoco. Nella città abruzzese entra Armando Forgione, capo delle specialità della Polizia di Stato, nominato prefetto.

Le nomine più attese: Roma e capo dei Vigili del fuoco
Al Viminale, soprattutto, ora si fanno scommesse sul nuovo titolare di palazzo Valentini, prefettura di Roma. Gerarda Pantalone, in attesa di nomina per la Corte dei Conti, scade a fine mese. In corsa due cavalli di razza: Bruno Frattasi, capo dell’Ansbc (agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati), e Matteo Piantedosi, numero uno al gabinetto. Sulla poltrona dell’agenzia antimafia, se si libera, punta Michele di Bari, alla guida del dipartimento Libertà civili.
Al timone del gabinetto, invece, potrebbe giungere un prefetto donna con un alto incarico nel comparto sicurezza. Di certo, su Roma, deciderà la politica. Uscirà poi a fine settembre per limiti di età Salvatore Mario Mulas, capo del dipartimento Vigili del fuoco. In lizza la sua vice, Antonella Scolamiero, e i prefetti Laura Lega (Firenze), Renato Franceschelli (Padova) e Claudio Palomba (Torino).

I vice ai Servizi di informazione e sicurezza
I vertici dell’intelligence sono da settimane in attesa di vedere riempite alcune caselle vacanti. All’Aise (agenzia informazioni e servizi esterna), diretta da Gianni Caravelli, c’è un solo vicedirettore, il generale Angelo Agovino, da poco nominato vicario, mentre va designato il posto di vice lasciato vacante da Caravelli e quello di Giuseppe Caputo, a fine luglio in uscita per un incarico al gruppo sanitario privato San Donato. All’Aisi (agenzia informazioni e sicurezza interna) al comando del prefetto Mario Parente inautunno lascerà per pensionamento il vicario Valerio Blengini; oltre l’altro vice, Vittorio Pisani, in questi giorni si sta discutendo la ricostituzione della casella del terzo vicedirettore.

La partita di Conte sull’intelligence
Per legge è il presidente del Consiglio a nominare direttori e vice dei servizi di informazione e sicurezza, informato il presidente del Copasir, oggi Raffaele Volpi (Lega), e «sentito» - termine non poco ambiguo - il Cisr (comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica). Nel comitato, presieduto da Conte, segretario il direttore generale del Dis, prefetto Gennaro Vecchione, siedono Luciana Lamorgese (Interno), Lorenzo Guerini (Difesa), Luigi Di Maio (Esteri), Roberto Gualtieri (Economia e Finanze), Alfonso Bonafede (Giustizia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico).Al Cisr più di un ministro non manca di dire la sua. Si è riunito anche ieri ma senza decisioni sui nomi. Nei fatti, con le ultime nomine fatte e da fare, il Cisr è diventato una camera di compensazione politica tra le varie candidature. Ognuna, per andare a decisione, secondo lo stile adottato da Conte deve avere il massimo consenso politico. E le discussioni non sono mancate. Nel frattempo, la fila dei candidati a vice direttori dei Servizi è sempre più lunga. Il clima politico non è certo dei più favorevoli nella maggioranza di governo. I tempi delle scelte sull’intelligence rischiano così di diventare sconfinati.

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