AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùLa strategia verso il voto

Al centrodestra ora serve un nome per evitare il libera tutti

Finché c'era in ballo la candidatura del Cavaliere nessuno, almeno pubblicamente, si era sottratto dal sostenerla. Ma ora il quadro è cambiato.In ballo, oltre alla scelta del futuro Capo dello Stato, c'è anche il destino politico di molti

di Barbara Fiammeri

Quirinale: domani la prima votazione, Berlusconi si ritira

3' di lettura

Da giorni attendevano che Silvio Berlusconi uscisse di scena. Pur dichiarandogli il pieno sostegno di Lega e Fratelli d'Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni non nascondevano il loro forte scetticismo sulla candidatura del Cavaliere. Il segretario del Carroccio in questi giorni ha fatto sapere di aver sentito i diversi leader di partito e di essere pronto a confrontarsi su un nome che avrebbe «convinto, se non tutti, molti». Chiaro che non poteva trattarsi di quello dell'ex premier, sul quale invece veniva esercitato un pressing insistente affinché «dimostrasse» di avere i numeri.

La postilla della nota di Berlusconi: Draghi deve restare a Palazzo Chigi

Berlusconi, nella nota letta dalla senatrice Licia Ronzulli, agli alleati nel corso della riunione ha sostenuto che lui quei numeri li avrebbe ma che si fa da parte perché serve mantenere il Paese unito. Con l'aggiunta della “postilla”: Draghi deve restare a Palazzo Chigi per consentire al Governo di proseguire la sua azione fino alla scadenza naturale della legislatura. Passaggio su cui Meloni si è fatta sentire facendo sapere urbis et orbis che per lei invece le elezioni anticipate restano la prima scelta e, soprattutto, che su Draghi non c'è alcun veto.Questo significa che se il gioco di Salvini e di Forza Italia (almeno ufficialmente) è quello di far fuori dalla corsa l'attuale premier, Fratelli d'Italia non parteciperà.

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Lo scenario di un libera tutti dopo il passo indietro dell’ex premier

Ma c'è un altro problema. Il centrodestra a questo punto difficilmente potrà individuare un nome forte della sua area capace di raccogliere più voti di quelli che avrebbe raccolto Silvio Berlusconi. Basta leggere le dichiarazioni a vertice ancora in corso dei centristi di Coraggio Italia, che contano 33 grandi elettori. Finché c'era in ballo la candidatura del Cavaliere nessuno, almeno pubblicamente, si era sottratto dal sostenerla. Ma ora il quadro è cambiato.In ballo, oltre alla scelta del futuro Capo dello Stato, c'è anche il destino politico di molti. La rinuncia di Berlusconi viene letta da alcuni settori del centrodestra come un “liberi tutti”. L'obiettivo non sarà solo trovare un accordo sul candidato che garantirà più di altri la fine naturale della legislatura, ma anche la possibilità di potersela giocare alle prossime elezioni: chi per tornare in Parlamento, chi per prepararsi a costruire una nuova maggioranza.

Dopo la partita per il Colle, quella per la legge elettorale

Non appena si chiuderà la partita sul Quirinale si aprirà infatti quella sulla legge elettorale, che a questo punto virerebbe verso un sistema proporzionale. Qualche indizio lo abbiamo già avuto in occasione del vertice svolto a ViIla Grande, la residenza romana di Berlusconi, la scorsa settimana dove Luigi Brugnaro assieme a Giovanni Toti si è opposto a inserire nella nota finale il no al proporzionale. Una posizione pienamente condivisa dai renziani ma anche da M5s e da una larga parte del Pd. Oltre che da un bel pezzo di Forza Italia, tra cui quanti in queste ore non intendono assecondare le mosse di Salvini. La posizione più difficile ce l'ha infatti il leader della Lega che a oggi è anche il leader della coalizione.

Il segretario del Pd Enrico Letta un attimo dopo la chiusura del vertice del centrodestra ha immediatamente sottolineato le divisioni del fronte avverso. Ce ne sono e molte anche nel centrosinistra, non c'è dubbio. Ma quanto accaduto nelle ultime ventiquattr'ore sta lasciando strascichi velenosi.Qualcuno sostiene che di fatto «il centrodestra non esiste più» e che la frattura creatasi in queste ultime settimane ed esplosa ieri con questo vertice su Berlusconi ma senza Berlusconi (pare perché stesse poco bene) potrebbe avere ricadute non meno pesanti di quelle che ebbe il siluramento di Romano Prodi, senza neppure dover passare per il «tradimento» in Aula.

Salvini costretto a giocare in difesa

La verifica arriverà nelle prossime ore.Salvini può salvarsi solo se riuscirà a portare avanti una candidatura vincente.Il leader della Lega però è costretto a giocare in difesa. Puntare su un nome forte, come ad esempio la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, potrebbe rivelarsi molto pericoloso perché qualora non passasse la responsabilità ricadrebbe interamente su di lui. Meglio dunque optare per un nome che possa trovare consensi sostenuto anche sul fronte opposto. E al momento i nomi restano solo due: Mario Draghi e Pier Ferdinando Casini. Soluzioni che non possono essere inquadrate come di centrodestra. Ma neppure di centrosinistra. E vista come è andata negli ultimi 30 anni sarebbe già un passo avanti.


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