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Al Fidec le best practice dell’edilizia, dal full-digital qualità in cantiere

di Paola Pierotti


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Un momento del Fidec al Palazzo del Ghiaccio di Milano

3' di lettura

Si è svolto oggi 21 novembre a Milano il Fidec, Forum italiano delle costruzioni promosso dall’Ance, che punta a connettere i diversi attori della filiera dell’edilizia per cercare di traguardare il futuro, mettendo al centro la “voglia di ripartire”. Una giornata di lavori con occasioni di B2B e con il racconto di una cinquantina di storie post crisi che riguardano il processo produttivo nelle costruzioni, i nuovi rapporti tra gli attori della filiera, il mercato privato con una domanda in evoluzione, nuovi clienti e committenti, e il mercato pubblico tra normative e best practice.

«Il Forum italiano delle costruzioni, nasce per rispondere ad una esigenza: quella di far emergere le esperienze di cambiamento e di trasformazione, ragionando tutti insieme a partire dalle domande giuste. Non è vero – ha detto Juri Franzosi, direttore generale di Ance Varese e responsabile del progetto Fidec – che il sistema delle costruzioni in Italia è finito. Ci siamo accorti che nel settore non mancano le persone, le risorse, le idee; quello che manca è l'energia che sostiene il cambiamento. Abbiamo pensato di far parlare direttamente i protagonisti di questo cambiamento, coloro che hanno già iniziato a percorrere strade nuove; chi ha ricominciato a intercettare i bisogni del mercato; chi ha ricominciato a portare nuove competenze nelle proprie imprese, nei propri studi professionali, nelle proprie organizzazioni».

Tra i protagonisti si distingue l’Impresa Percassi Spa, che in questi giorni è entrata a far parte del programma Elite della Borsa. Con un fatturato raddoppiato nell’ultimo anno, la Percassi al pubblico del Fidec ha raccontato il suo investimento sulla trasformazione dell’azienda, con ricadute dirette sul cantiere. «L’efficientamento del processo produttivo e la digitalizzazione sono una costante in tutti i nostri lavori – spiega l’ad Jacopo Palermo – dalla realizzazione del Bocconi Urban Campus a Milano (con l’architettura firmata dallo studio giapponese Sanaa), alla nuova sede di Confindustria Bergamo nell’ambito del Kilometro Rosso, fino al più recente progetto Chorus Life sempre a Bergamo. Per quest’iultimo progetto in particolare è determinante il Building Information Modelling (Bim), vista l’attenzione alla smart grid, ma anche all’impegno della committenza per la gestione per 30 anni con una manutenzione preventiva, oltre alla considerazione della componente tecnologica per migliorare l’esperienza-utente».

Manini Prefabbricati Spa ha raccontato il Manini Connect: un sistema di sensori che viene integrato nei pilastri principali degli edifici prefabbricati per un monitoraggio dinamico delle strutture che rischiano di essere danneggiate dalle sollecitazioni esterne.
Da segnalare anche il racconto di esperienze particolarmente ambiziose in ambito immobiliare com’è SeiMilano promossa da Borio Mangiarotti e Varde nell’area di Bisceglie a Milano su una superficie di 300mila mq.
Spazio anche alle iniziative di chi si cimenta con la sperimentazione come nel caso dell’Ance Giovani che insieme a Paolo Cascone di Codesignlab punta a realizzare alla Triennale di Milano nel 2019 un padiglione che tradurrà in un mockup le potenzialità della digitalizzazione e della manifattura digitale, coniugando artigianato e industria, esplorando strade possibili anche per le Pmi sui temi del recupero e con attenzione particolare all’involucro.

Infine, intelligenza artificiale e human computation a servizio della ricostruzione post-sismica e della sicurezza. Emanuele Frontoni, professore associato di informatica all'Università Politecnica delle Marche ha esposto al Fidec le loro possibili applicazioni alla valutazione di situazioni di rischio (in particolar modo nei centri storici delle città), ma anche per la rigenerazione dello spazio abitativo a partire dall'analisi dei comportamenti umani.

«Parliamo della possibilità di raccogliere rapidamente dati preziosi, tramite droni o laser scanning, rilevando in 3D il patrimonio costruito danneggiato da eventi come i terremoti, riuscendo così – spiega Frontoni – a classificare ad esempio i profili di rischio in zona sismica, con una prima osservazione dall'esterno». Si tratta di un'attività scientifica che andrà combinata con l'indagine strutturale, ma che si configura come un'opportunità per una stima indicativa e puntuale.

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