ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista

Al Marri: «Gli Emirati puntano sull’Italia, mercato comune da 10 miliardi»

Abdulla Bin Touq Al Marri. Il ministro dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti: «Alleanze con industrie e distretti. Modello italiano per accompagnare la transizione del mio Paese»

di Giovanna Mancini

3' di lettura

«Penso che nei prossimi mesi e anni vedremo la sigla di molti contratti e collaborazioni tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, con investimenti da e per entrambi i Paesi». Il ministro dell’Economia degli Emirati, Abdulla Bin Touq Al Marri, ha attraversato la nostra penisola per una settimana, alla guida di una delegazione di politici, manager e imprenditori emiratini interessati a conoscere da vicino il modello produttivo italiano, a instaurare o consolidare rapporti commerciali e industriali. L’Italia è tra i principali partner commerciali europei degli Eau, che a loro volta sono il più grande mercato arabo per i prodotti made in Italy, con un interscambio che, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, nel 2021 ha superato i 10 miliardi di dollari. Gli investimenti diretti nel nostro Paese, spiega il ministro, sono andati crescendo dal 2018 a oggi e sono destinati ad aumentare negli anni a venire.

Quali sono gli obiettivi di questa sua visita in Italia?

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Come molti altri Paesi, anche noi stiamo studiando nuovi modelli economici per rispondere alle esigenze di uno scenario post-Covid e un sistema dell’economia fondato sui distretti industriali, come quello italiano, è un approccio molto interessante per sostenere la crescita futura. In questi giorni abbiamo visitato alcuni distretti italiani di successo, abbiamo incontrato decine di aziende e visitato cinque università. È stato molto istruttivo per comprendere in che modo questo modello possa supportare e spingere lo sviluppo economico.

A quali settori guardate con maggiore attenzione?

Siamo interessati alla nuova economia, un cappello che comprende l’aerospazio, le scienze della vita, l’Industria 4.0, le tecnologie digitali, la transizione energetica, ma anche comparti più tradizionali, come la moda, il design o l’agroalimentare, da implementare attraverso le nuove tecnologie. Tutto questo fa parte della nostra visione del futuro. Lo scorso anno gli Emirati Arabi Uniti hanno celebrato i 50 anni dalla loro fondazione e in settembre il governo ha presentato un piano di sviluppo per i prossimi 50 anni, fondato sulla diversificazione dell’economia, nell’ottica della sostenibilità. In particolare, c’è una grande focalizzazione sui temi del digitale, cambiamento climatico e dell’energia circolare.

L’obiettivo è ridurre il peso dell’Oil&Gas sul Pil?

Già da alcuni anni è in corso un progressivo decremento dell’importanza del settore petrolifero, che oggi rappresenta meno del 30% del Pil. Ma la pandemia ci ha fatto comprendere che è necessario accelerare il processo di trasformazione dell’economia per renderla più resiliente e rapida a rispondere a possibili, future pandemie o crisi. Il nostro obiettivo è costruire un’economia diversificata e competitiva, fondata sull’innovazione e la conoscenza. Per questo abbiamo avviato una serie di riforme che favoriscono l’iniziativa privata e gli investimenti diretti esteri, sostengono le pmi e le start up, l’innovazione tecnologia, la ricerca scientifica e la proprietà intellettuale. Abbiamo avviato una nuova politica di visti per attrarre talenti e competenze da tutto il mondo, perché il vero carburante per la crescita dell’economia sono il capitale umano e le competenze.

L’Italia che ruolo può giocare in questa visione?

È uno dei nostri partner più importanti all’interno dell’Unione europea e perciò è naturale per noi rafforzare la collaborazione in ambito di innovazione, manifattura e tecnologie digitali, sistema delle piccole e medie imprese come chiave per una crescita sostenibile. Vedo anche un allineamento di obiettivi nella ricerca di nuovi mix economici e nel focus sulla transizione energetica.

Siete più interessati ad attrarre investimenti o a farne?

Entrambe le cose. In un recente colloquio con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, abbiamo parlato del fondo europeo a sostegno della ripresa italiana, focalizzata soprattutto sul digitale e sulla transizione energetica. Ebbene, queste sono aree di grande interesse per gli investitori emiratini e ci sono opportunità per incrementare accordi e collaborazioni a vantaggio di entrambi i Paesi. Perciò ho invitato il governo italiano a partecipare all’Investment Summit Investopia, che si terrà in marzo negli Emirati, e presentare il piano di rilancio del Paese ai nostri investitori.

In questi giorni sono stati siglati nuovi accordi, o comunque si sono poste le basi per siglarne a breve?

La collaborazione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti ha fatto importanti passi avanti e noi siamo pronti a sostenere ogni azione volta a rafforzare le relazioni già consolidate e ulteriori evoluzioni nei settori prioritari per le prossime fasi, in particolare investimenti relativi all’industria dello spazio, alle energie rinnovabili, alla sicurezza alimentare e alla crescita sostenibile. Un buon esempio di queste future collaborazioni potrebbe essere quella con il Cnr: ho incontrato il presidente e abbiamo trovato molte aree di ricerca di comune interesse, che nei prossimi mesi potrebbero tradursi in un Memorandum of Understanding.

GLI SCAMBI CON GLI EMIRATI ARABI UNITI
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