Milano

Al Museo del Novecento il fondo futurista più ampio al mondo

Le 26 opere della collezione Mattioli in comodato gratuito per cinque anni (prorogabili) porteranno a 60 le opere futuriste

di Maria Adelaide Marchesoni

Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913. Collezione Mattioli I Jackrosso, CC BY-SA 4.0

4' di lettura

Il prossimo 30 settembre il Museo del Novecento di Milano inaugurerà nella galleria lunga dell’Arengario il nuovo allestimento dedicato agli artisti futuristi con in mostra i 35 pezzi che fanno parte dell'attuale collezione. Per ammirare, invece, il nuovo nucleo di 26 opere che andrà ad arricchire per cinque anni (prorogabili) la collezione del museo milanese che provengono dalla raccolta del collezionista Gianni Mattioli (1903-1977) bisognerà aspettare circa un anno. Al momento si trovano al Museo Russo di San Pietroburgo come parte fondamentale della mostra ’Futurismo italiano della collezione Mattioli. Cubofuturismo russo del Museo Russo e collezioni private’ in programma fino al 4 ottobre. A Milano arriveranno “nella primavera del prossimo anno con la prospettiva di presentare la galleria del Futurismo con la collezione Mattioli - ha spiegato Anna Maria Montaldo, direttrice del Polo Arte moderna e contemporanea del Comune di Milano - nell’ottobre 2022” creando “un grande racconto del Novecento”. Il “dono” in origine avrebbe dovuto arricchire le sale di Palazzo Citterio, ma l'operazione si è arenata sui problemi di restauro. Con il contributo Mattioli, il numero dei dipinti e delle sculture sarà di oltre 60 e il Museo del Novecento diventerà il fondo d’arte futurista più ampio al mondo.

L’esposizione della collezione Mattioli

I 26 capolavori, che presentano ai fini assicurativi una stima di 143 milioni di euro, nel 1973 al rientro in Italia furono posti sotto notifica come “collezione indivisibile” e “insostituibile testimonianza di momenti capitali della pittura italiana” come recita la nota della Soprintendenza. Da allora la figlia, la storica dell’arte Laura Mattioli, si è impegnata per trovare una giusta collocazione per custodire e valorizzare i beni del padre. Un prestito a lungo termine (dal 1997 al 2016) ha permesso l'esposizione nelle sale della Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Terminato il prestito in laguna, le 26 opere “casse” hanno cominciato un tour mondiale per musei, da Madrid a New York alla Russia, ma sempre con il desiderio di rientrare in patria. Rinviata a data da destinarsi l'opzione Palazzo Citterio, Giacomo Rossi, nipote del collezionista, ha deciso di affidare in comodato gratuito al Novecento la tutela per cinque anni (prorogabili) delle opere che da troppo tempo sono senza fissa dimora. La collezione Mattioli non sarà esposta come un blocco unico, a comparti stagni, ma inserita con le altre opere come ha “intelligentemente” permesso la proprietà. “Andrà a mischiarsi – spiega la direttrice – con quelle della collezione Junker, Antognini e tutte insieme formeranno un grande racconto del Novecento” “La scelta del Novecento è altrettanto motivata - commenta Rossi - data la presenza del fondo Jucker che, insieme a Mattioli, andrà così ad arricchire un importante museo d’arte moderna indispensabile per la città. Per completare mancherebbero solo le collezioni Jesi e Vitali a chiudere il cerchio”. Ma le due collezioni sono in pianta stabile a Brera.

Loading...

L'ampliamento della sede

Grazie al progetto di ampliamento del museo, vinto dal gruppo coordinato da Sonia Calzoni e composto da Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Bruno Finzi e Giuseppe Di Bari, il Novecento potrà aggiungere altri 1.500 metri quadrati. I costi dei lavori ammonteranno a circa 18,5 milioni di euro e il progetto sarà finanziato – si prevede – in parte dal Pnrr, ma anche da privati come la mecenate milanese Giuseppina Antognini che donerà 5 milioni di euro, oltre sei opere. Come indicato nel progetto l'ampliamento riporterà in dialogo le due torri dell'edificio novecentesco, convertendo all'arte anche la seconda torre, finora utilizzata come sede di uffici comunali. Nella prima si prevede una passerella aerea in vetro, posta a circa 20 metri di quota tra le due torri. Nella seconda, invece la costruzione di un atrio esterno, in via Marconi, connesso al palazzo. L'ampliamento permetterà di ospitare oltre un centinaio di opere e di organizzare un nuovo percorso espositivo permanente.

La collezione Mattioli

Costituita subito dopo la seconda guerra mondiale in poco più di dieci anni Mattioli si era legato giovanissimo a Fortunato Depero e al gruppo dei futuristi ricostituito da Marinetti all'inizio degli anni Venti. Per queste sue amicizie giovanili e la sua precoce ammirazione verso Umberto Boccioni, Mattioli collezionò, soprattutto, le opere storiche del primo Futurismo. Nel 1949 acquistò, inoltre, una delle più famose raccolte del tempo, quella dell'avvocato bresciano Pietro Feroldi. Conservata in un appartamento di Via Senato e aperta al pubblico ogni domenica mattina dal 1950 al 1965, la collezione Mattioli fu presentata per la prima volta a Palazzo Strozzi a Firenze nel 1953 e dal 1967 al 1972 nei principali musei degli Stati Uniti, in Belgio, Danimarca, Germania, Spagna e Giappone, per poi fermarsi al Peggy Guggenheim Collection a Venezia sino al 2016. La sua collezione inizia dal 1910 (con uno «Studio per La città che sale» di Umberto Boccioni) e vede presenti con opere fondamentali i firmatari del Manifesto dei pittori futuristi di quell'anno: Giacomo Balla con «Linee andamentali + successioni dinamiche» del 1913 e «Mercurio transita davanti al sole» del 1914, che si aggiungeranno al già presente «Automobile+velocità+luce»; Boccioni con il suo capolavoro, «Materia» del 1912 e «Dinamismo di un ciclista» del 1913 (in foto); Carlo Carrà con «La Galleria di Milano» del 1912 e il rivoluzionario collage «Manifestazione Interventista» del 1914; Luigi Russolo con «Solidità della nebbia» del 1912; Gino Severini con «Ballerina blu» del 1912 potrà dialogare accanto a «Ballerina bianca» già nel museo; Mario Sironi con «Composizione con Elica» del 1919. A questi si aggiungono Ottone Rosai e Ardengo Soffici come rappresentanti del gruppo futurista fiorentino e l'amico Fortunato Depero.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti