arte

Al Palais de Tokyo l'artista franco-tedesca Ulla von Brandenburg

Colate di tessuti e manichini creano un inquietante spazio teatrale

di Riccardo Piaggio

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Colate di tessuti e manichini creano un inquietante spazio teatrale


3' di lettura

Tra il confinement già vissuto e quelli annunciati, cosa ne è stato - e cosa ne sarà - dell'autunno culturale di Parigi? La domanda non riguarda la semplice fruizione di mostre, vernissages, fiere, ma il futuro stesso della Capitale francese: Parigi è Parigi proprio per quell'Atmosfera Creativa che ce l'ha consegnata bella, coerente, godibilissima, da Caterina de Medici alla Gioconda di Leonardo de Vinci, alla Saint Germain des Prés di Sartre, Hemingway, Boris Vian, Miles Davis. Parigi sarebbe comunque Parigi , anche senza i francesi; lo è, in ogni caso, nonostante i parigini. Parigi è un Museo, o meglio ancora un teatro, a cielo aperto.

Ora, con la città svuotata dal turismo internazionale con stime fino a meno 80% a fine 2020, si svuotano, al di là delle misure emergenziali, che pure contano non poco, anche i templi della cultura parigina.

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FIAC

La FIAC, la seconda Fiera d'arte contemporanea per importanza e flussi al mondo ha già dato forfait ed è di qualche giorno fa l'annuncio di annulation anche di Paris Photo, che è il principale hub espositivo mondiale della fotografia, in calendario dal 12 al 15 novembre prossimo. Entrambe storicamente risiedono al grand Palais, la cui chiusura per quattro anni a partire dal 31 dicembre prossimo, prevista pre-Covid, ha in qualche modo avuto una epifania con l'emergenza sanitaria.

Ulla von Brandenburg

Tra le grandi Istituzioni, resistono il Palais de Tokyo, con la Personale dell'artista franco-tedesca Ulla von Brandenburg, inaugurata la settimana prima del confinement francese e prorogata fino al 2 gennaio prossimo. Protagonisti, colate di tessuti e manichini che creano un inquietante ed efficace spazio teatrale all'interno dell'immenso Palais de Tokyo, con cinque scenari quasi teatrali (azione, figura, rituale, notte, habitat) e un video di danzatori al centro della mostra. Una scelta precisa e orgogliosa di presidio culturale, in una città che si sta temporaneamente svuotando di contenuti. Scelta che stanno facendo altri luoghi di azione sociale, come Le 104, cattedrale nel deserto culturale del XIXème Arrondissement, luogo voluto dalla città come sfida per portare l'arte nel più difficile e meno integrato quartiere della capitale. Qui i turisti non si vedono in ogni caso: ogni giorno, il 104 apre al quartiere con performance, laboratori, incontri.

E chi si trovasse a Parigi in queste settimane, per improrogabili ragioni di lavoro o necessità, potrà visitare piccole isole di creatività, pensate per i cittadini e dunque resistenti all'ondata di cancellazioni internazionali, come il Maif Social Club a Place des Vosges, con una preziosa programmazione autunnale dedicata a come i bambini imparano: Trop Classe! è un viaggio sulla trasmissione dei saperi, composta da un allestimento pedagogico, performing Arts, atelier, dibattiti; tutto rigorosamente gratuito. Il Maif Social Club rappresenta, in questo momento, quel presidio non solo culturale (o artistico) ma soprattutto sociale, di cui le grandi città hanno bisogno e che rappresenta il loro futuro. Perché la sfida di Parigi, ora, è ricominciare a raccontarsi a chi la abita, a chi la vive, a chi l'ha fatta e la fa grande: principalmente expat, stranieri, francesi dal Midi o dalla Bretagna, quella terra di mezzo tra il parigino (che sta optando in massa per l'imprescindibile seconda casa à la campagne) e il turista (attualmente non pervenuto). E a chi la sogna diversa, dopo la tempesta.

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