Mobile World Congress

Al Salone di Barcellona, in pista gli smartphone a intelligenza variabile

di Luca Salvioli

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3' di lettura

Lg quest’anno non lancerà il suo top di gamma al Mobile World Congress, ma dirà che chiunque oggi abbia tra le mani un V30 o un G6, i due smartphone più prestanti della casa coreana, ad aprile contestualmente con l’arrivo di Android 8, nel primo caso, e tra aprile e giugno nel secondo, potrà fare un aggiornamento software e vedere potenziata la dotazione di intelligenza artificiale all’interno del telefono. Non è del tutto una sorpresa, visto che dall’azienda erano arrivate indicazioni in tal senso già a gennaio: «Lanceremo un nuovo smartphone quando sarà necessario, non quando lo faranno gli altri» aveva detto al Ces il vice chairman Cho Sung-jin.

Gli altri lo faranno, ma non tutti. Il grande atteso è il Samsung Galaxy S9, che promette molto quanto a fotocamera ma dovrebbe inserirsi in una linea evolutiva e non dirompente. Huawei invece lancerà il P20 dopo Barcellona. Può essere una coincidenza o solo una strategia di marketing, ovvero spostare gli annunci rispetto a un salone dove sono presenti tutti i marchi, però questa dilazione temporale degli annunci unita ai numeri di Gartner che segnalano un calo mondiale, il primo, delle vendite di smartphone nel mondo nel quarto trimestre fanno pensare che i consumatori, e i produttori, non abbiano molta fretta.

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Mentre il focus si sposta su processori e software. L’intelligenza artificiale (AI) è il tema degli ultimi mesi in ambito smartphone. I top di gamma di Apple (iPhone X), Huawei (Mate 10 Pro) e Google (Pixel 2) hanno al loro interno un processore dedicato all’intelligenza artificiale: nell’utilizzo quotidiano i vantaggi sono soprattutto una gestione più intelligente della fotocamere e delle immagini e lo sblocco con Face ID nel caso di iPhone X. La nuova release di LG porterà un upgrade soprattutto per quando riguarda la fotocamera. Ci sarà la possibilità di raddoppiare la luminosità di una foto già fatta in un situazione di scarsità di luce: in sostanza il telefono raddoppia virtualmente i pixel e dunque offre un compromesso in termini di risoluzione, più luce vuole dire meno pixel.

C’è poi, più nello specifico dell’intelligenza artificiale, la modalità riconoscimento della scena: se ad esempio inquadri uno scenario urbano si attiva l’opzione città, con il suo setting. Infine lo shopping online: fai la foto a un prodotto e si avvia la ricerca su Amazon e Pinterest.

Sono i primi passi, e non certo cose dirompenti per il consumatore, ma è interessante notare come si stia muovendo tutta l’industria mobile. Sull’AI ci sono molti altri nomi oltre ai produttori di telefoni: Qualcomm lancia il suo motore per l’intelligenza artificiale: sarà disponibile sul nuovo Snapdragon 845 ma anche su modelli già in commercio (835, 820, 660). Tra le funzionalità ci sarà la possibilità di avere l’effetto bokeh (sfocatura in stile reflex) anche con una sola fotocamera, poi ci sarà riconoscimento delle scene, effetti stile animoji e sblocchi con il volto. Tradotto: se si muove Qualcomm vuol dire che l’intelligenza artificiale arriverà su gran parte del mondo Android. E questo mentre sbarcano anche i chip AI di Intel, Arm, Nvidia oltre ai già arrivati di Google (il primo sul Pixel 2), Apple e Huawei.

Per non parlare di operatori e produttori di reti. Si parla da anni dell’evoluzione verso le reti 5G ma ora la fase di test è più avanzata e gli operatori in diversi Paesi hanno siglato contratti e annunciato grossi investimenti. Per i produttori di rete, che hanno sofferto negli ultimi anni un rilevante calo degli investimenti, questa è un’opportunità d’oro. ll 5G è la rete per la città connessa e internet of things, con auto connesse e punti di connessione distribuiti. «Diventerà impossibile per gli umani amministrare una tale complessità nella gestione dei sistemi» spiega a Nòva24 Ulrika Jägare, direttore Analytics e Machine Intelligence di Ericsson. «La nostra ambizione è sposare un modello di machine learning as a service, che arriva dove serve con la rete con costi inferiori e maggiore velocità».

Secondo la manager «con il machine learning i nostri prodotti potranno prevenire o prevedere problemi in maniera autonoma, potremo risolvere guasti a livello di cella, ad esempio, il 90% più velocemente che con l’intervento dell’uomo».

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