arredamento

Al Salone del Mobile i distretti fanno sistema

di Giovanna Mancini


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3' di lettura

È ancora presto per avere numeri ufficiali ma – nonostante lo sciopero dei mezzi di mercoledì scorso – la sensazione degli organizzatori del Salone del Mobile (aperto fino a domenica a Rho Fiera) è molto positiva: «Sono sbalordito dal numero di operatori arrivati finora, anche da quelli che c’erano mercoledì nonostante lo sciopero – commenta il presidente del Salone, Claudio Luti –. Credo proprio che i dati finali saranno positivi, ma soprattutto sono contento perché vedo molti stranieri, soprattutto asiatici, e un ritorno dei russi. Anche Milano non è mai stata così piena di eventi e aperta nell’accogliere visitatori e turisti».

La sensazione, aggiunge Luti, è che «il design made in Italy è davvero rispettato nel mondo ed è un grande orgoglio sentirsi parte di questo Salone e di questa filiera industriale».

Una filiera che si presenta al Salone compatta, dimostrando la forza competitiva che le sue 29mila aziende possono raggiungere quando mettono a sistema le specializzazioni e le eccellenze dei diversi territori, come spiega il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini. «La scommessa, che riguarda tutta l’industria del legno-arredo, è valorizzare le specificità delle nostre regioni e dei distretti produttivi – spiega – mettendo insieme il meglio che abbiamo e presentandoci più competitivi nella sfida con gli altri Paesi».

La geografia dell’arredamento italiano è composta infatti da realtà territoriali con forti specializzazioni sedimentate nel tempo (in parte messe in discussione dalla recente crisi economica) e con una forte vocazione all’export. Prima per valore della produzione (secondo una ricerca del centro studi Fla) è il Veneto, con 4,5 miliardi di fatturato nel 2016, oltre 4mila aziende che danno lavoro a 33mila addetti, e una propensione all’export seconda soltanto a quella della Lombardia, pari a 2,5 miliardi di prodotti venduti oltreconfine. Il Veneto è, insieme alla Lombardia, la principale area di produzione di mobili in Italia ma, a differenza della regione vicina, conta meno marchi noti al grande pubblico

LA MAPPA DEL DESIGN ITALIANO

Confronto tra addetti e fatturato in migliaia di euro. (Fonte: elab. Centro Studi FederlegnoArredo su dati Istat, Unioncamere, Movimprese)

«La ragione va cercata probabilmente nella mancanza, in Veneto, di un polo culturale come Milano, capace di fare sinergia con il polo produttivo», osserva Claudio Feltrin, imprenditore trevigiano (presidente di Arper), da due mesi alla guida di Assarredo, l’associazione nazionale delle imprese del settore. «I numeri della produzione nelle regioni dimostrano che capacità ed eccellenza produttiva delle aziende italiane sono diffuse in tutto il Paese – aggiunge Feltrin – e ci spingono a investire tutti insieme per rafforzare un sistema che sempre di più deve saper offrire, oltre alla qualità dei prodotti, anche servizi di supporto rapidi e affidabili,e organizzare strategie di marketing e distribuzione competitive e affidabili».

Proprio le aziende lombarde (soprattutto quelle della Brianza) sono state pioniere di questa strategia, fa notare Marcello Pepori, ad della brianzola Lema: «Il nostro territorio è stato apripista nella scelta di investire non soltanto nella realizzazione di prodotti di qualità, ma anche nel ricorso a progettisti e designer di prestigio internazionale, e nel racconto di questa eccellenza attraverso eventi come il Salone, ma anche strumenti di marketing e strategie di distribuzione».

Tra le regioni leader del settore arredamento, troviamo il Friuli, con un valore della produzione di circa 2,3 miliardi nel 2016, di cui 1,3 diretti all’estero, seguito al quarto posto dalle Marche, un territorio storicamente molto forte soprattutto con il distretto delle cucine ma che, dopo la crisi, ha dovuto reinventarsi per rispondere alle mutate esigenze del mercato, come spiega Filippo Antonelli, della Domingo Salotti di Pesaro: «Dopo anni difficili vediamo la luce – dice –. La crisi ha lasciato sul campo tante aziende, ma quelle rimaste sono più forti, grazie anche alla capacità di riorganizzarsi, ampliando la gamma di prodotti e servizi offerti».

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