le zone economiche speciali

Al Sud è corsa alle Zes: dopo Gioia Tauro e Napoli in lista Taranto, Bari, Matera e Messina

di Marzio Bartoloni

(ANSA)

3' di lettura

La più famosa al mondo è Dubai. Nel mondo se ne contano circa 2.700, di cui una settantina in Europa con la Polonia in testa che ne ha create ben 14. Ora le Zes, le Zone economiche speciali - aree delimitate a burocrazia zero e con incentivi fiscali per attrarre investimenti - sono pronte ad aprire i battenti anche in Italia. A introdurle è il decreto Sud appena approdato al Senato che stanzia le risorse (200 milioni in tre anni) per crearne cinque in altrettante Regioni meridionali (Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia). Ma la lista d’attesa per diventare Zes rischia di essere molto più lunga: in pole position ci sono Gioia Tauro, Napoli-Salerno. Per la Puglia si faranno avanti Bari e Taranto. In pista anche Messina (Sicilia) e Matera (Basilicata). Mentre dal Nord è già partito il pressing per far arrivare anche lì le Zes.

Il decreto Sud - ora all’esame della commissione Bilancio del Senato - prevede che all’interno delle Zes, che dovranno contenere almeno un'area portuale, si individuino procedure amministrative e di accesso alle infrastrutture semplificate, da affidare a un unico soggetto gestore. Il provvedimento prevede in particolare la creazione di un Comitato di indirizzo, composto dal Presidente dell’Autorità portuale, che lo presiede, da un rappresentante della Regione, da un rappresentante della Presidenza del consiglio dei ministri e da un rappresentante del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali si potenzia il regime ordinario del credito d'imposta al Sud: saranno resi eleggibili per il beneficio investimenti fino a 50 milioni. Con la condizione che le imprese mantengano l'attività nell'area per almeno cinque anni. Il dl al momento stanzia 25 milioni per il 2018 (primo anno in cui si prevede che parta la prima Zes, quella di Gioia Tauro), 31 per il 2019 (quando partirà la seconda Zes) e 150 nel 2020 (quando si aggiungeranno le ultime tre).

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A Gioia Tauro il progetto della Zona economica speciale nell’area portuale è pronto da tempo. La Regione Calabria da tempo ne ha sollecitato l’istituzione per rilanciare lo sviluppo del porto (qui la superficie della Zes è stimata in 440 ettari) e lo stesso ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, ha più volte anticipato che Gioia Tauro sarà la prima. Al porto calabrese si affiancherà la Zes della area portuale e retro portuale di Napoli-Salerno (per una Zona molto ampia che ricomprenderebbe 1870 ettari secondo la relazione tecnica allegata al decreto).

Nei giorni scorsi il governatore della Puglia, Michele Emiliano ha annunciato che la Puglia chiederà due zone economiche speciali, «quella ionica per il porto di Taranto e quella adriatica per il sistema portuale barese e, senza riserve indiane, ci auguriamo si verifichi quel riequilibrio tra nord e sud che è la chiave per riprendere il cammino della competitività italiana». Meno certe le altre candidature: di Matera, che sarà capitale europea della cultura nel 2019, se ne parla da tempo e il progetto potrebbe essere quello di legarla alla Zes di Taranto. Dalla Sicilia si è fatta avanti Messina (è stata presentata una proposta di legge in questo senso nei mesi scorsi). Ma nei giorni scorsi è cominciato anche il pressing dei porti del Nord con Venezia e Genova in particolare che guidano il fronte che punterebbe a un'estensione dei benefici (o almeno di una parte di essi) anche nel Settentrione.

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