GLI USA CHIEDONO DI ANDARE OLTRE IL 2%

Al vertice Nato Italia in pressing per cambiare il metodo di calcolo delle spese per la Difesa

di Andrea Carli


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Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e l’omologo greco Evengelos Apostolakis al vertice Nato di Bruxelles (foto Epa)

3' di lettura

Nella cena che si terrà questa sera a Bruxelles, dove sono riuniti i ministri della Difesa dei paesi che fanno parte della Nato, sarà affrontato un tema caro al presidente Usa, Donald Trump: il “burden sharing”, una maggiore condivisione da parte dei partner europei delle spese per la difesa, soprattutto nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. Argomento spinoso. Gli Usa premono perché gli alleati alzino l’asticella della spesa per la difesa oltre il 2% del Pil, attualmente previsto. L’Italia, che nel 2018 ha speso l’1,15% del prodotto interno lordo, proporrà invece di cambiare il metodo per calcolare le spese della difesa.

Secondo il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, infatti, vanno inclusi nella quota del 2% che i Paesi Nato destinano alla Difesa anche investimenti non strettamente militari, a cominciare da quelli in cybersicurezza, che rafforzano la sicurezza civile. «Quando si parla di sicurezza cibernetica - ha chiarito il ministro - non è possibile distinguere mondo militare e civile. In una dimensione internazionale, abbiamo il dovere di una sicurezza condivisa che non può prescindere dagli spazi cibernetici. La sicurezza di ogni Stato Nato contribuisce alla sicurezza dell’alleanza». La proposta Trenta potrebbe destare perplessità e critiche da parte della Casa Bianca.

L a presa di posizione dei deputati M5s in Commissione Difesa
Questa posizione è sostenuta dalla componente Cinque Stelle della maggioranza, di cui Trenta è espressione. In una nota pubblicata lunedì scorso, i deputati del Movimento cinque stelle in commissione Difesa hanno messo in evidenza che «la concezione della Difesa è profondamente cambiata rispetto al passato e il ministro Trenta ha profondamente ragione sul tema. È fondamentale - si legge ancora nel documento - che i paesi del Patto atlantico aggiornino i loro piani, perché anche investimenti mirati al rafforzamento della sicurezza dei civili, come ad esempio quelli riguardanti la cybersecurity e la tutela delle infrastrutture energetiche, pur non essendo prettamente militari, si rivelano ormai strategici e imprescindibili nel contesto attuale. Ad oggi - continuano i pentastellati - le guerre informatiche contano quasi quanto quelle portate avanti con i carri armati ed è giusto quindi, che all’interno della Nato si avvii un processo di profonda riflessione sulle voci di spesa, affinché anche voci di spesa come la cybersecurity vengono inserite a pieno titolo nel vincolo del 2 per cento del Pil da spendere per la Difesa». «Ci sono parti della nostra spesa che sono legate alla difesa ma non sono nel bilancio della difesa», ha sottolineato Trenta in una recente intervista al Financial Times, alla vigilia del vertice di Bruxelles. «Spendere soldi per sviluppare la sicurezza informatica dovrebbe equivalere a spendere soldi per comprare carri armati», ha aggiunto. Servirebbe pertanto un’operazione di riclassificazione delle spese in ambito Nato.

L’Italia destina l’1,5% del Pil alla Difesa
Secondo i dati della Nato, nel 2018 l’Italia ha speso l’1,15% del Pil in Difesa, il settimo contributore più basso, su 29 membri. Gli Usa spendono il 3,5% del Pil in difesa, in Europa solo tre Paesi hanno centrato l'obiettivo precedente, fissato quattro anni fa al 2% del Pil. Si tratta, secondo le stime del 2018, di Grecia, Estonia e Gran Bretagna.

Il rischio di un isolamento dell’Italia anche in ambito Nato
Se alla proposta che Trenta intende mettere sul tavolo si aggiunge l’intenzione, confermata a fine gennaio da fonti della Difesa, di voler ritirare i soldati italiani dalla missione in Afghanistan “entro 12 mesi” - dichiarazioni che hanno spinto nelle ore immediatamente successive il segretario generale della Nato Stoltenberg a frenare sulla chiusura della missione dell’Alleanza Atlantica nel paese - si capisce come l’Italia rischia un isolamento anche su questi temi (dopo il Venezuela). Molto dipenderà dalla posizione di Germania e Francia, se sosterranno o meno la proposta italiana. Da una parte c’è il vantaggio di mantenere le spese per la difesa Nato sotto l’asticella del 2%; dall’altra però lo scenario che vede gli Usa lasciare ai partner europei l’onere della difesa del Vecchio Continente desta qualche timore.

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