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Al via la campagna elettorale nel Regno Unito: ecco come funzionano le elezioni inglesi

Aperta ufficialmente la campagna elettorale che porterà al voto del 12 dicembre. Ecco come funziona l’elezione dell’unico ramo elettivo del Parlamento, la House of Commons, basata sull’uninominale maggioritario a turno unico

di Claudio Martinelli

Gb, Boris Johnson: se vinco elezioni consegnerò Brexit al Paese

4' di lettura

Con la formalizzazione dello scioglimento del Parlamento, avvenuta non per opera della Regina bensì automaticamente in virtù di una legge approvata dalle Camere, nel Regno Unito si apre ufficialmente la campagna elettorale che porterà alle elezioni per il Parlamento di Westminster, fissate per giovedì 12 dicembre 2019.

La legge aveva stabilito per mercoledì 6 novembre la data della dissolution perché questa deve sempre avvenire 25 giorni prima della giornata elettorale, da calcolare escludendo i sabati, le domeniche, e gli eventuali giorni di bank holidays, lutto o festa nazionale.

Si annuncia una campagna elettorale molto intensa, dai toni accesi, dominata dalle prospettive della Brexit, anche se i Laburisti di Corbyn, non avendo maturato una posizione ufficiale sul tema ma solo un generico favore verso la celebrazione di un eventuale secondo referendum, sembrano intenzionati a privilegiare i temi sociali, come il servizio sanitario nazionale, il sistema del welfare e la lotta alle disuguaglianze.

Dal canto suo Boris Johnson cercherà di conseguire l’obiettivo della vita, quello che oggi in Gran Bretagna vale un’intera carriera per un Primo ministro in carica: portare alla vittoria il Partito conservatore, rimanere al n. 10 di Downing Street e, forte di queste rinnovate leadership e premiership, farsi approvare dalla nuova Camera dei Comuni l’accordo di fuoriuscita recentemente stipulato con le istituzioni dell’Unione europea. Programma ambizioso ma, stando ai sondaggi di questi giorni, tutt'altro che irrealizzabile.

Ma che cosa significa con precisione l’espressione «vincere le elezioni» nel contesto politico e istituzionale del Regno Unito? La risposta va ricercata nei caratteri fondamentali del sistema elettorale utilizzato per l’unico ramo elettivo del Parlamento, appunto la House of Commons.

Come è noto, per antica tradizione viene applicato l’uninominale maggioritario a turno unico, talmente identificabile con quel contesto che in tutto il mondo viene anche definito «all’inglese». Loro lo chiamano con l’acronimo FPTP, ossia First-Past-The-Post, quasi un gioco di parole che però indica molto bene il significato profondo di quel metodo di elezione dei deputati: la logica della gara, dove uno vince e gli altri perdono, come accade con le corse dei cani o dei cavalli su cui gli inglesi amano scommettere cifre non indifferenti. Vediamo come funzionano queste gare, non tra quadrupedi ma tra candidati.

Il territorio del Regno viene suddiviso in tanti piccoli collegi (chiamati constituency, ciascuno avente circa 100.000 abitanti) quanti sono i seggi da attribuire alla Camera dei Comuni: 650 collegi per 650 seggi. Dunque, in ognuna delle 650 constituency, ciascun partito presenta un solo candidato, sperando che risulti essere quello più votato e quindi il vincitore del seggio.

Il 12 dicembre gli elettori di ogni singolo collegio voteranno e al termine dello scrutinio risulterà eletto il candidato che avrà ottenuto il maggior numero di voti. Attenzione: non la maggioranza dei voti espressi nel collegio, cioè il 50% più uno, bensì anche solo un voto in più degli altri. Il vincitore festeggerà il suo trasferimento a Westminster, mentre gli altri risulteranno tutti ugualmente sconfitti, a prescindere da quanti voti avranno ottenuto.

Quando tutte le constituency saranno state assegnate con questo metodo radicalmente competitivo, verranno fatti i conti dei seggi a livello nazionale attraverso la sommatoria delle vittorie conquistate sul territorio da ciascun partito. Da questo conteggio si capirà se un partito avrà vinto le elezioni, cioè avrà ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi ai Comuni, ovvero 326.

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Questa è l’unica condizione in cui un partito nazionale (ovviamente il discorso è diverso per i partiti locali) può dire di avere vinto le elezioni. In questo caso, che è la condizione normale, venerdì 13 dicembre, verso metà mattina, la Regina convocherà a Buckingham Palace il leader del partito che avrà ottenuto l’agognata overall majority per nominarlo Primo ministro e affidargli il compito di formare il Governo di Sua Maestà.
Se, invece, nessun partito godrà della maggioranza assoluta si verificherà una situazione di hung parliament, termine tecnico difficilmente traducibile con precisione (Parlamento appeso, oscillante, penzolante) che indica una condizione di instabilità e incertezza politica e istituzionale.

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Infatti, il partito di maggioranza relativa non potrà dire di avere vinto le elezioni poiché sarà costretto a battere vie anomale per le consuetudini costituzionali della Gran Bretagna: o portare in Parlamento un Governo di minoranza, con tutte le incertezze del caso, oppure cercare un accordo di coalizione con un altro partito, come fecero i Conservatori con i Liberal Democratici nella legislatura 2010-2015, trovandosi così costretto ad annacquare il proprio programma per renderlo compatibile con le richieste del partito con cui si sta coalizzando.

Il destino della Brexit passa innanzitutto da questo crinale: overall majority oppure hung parliament. Se i Conservatori dovessero ottenere la prima, è plausibile che Johnson riuscirebbe finalmente a farsi ratificare l’accordo con la EU. Se si verificasse il secondo, potrebbe succedere di tutto, magari anche uno stop definitivo proprio al percorso verso la Brexit.

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