ciclismo

Al via il Giro d’Italia in versione autunnale. Ganna vince la crono a Palermo e indossa la maglia rosa

Sarà un Giro inedito, corso in autunno con il rischio freddo al Nord e sulle montagne, e l’ansia per la risalita dei contagi da Covid-19

di Dario Ceccarelli

Ciclismo, al via da Palermo il 103esimo Giro d'Italia

4' di lettura

E facciamoci questo Giro. Tra le tante stranezze del mondo dello sport e del ciclismo al tempo della pandemia, c'è anche questo speciale Giro d'Italia (numero 103), scattato sabato 3 ottobre dalla Sicilia con un “cannolo” di tutto rispetto: la spettacolare cronometro Monreale-Palermo di 15,1 km che ha consentito a Filippo Ganna, freschissimo campione del mondo delle lancette a Imola, di indossare subito la maglia rosa dopo una prova con il tempo di 15'24” e alla media di 58,8 km/h. «Se mi avessero detto che avrei corso con la maglia iridata avrei detto di bere meno», ha commentato Filippo, che oltre ad essere bravo è anche modesto.

Il freddo alle porte

Giro strano, dicevamo. È vero che in Sicilia sembra di essere quasi in estate, però al Sestriere e al passo dello Stelvio (cima Coppi della corsa , 2758 metri) dove la carovana passerà tra un paio di settimane bisogna mettersi sci e scarponi. Piove, nevica, fa un bel freddo, insomma. C'è già allarme in Valtellina. Un meteo avverso potrebbe diventare il convitato di pietra di questa corsa rosa che si conclude (25 ottobre Cernusco-Milano) nella stagione delle foglie morte, quando di solito con il Giro di Lombardia il ciclismo va in vacanza..

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Un'altra minaccia, inutile nasconderlo, viene dalla nuova ondata di contagi. La situazione non è facile: il Tour per “difendersi” si è chiuso in una bolla che ha impedito (in montagna non sempre) qualsiasi contatto con i tifosi. Al Giro d'Italia l'intenzione è di ammorbidire il protocollo anche se poi tutto dipenderà dalla curva dei contagi nel Paese e da cosa accade nella carovana. La prima regola, in caso di positività, sarà quella di isolare gli atleti interessati senza bloccare (a differenza che al Tour) tutta la squadra. Ci sono più restrizioni: annullata la carovana pubblicitaria, non ci saranno tribune alla partenza e all'arrivo con un severo sistema di controllo digitale nelle aree dei visitatori...

I protocolli anti-Covid

Nei giorni scorsi due laboratori mobili hanno effettuato circa mille tamponi a tutti i membri dei team, tamponi in grado di dare il risultato entro 5 minuti. È un sistema “rapido” che viene utilizzato nello screening di scuole e aeroporti. Nel caso di positività la persona viene poi sottoposta al tampone classico. I controlli verranno ripetuti anche nei due giorni di riposo (lunedì 12 ottobre a Vasto e lunedì 19 a Udine). Alla fine verranno effettuati circa 3mila tamponi, con un costo di circa 160mila euro a carico dell'organizzazione. Questi sono protocolli, ma cosa poi realmente accadrà nessuno lo sa. Il ciclismo è fluido per sua definizione, è difficile ingabbiarlo. Inoltre, rispetto al Tour, il Giro si corre in una stagione più fredda. Questo cambierà qualcosa? Lo capiremo giorno per giorno.

I favoriti per la vittoria finale

Come capiremo, tappa per tappa, chi può essere il nome della rosa. Così, a sensazione, non c'è un vero e proprio favorito. In pole position, secondo gli scommettitori, è il gallese Geraint Thomas, uomo (quasi) di punta della Ineos che ha già vinto un Tour e potrà dire la sua nelle tre cronometro (65 km complessivi) previste . Thomas torna alla corsa rosa dopo 3 anni dove era stato protagonista di una controversa caduta al Blockhaus. Qui in Italia il gallese si presenta coi gradi di capitano anche se lui si schermisce: «Se gli altri mi danno del favorito, mi sta bene. Io mi sono preparato al meglio, Ma sarà comunque dura…». Più sicuro, almeno verbalmente, Dave Braisford, generale manager della Ineos: «Il Tour è passato, noi siamo qui per vincere il Giro con Thomas…». Una sicurezza che sfiora la presunzione, forse dopo la “steccata” di Roglic al Tour, un po' più di umiltà non guasterebbe.

Dopo Thomas, almeno in ordine gerarchico, dobbiamo mettere Vincenzo Nibali. Il siciliano, pur vicinissimo ai 36 anni, è sempre una garanzia. Dal Mondiale di Imola è uscito in crescendo e questa è la sua ultima occasione per centrare il tris in rosa. Non ha nulla da perdere, ha esperienza e, al suo fianco, può contare su un agguerrito Giulio Ciccone, tornato in corsa dopo il Covid. «Non sono al top», dice Ciccone, «ma penso di crescere strada facendo». Nibali non si sbilancia, ma come dice Bradley Wiggins, primo britannico a conquistare il Tour, «Vincenzo più corre più va forte». Nibali ha anche un'esperienza formidabile. Che aiuta, ma deve essere supportata dalle gambe. Altrimenti, resta solo sulla carta.

A un livello lievemente più basso i soliti comprimari, sempre a un passo da podio e dintorni: il britannico Simon Yates, l'olandese Steven Kruijswijk, il danese Jacob Fuslang e poi Zakarin e Majka. Difficile fare previsioni in un Giro così inedito. Ma questo è anche il suo fascino. Non mancheranno gli specialisti della velocità. Il tre volte campione del mondo Peter Sagan, al suo debutto al Giro, non viene per far turismo. Di sicuro punterà a qualche tappa sgomitando, ogni tanto, anche con gli sprinter come il nostro Viviani (da tempo in bianco), Gaviria, Demare e Ballerini. Sulle cronometro Ganna al momento non ha rivali. Ma gli altri, tra questi Tony Martin, sono pronti a dar battaglia. Ciak, si gira, allora. Con orari anche un po' diversi dal solito. Ogni tappa, per sicurezza e comodità logistica, dovrebbe concludersi entro le 16.30. Le giornate si accorciano, l'inverno si avvicina. E in montagna, soprattutto nell'ultima settimana, il freddo potrebbe fare la differenza.

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